I popcorn possono salvare l'Italia dai populisti

Claudio Cerasa

Negare la realtà ed essere travolti o accettarla e cambiare. I sovranisti e il tabù della responsabilità. Spunti di ottimismo

Siamo ottimisti, lo sappiamo, ed essere troppo ottimisti a volte è pericoloso perché ti porta a osservare la realtà più per come la vorresti vedere che per quello che è. Eppure, anche a costo di correre questo rischio, se mettiamo insieme gli ultimi spericolati dodici mesi vissuti dall’Italia, gli ultimi incredibili risultati delle elezioni europee e i sei mesi pazzi che separano il nostro paese dalla prossima legge di Stabilità c’è un’immagine che può fotografare meglio di ogni analisi politica lo stato d’animo inconfessabile di ogni antisovranista con la testa sulle spalle: i meravigliosi popcorn. L’immagine dei popcorn non coincide con l’idea sciatta di mettersi comodi con le mani dietro alla nuca a osservare lo spettacolo osceno offerto dai populisti, ma coincide con una questione politica più raffinata, più importante e più rilevante con cui si sono ritrovati a fare i conti negli ultimi anni tutti i populisti investiti in Europa da responsabilità di governo.

     

Il punto è semplice e potremmo riassumerlo così: quando i populisti sono costretti a governare hanno due opzioni di fronte alla realtà: o negare la realtà, ed essere dunque travolti, o accettarla, ed essere dunque costretti a cambiare la propria identità. Fino a oggi, in Italia, i populisti costretti a governare, tranne i casi in cui è stata la Lega non salviniana a governare alcune importanti regioni d’Italia, hanno seguito il primo schema e i risultati sono piuttosto eloquenti. A livello locale, il Movimento 5 stelle, quando ha governato, è stato sempre bocciato, non è stato mai riconfermato in nessun comune dove ha amministrato (tranne in quei comuni, come Parma, dove il sindaco grillino ha fatto i conti con la realtà mandando a quel paese il grillismo, e tranne in un comune sotto i 15 mila abitanti di nome Sarego) e anche le elezioni di domenica scorsa hanno confermato il trend: grillini fuori dal ballottaggio in un comune importante da loro amministrato (a Livorno il sindaco uscente era Filippo Nogarin, che si è candidato alle europee e non è stato neppure eletto) e grillini bocciati alle europee anche in altre due città amministrate (a Torino, città di Chiara Appendino, il M5s è arrivato terzo, perdendo dieci punti rispetto alle politiche di un anno fa, e a Roma, città di Virginia Raggi, il M5s è arrivato terzo, passando dal 31 per cento di un anno fa al 17,6 per cento di domenica scorsa). E nonostante qualcuno sia convinto che il pessimo risultato del M5s sia dipeso dai litigi con Matteo Salvini, in realtà il voto delle europee è una conferma della nostra piccola teoria: i populisti con responsabilità di governo, se non accettano la realtà, ne vengono travolti, e la ragione per cui il M5s è collassato rispetto a un anno fa non riguarda la strategia errata di Luigi Di Maio in campagna elettorale ma riguarda più semplicemente l’incapacità mostrata su tutti i fronti da parte dei cinque stelle.

   

Gli elettori, come già successo nelle città amministrate dal grillismo, hanno ritenuto il partito guida della maggioranza gialloverde incapace di risolvere i problemi dell’Italia – anche grazie alla strategia dei popcorn messa in campo dal Pd nel 2018, che grazie al cielo non ha prestato il fianco ad alleanze con i sovranisti che avrebbero avuto l’effetto di creare un bipolarismo tra populismi – e hanno investito di responsabilità il partito considerato più adatto a incarnare l’alternativa al grillismo, ovvero la Lega. E in questo senso, a voler essere degli incoscienti ottimisti, si potrebbe dire che i prossimi mesi, per l’Italia, potrebbero riservare sorprese interessanti, gustose come dei popcorn, a prescindere da quella che sarà la scelta che farà il leader che da questo momento in poi verrà considerato responsabile di tutto ciò che di buono o di cattivo accadrà nel nostro paese. Ci saranno molti pop corn da sgranocchiare se Matteo Salvini porterà l’Italia alle elezioni dimostrando che il laboratorio del populismo europeo è stato un fallimento colossale (e mettere nelle mani di un Parlamento degrillizzato la scelta del prossimo capo dello stato potrebbe non essere un’idea così malvagia). Ma ci saranno molti popcorn da sgranocchiare anche se Matteo Salvini deciderà di non portare l’Italia alle elezioni e sceglierà di affrontare in prima persona una legge di Stabilità che dovrà inevitabilmente fare i conti con i disastri economici prodotti da questo governo (più la crescita sarà bassa e più sarà chiaro che le promesse di Salvini verranno fatte giocando con il deficit e con il debito pubblico) e con le conseguenze potenzialmente letali prodotte da una politica irresponsabile di attenzione ai conti pubblici (ieri lo spread è tornato a toccare quota 290). Il risultato delle elezioni europee non è incoraggiante per chi come noi si augura che il sovranismo populista finisca presto nel cestino della storia. Ma gli ultimi mesi dell’Italia ci ricordano che per disinnescare il populismo spesso non c’è niente di meglio che farlo governare: nel migliore dei casi il populismo cambia (ma non c’è da sperarci), nel peggiore dei casi il populismo si sgonfia. Intanto, viva i popcorn!

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.