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Non chiamateli "vecchi"

Goran Pandev e Fabio Quagliarella, entrambi classe 1983, stanno cercando di trascinare le due genoane verso la salvezza: a suon di gol

13 Luglio 2020 alle 13:22

Non chiamateli vecchi

(foto LaPresse)

Non poteva che avvenire in Liguria, la regione italiana con la più alta percentuale di anziani. Un dato che si allarga quasi naturalmente alle due squadre di Genova, che hanno come leader due giocatori nati nel 1983 e il cui debutto nel calcio ha radici che affondano all'inizio del terzo millennio. Domenica la Sampdoria ha rialzato la testa a Udine grazie a Fabio Quagliarella, che 37 anni li ha compiuti il 31 gennaio. Un gol dei suoi, di quelli fatti di reattività e inventiva, con una capacità di colpire all'interno dell'area affinata di pari passi con l'incedere dell'età. È stata la rete del pareggio ed è stata quella che ha mandato l'attaccante per la quarta volta consecutiva in doppia cifra nelle ultime stagioni, a conferma di uno splendido invecchiamento, esaltato lo scorso campionato dal titolo di capocannoniere con 26 gol.

 

Quest'anno le cose sono state più difficili, per la Sampdoria (alle prese con la complicata gestione del periodo post-Giampaolo) e per lo stesso attaccante. Soltanto con l'arrivo di Claudio Ranieri al posto di Eusebio Di Francesco è tornato il feeling con il gol. E quello di Udine è stato preceduto dalle polemiche verso chi pensava che l'assenza post-Covid di Quagliarella fosse più da malato immaginario che reale. Al punto che il sampdoriano ha dovuto imbastire una polemica via social nei giorni precedenti la trasferta di Udine, con pubblicazione su Instagram del referto medico che certificava un problema muscolare tutt'altro che inventato. Un ritorno benefico per lui e per la squadra tutta, coinvolgendo per primo Federico Bonazzoli, che nasceva nel 1997 quando Quagliarella già segnava per le giovanili del Torino. Entrato al posto di Gaston Ramirez, ha realizzato la rete del sorpasso con una rovesciata di quelle che il capitano blucerchiato ha regalato in carriera. Quasi un passaggio di consegne, anche se Quagliarella ha ancora un anno di contratto, dopo aver appreso alla scuola di uno dei miglior attaccanti italiani: “Cerca sempre di indicare la strada giusta a noi giovani”, racconta Bonazzoli. Una strada precoce per il centravanti, che aveva debuttato a 16 anni e sei mesi con l'Inter, pronta a cederlo a titolo definitivo alla Sampdoria nel 2015. Con il rischio, se Bonazzoli manterrà le attese, di trasformarsi in un nuovo caso Zaniolo. 

 

(foto LaPresse)

 

Goran Pandev, invece, i 37 anni li compirà il 27 luglio. Mai avrebbe pensato che gli sarebbe capitato di festeggiarli sul campo per conquistare i tre punti e non in una delle illusorie amichevoli estive, una novità dovuta alla stagione spezzata in due dalla pandemia. Lo farà in un momento particolare del calendario, alla vigilia del match con il Sassuolo e poco dopo aver incrociato l'Inter, con cui era stato uno dei protagonisti del Triplete nel 2010. Al Genoa si vola decisamente più bassi: i tre allenatori che si sono alternati in panchina (prima Aurelio Andreazzoli, quindi Thiago Motta, infine Davide Nicola) sono l'indicatore di una stagione nata storta. Domenica è arrivato uno dei primi segnali positivi, con la vittoria sulla rassegnata Spal che ha significato il terz'ultimo posto riconsegnato al Lecce. È toccato all'attaccante macedone svegliare i rossoblù, con la rete che ha aperto la partita. È la nona in campionato per Pandev, che non segnava così dal 2008-09, quando giocava nella Lazio. Un altro giocatore che, come Quagliarella, ha stretto un personalissimo patto con il diavolo. Ci sarà tempo per andare in spiaggia e godersi il sole della Liguria.

Leo Lombardi

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Commenti all'articolo

  • alenrica

    13 Luglio 2020 - 15:35

    Non sono le due "genoane", caso mai le genovesi. Di Genoa ce n'è uno solo!

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