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In quest’èra di techlash, Apple ha un vantaggio (nonostante il calo in Borsa)

I dati dell’ultima trimestrale (aumento delle entrate del 20 per cento su base annua e dei profitti del 32 per cento) e i piani di Tim Cook

2 Novembre 2018 alle 18:28

In quest’èra di techlash, Apple ha un vantaggio (nonostante il calo in Borsa)

Foto LaPresse

Roma. Giovedì migliaia di impiegati di Google nelle sedi dell’azienda sparse per il mondo sono usciti dai loro uffici per protestare contro i casi di abusi sessuali commessi da alcuni dirigenti e rivelati dal New York Times. In alcune occasioni, ha rivelato il giornale americano, Google ha protetto i molestatori e ha concesso loro liquidazioni da decine di milioni di dollari. Il “walkout” di Google, così è stato chiamato, è un momento di grande imbarazzo per l’azienda, che ultimamente è stata colpita da numerosi scandali e adesso si trova a dover reagire a un #metoo tutto domestico, con il ceo Sundar Pichai che si incenera il capo. Nel frattempo, scrive la Bbc, ieri un gruppo di hacker ha messo in vendita i messaggi privati su Facebook di 81 mila utenti, per la cifra modica di 10 centesimi a utente. E’ l’ultimo di una lunga serie di scandali che hanno riguardato la sicurezza, le capacità di riforma e la reputazione del social network.

 

Questa è un’èra di techlash, ormai è noto, e gli osservatori più accorti, come per esempio Christopher Mims sul Wall Street Journal, sostengono che la rivolta contro le grandi aziende tecnologiche sia soltanto all’inizio, e dunque si può prevedere che la crisi (che è una crisi di reputazione e fiducia degli utenti, non una crisi economica o di business) si estenderà in maniera progressiva: dapprima Twitter e Facebook, poi Google, poi chissà. Soltanto uno dei giganti tech finora è rimasto praticamente immune: Apple.

 

Giovedì notte l’azienda di Cupertino ha reso noti i dati fiscali dell’ultimo trimestre dell’anno, e sono eccellenti, con un aumento delle entrate del 20 per cento su base annua, mentre i profitti sono aumentati del 32 per cento. La crescita nella vendita dei nuovi iPhone è stata leggermente inferiore alle attese, ma Apple ha rimediato con un aumento consistente dei prezzi: se pochi mesi fa comprare un iPhone nuovo costava 724 dollari, oggi, con l’uscita dei nuovi modelli, bisogna pagare 793 dollari. Il titolo in Borsa è calato dopo la pubblicazione della trimestrale principalmente perché l’azienda ha annunciato che renderà meno granulare la pubblicazione dei suoi risultati economici (non ci saranno più i dati di vendita separati per iPhone, iPad, computer, servizi), ma questo non smentisce il fatto che Apple è una delle aziende più sane dell’industria e certamente quella con la reputazione più intatta.

 

Apple ha un vantaggio strutturale, che riguarda il fatto che commercia in gran parte in hardware, non in dati, e dunque non è costretta a correre sul filo sottile tra privacy, sicurezza e profitti, come invece devono fare Facebook, Google e gli altri. Inoltre, sotto la guida di Tim Cook Apple ha inaugurato in tempi non sospetti una politica aziendale molto attenta alle preoccupazioni degli utenti in questo senso e, nonostante qualche ipocrisia (vedi la politica dell’azienda in Cina), questa è una delle mosse strategiche più importanti e meno riconosciute del ceo che ha sostituito Steve Jobs. In tutti i sondaggi, Apple si qualifica come l’azienda tech più affidabile.

 

Il risultato è stato che, al contrario di tutti i suoi concorrenti, Apple non è stata costretta a giocare sulla difensiva. Le aziende più colpite dal techlash nell’ultimo periodo sono state molto avare di annunci e di sogni, che sono il carburante vero dell’industria, e quando ci hanno provato è stato un mezzo flop. Facebook il mese scorso ha presentato un nuovo assistente personale da mettere in casa, con telecamera e microfono sempre accesi. Un prodotto del genere, fatto da Facebook, già così ispira poca fiducia, e dall’azienda hanno cercato di rassicurare: nessuno userà i dati delle videochiamate personali per fini commerciali. Peccato che, pochi giorni dopo, si siano dovuti correggere: in effetti i dati potrebbero essere usati. Nessuna di queste polemiche ha sfiorato Apple durante la presentazione dei nuovi iPhone (il mese scorso) e dei nuovi iPad (questa settimana), che sono stati anzi apprezzati, specie gli iPad. Il techlash è soltanto all’inizio, ma per ora Apple ha un vantaggio.

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