Obsolescenza programmata: Apple e Samsung condannate dall'Agcom

Marco Giorgio

Dopo mesi di indagine, arrivano le multe da 5 e 10 milioni di euro dall'Autorità garante del Mercato e della Concorrenza, per pratiche commerciali scorrette

Tanto tuonò che alla fine piovve. Ne avevamo già parlato qui qualche tempo fa e oggi è arrivata, dopo mesi di indagine da parte dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, una maxi-multa per Apple e Samsung (10 e 5 milioni di euro, rispettivamente) per pratiche commerciali scorrette.

  

Per l’Agcom, infatti, le due aziende avrebbero proposto aggiornamenti software su dispositivi non in grado di supportarli, senza fornire informazioni precise e corrette e senza consentire eventuali successive disinstallazioni.

  

In particolare, a Samsung è stato contestato l’aggiornamento di maggio 2016 per Galaxy Note 4, mentre ad Apple quello di settembre 2016 per i vari smartphone all’epoca supportati (ossia, iPhone 6 e 6s); inoltre, ad Apple viene contestata anche la non corretta informazione dei consumatori circa gli effetti di tali aggiornamenti sulle prestazioni ed autonomia delle relative batterie (vicenda che ha poi portato al noto “batterygate”).

    

Apple aveva già risposto mesi fa, proprio all’esito del “batterygate” che si era scatenato, e aveva ammesso che il calo di performance era voluto e aveva lo scopo di preservare l’autonomia delle batterie e non quello di spingere gli utenti verso gli iPhone più nuovi. Sulla base di questa ammissione era però poi partita una campagna mondiale, tutt’ora aperta e che scadrà a fine anno, per la sostituzione al prezzo politico di 29 euro tutte le batterie degli iPhone di precedente generazione.

  

Samsung, invece, ha sempre respinto le accuse e oggi interviene, con un comunicato, in modo ancora più netto affermando che ricorrerà contro la decisione dell’autorità, perché “non condivide la decisione presa” e conferma che “non ha mai rilasciato aggiornamenti software con l’obiettivo di ridurre le performance, ma sempre e solo per consentire ai propri utenti di avere la migliore esperienza possibile”.

    

L’Agcom, dal canto suo, ha comunicato di aver effettuato tutti gli accertamenti ispettivi presso le sedi delle società, avvalendosi del supporto del Nucleo speciale Antitrust e del Nucleo speciale Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza.

   

Bisognerà ovviamente attendere il ricorso di Samsung, e non è ancora chiaro cosa farà Apple, ma questa pronuncia potrebbe costituire un importante precedente in merito alla possibile utilizzo da parte dei grandi produttori di elettronica e informatica della cosiddetta obsolescenza programmata, ossia la limitazione volontariamente imposta dal produttore alla durata di un prodotto elettronico o tecnologico.

  

In certi casi, potrebbero certamente esserci delle strategie di aggiornamento unite al marketing per indirizzare i consumatori all'acquisto di prodotti più nuovi, ma per i prodotti smart (tablet, smartphone, weareble, speaker, etc.) una certa rapida obsolescenza è inevitabile, trattandosi di prodotti in costante e rapida evoluzione.

  

Forse occorrerebbe informare bene i consumatori non tanto dopo l’acquisto o durante l’utilizzo dei prodotti, ma prima; affinché possano scegliere liberamente anche in base al rapporto prezzo/durata e non solo in base a quello qualità/prezzo.

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