Contro la retorica dell'Italia irresponsabile. Parla il sottosegretario all'Interno Variati

Carmelo Caruso

L'ex sindaco di Vicenza, delegato agli Enti locali, ci spiega perché la corsa a inseguire gli italiani incoscienti non deve farci perdere la testa

Roma. A Napoli la colpa è delle strade strette. A Genova la responsabilità è del sole. E adesso si teme la Pasqua che è festa di resurrezione, ma che potrebbe fare resuscitare la voglia di lasciare le case. Sottosegretario, che facciamo: misure ancora più restrittive per l’ultimo sforzo? “Fermi nel rispettare le regole che già ci sono, ma non aggiungiamone altre. Credo che non sia positiva questa fantasia del divieto così come il cumulo di circolari e ordinanze”. E dunque, per Achille Variati, già sindaco di Vicenza e uomo di centrosinistra, oggi sottosegretario agli Interni con ‘delega’ agli Enti Locali (attenzione, non sono state ancora assegnate), la corsa a inseguire gli italiani incoscienti non deve farci perdere la testa. “Anche perché incoscienti non lo sono. Abbiamo dimostrato un senso di responsabilità fuori dal comune. La peggiore punizione è il senso di vergogna che chi ha trasgredito ha provato di fronte ai nostri morti”.

 

E però, ogni giorno si aggiorna il numero dei multati. Variati, laureato in matematica, ci fornisce le cifre. Dall’11 marzo sono stati cinque milioni gli italiani controllati e due milioni sono stati invece gli esercizi commerciali che hanno ricevuto ispezioni. Come è andata questa prima domenica di aprile? “Su quasi duecentomila fermati, le forze dell’ordine ne hanno sanzionato undici mila. Non bisogna abbassare la guardia, ma lo si può fare ricordando che queste restrizioni hanno salvato la vita a quarantamila cittadini. E’ questo il migliore deterrente”. Se proprio non sta calando, la curva epidemiologica si è stabilizzata e l’impressione è che adesso le maglie della quarantena si stiano allentando. Tornano così gli opinionisti che vogliono i militari a ogni angolo di strada che significa libertà ancora più soppresse. Anche lei è tra questi? “L’indirizzo del governo, e del ministero, è un altro. Per questo week-end aumenteranno i controlli. Insomma, è difficile che i furbi la facciano franca, ma non criminalizziamo gli italiani”. Il Viminale è stato al centro delle polemiche per le sue circolari interpretative. E poi i moduli da aggiornare, fino al pasticcio della passeggiata con i piccoli. Di sicuro qualcosa non è andato bene nella comunicazione. E infatti, Variati lo riconosce: “Il Viminale dovrebbe comunicare meglio, dare risposte semplici e con una lingua quanto più chiara possibile. Abbiamo purtroppo dato la sensazione di parlare ancora il burocratese e le circolari non ci hanno aiutato. Anche la più discussa. Non si può non tenere conto che uscire con un bambino, e intorno all’isolato, è un modo per evitare tensioni. Non siamo stati bravi a comunicarlo”.

 

Il ministero oggi occupato da Luciana Lamorgese, fino a pochi mesi fa era lo studio per le dirette social di Matteo Salvini. Vuole tentare l’esercizio dello scrittore Guido Morselli ovvero immaginare la crisi gestita dal leader della Lega? “Si era lasciato andare anche senza emergenza con la richiesta di pieni poteri. Diciamo che sarebbe stato problematico per non dire pericoloso. E lo dico perché il governo ha piena coscienza dei sacrifici che ha dovuto chiedere in termini di diritti” risponde il sottosegretario che non ha difficoltà a parlare invece di Luca Zaia che, al contrario, sembra aver interpretato meglio (e il riferimento è ad Attilio Fontana) il ruolo di governatore. “A parte il punto critico che riguarda le case di riposo venete, Zaia ha saputo fare fronte alla crisi. Il Veneto è stato un modello anche grazie alla sua sanità che non ha ospedalizzato tutti i pazienti. Ora deve essere un modello pure per la ripartenza”. In queste settimane di sciagura sono aumentati gli sceriffi improvvisati. Esistono multe per arruffapopoli? “Non esistono. Gli unici sceriffi sono gli specialisti della sicurezza. Per farla corta: meno lanciafiamme e più equilibrio”.