(foto LaPresse)

Il colloquio

Silvestri rompe il silenzio M5s su Putin: “Quello in Russia non è stato un voto, ma propaganda”

Luca Roberto

Il capogruppo grillino alla Camera: "Il tema non è cosa pensiamo noi, ma gli imbarazzi che arreca Salvini alla premier Meloni. Conte? Era occupato su altri dossier"

Fa quasi strano sentire pronunciare parole così limpide da un esponente del Movimento cinque stelle. “Quelle in Russia non sono state libere elezioni democratiche, ma più che altro la misurazione della propaganda putiniana”. Abbiamo rincorso per tutta la giornata i grillini, sperando di avere da loro un commento sull’incoronazione, per il quinto mandato, di Vladimir Putin. Alla fine il capogruppo alla Camera Francesco Silvestri al Foglio si è concesso senza gli attendismi, i silenzi e gli imbarazzi che avevamo riscontrato tra i colleghi di partito fino a quel momento. “Salvini dice che quando il popolo vota, si esprime, ha sempre ragione? Non è così. E nel passato abbiamo svariati precedenti che confermano quanto sia un’analisi sbagliata. Ma Salvini oramai dice di tutto e si commenta da solo”. Eppure molti hanno fatto notare come lo stesso Movimento cinque stelle, a partire dal presidente Giuseppe Conte, si siano ben guardati dal commentare l’esito del voto a Mosca. Un po’ con la stessa nonchalance con cui l’ex premier, di solito, si sottrae dal dover scegliere tra Biden e Trump nella corsa verso le presidenziali americane. A maggior ragione perché in molti hanno fatto notare lo strano tempismo con la giornata in memoria delle vittime del Covid, che subito faceva riandare il pensiero alla missione russa nel nostro paese all’epoca del governo Conte II. 

 

Così in Transatlantico, ieri, abbiamo provato a interloquire con alcuni parlamentari del Movimento, ricevendo però solo dinieghi. “Io non la penso come Salvini, ma non rilascio dichiarazioni ufficiali”, faceva notare il vicepresidente del M5s Riccardo Ricciardi. Seguito da un’altra vice di Conte, l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino, secondo cui “di questo non parlo”, come ha risposto alle domande del Foglio. Forse che Conte avrebbe potuto dire alcunché a riguardo per non alimentare ambiguità e doppiezze? “Eppure io non credo che il tema sia cosa pensa delle elezioni in Russia il Movimento cinque stelle”, risponde Silvestri parlando con il Foglio. “Il vero tema non riguarda i partiti, ma il livello istituzionale. Perché è chiaro che un vicepremier che scredita la posizione del suo premier è un problema per il paese. E’ una cosa che riguarda loro due e il governo, non Conte”. Certo, le responsabilità tra maggioranza e opposizione sono diversificate, ma non sarebbe stato più opportuno prendere di petto la questione? Del resto, è stato lo stesso Conte con il suo staff a decidere che era meglio non rilasciare note ufficiali dopo il voto di domenica. Ieri alla Camera non c’era. E quindi la non conoscenza della sua posizione in qualche modo ha insospettito tutti. “Io credo che Conte non fosse obbligato a commentare”, analizza allora Silvestri. “E poi non è che di questa cosa non gli chiederanno conto. Quando andrà nelle varie trasmissioni il tema emergerà, così come non è vero che non abbia mai risposto su Biden e Trump. Ieri era impegnato su tutt’altre questioni, si è occupato di mutui, una tematica che mi tocca e che mi riguarda da vicino. Avrà modo di rilasciare dichiarazioni”. Ancora tutto ieri, in realtà, il capo politico del Movimento cinque stelle ha trovato il tempo di fare due post sui suoi social, elogiando gli assistenti sociali e augurando buona festa del papà con tanto di foto con il figlio. E pensare che sembrava quasi che il silenzio fosse unanime all’interno del partito, che si preferisse sottrarsi, glissare, come era sembrato evidente dalla ricerca nelle agenzie con le parole M5s+Putin che produceva zero risultati. Chissà che quel “in Russia non c’è stato un voto ma la misurazione delle propaganda di Putin” non convinca adesso Conte a rompere definitivamente il silenzio.

  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.