La vittoria di Jonathan Milan nella 4a tappa del Giro d'Italia 2024 (foto LaPresse)

Giro d'Italia #4

L'inseguimento di Jonathan Milan

Giovanni Battistuzzi

La 4a tappa del Giro d'Italia è stato un continuo inseguimento: quello al sole, quello ai fuggitivi, quello di Filippo Ganna alla sua visione e di tutti a Filippo Ganna, quello all'arrivo dei velocisti

È assai più galantuomo il Turchino, perché è risaputo, almeno per chi va in bicicletta, che l’inverno finisce all’ingresso del tunnel alla sommità del passo e all’uscita i corridori della Milano-Sanremo vengono abbracciati dalla primavera. Non sempre va così, ma è bello crederci. 

Il colle del Melogno non ha la grazia del Turchino. O forse non è questa la stagione del Melogno, magari dà il suo meglio di marzo. Non ci è concesso saperlo. O forse la colpa è di chi la tappa l’ha disegnata, privando il colle della sua discesa a mare e convogliando i corridori verso la val Bormida. Chissà. 

Quel che è sicuro è che i corridori pedalavano il Giro d’Italia e non la Sanremo e pioggia e nubi basse li hanno accompagnati all’ingresso del tunnel del colle del Mologno e aspettati all’uscita, scortandoli sino a imboccare l’Aurelia a Finale Ligure. 

È stata un lungo inseguimento la quarta tappa del Giro d’Italia. Un inseguimento al sole, trovato in Riviera. E un inseguimento agli avanguardisti di giornata, Stefan De Bod e Francisco Muñoz – abbandonati al loro destino segnato prima da Filippo Ganna e poi da Lilian Calmejane, più interessato ai punti del Gran premio della montagna che a giungere all’arrivo prima del gruppo, ma c’è da capirlo. Un lungo inseguimento, a tratti meno scontato di quanto poteva sembrare: gliela hanno fatta sudare ai gregari dei velocisti la fagocitosi. 

E visto che inseguimento è stato tutto il giorno, ecco che Filippo Ganna ha voluto, fortunatamente, fraintendere il termine, concepirlo alla maniera della pista. Sul Capo Mele si è alzato sui pedali, è scattato, ha rincorso una visione, un’immagine celestiale che lui e solo lui poteva raggiungere. Si è seduto in sella e ha iniziato a pedalare alla sua maniera potente ed elegante, mostrando alle telecamere quei polpaccioni infiniti e nitroglicerinici capaci di creare centinaia di metri di vuoto tra lui e tutti gli altri. 

L’Aurelia però è luogo di volate che reclama la confusione di uno sprint. 

La visione di Filippo Ganna si è interrotta a cinquecento metri dalla linea d’arrivo. L’inseguito stretto nella morsa degli inseguitori. 

Ogni inseguimento però ne richiama un altro. E se si inizia a consideralo termine da pistard, non si può smettere certo a mezzo chilometro dal traguardo. O così deve aver pensato Jonathan Milan che si è fiondato velocissimo fuori dalla scia del suo pesce pilota, ha preso quella di Christophe Laporte per qualche istante, ha fatto un po’ a spallate con Olaf Kooij, prima di trovare la via direttissima per superare per primo lo striscione d’arrivo. Primo. Prima vittoria a questo Giro d’Italia. Primo sorriso a tutta bocca.

 

     

4a tappa del Giro d'Italia 2024, l'ordine d'arrivo e la classifica generale

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