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L'unico merito del M5s è stato quello di far emergere l’homo italicus

I grillini si sono meritati la sculacciata alle elezioni europee. Ma per un giorno fanno persino simpatia

30 Maggio 2019 alle 06:13

L'unico merito del M5s è stato quello di far emergere l’homo italicus

foto LaPresse

Come sulla cima dell’Everest, immagino la lunga fila di ebeti che sceglieranno Giggino, ancora, come capo politico della filiale della Casaleggio & Associati. Non ha il fisico per contrastare il Truce, pazienza. E’ il primo politico meridionale che distribuisce soldi a palate e restituisce sei milioni di voti in un anno? Pazienza. Non convince nemmeno i suoi? Pazienza. E’ e sarà il capo politico, dizione grottesca per un bibitaro al potere, molto peggio della cuoca di Lenin, che almeno sa cucinare. Detto questo, oggi per i grillini provo un moto di simpatia che nemmeno Dario Franceschini. Mi piacerebbe poter dire: ora che stanno sotto, intortiamoli, e facciamo fuori il Truce, che occupa abusivamente e abbastanza efficacemente il Viminale, tralasciandolo, e ne fa tribuna di paura e speranza per l’elettore sotto la media (l’elettore medio e quello sopra la media lo schifano nelle benedette Ztl, dove non abito da trent’anni, e altrove). Non si può. Sarebbe del tutto ridicolo. Ma sarebbe anche bello. Però una cosa ridicola è sempre bella solo fino a un certo punto, perché è ridicola. Accipicchia, che disdetta.

 

Detto questo, e aggiunto che tutto quello che non si è meritato il Truce, ottenendolo, i grillini se lo sono meritato, sottraendo voto a voto, non provo compassione o pena, sarebbe disdicevole, un modo di essere intimidatori censurato ieri qui con magnifiche parole da Matteo Marchesini, ma simpatia sì. Sono loro che hanno dato la scossa, con il voto a garanzia di Ernesto Galli della Loggia e di Pierluigi Battista, cari amici. Hanno fatto emergere l’homo italicus, che è come l’uomo sovietico, “una tendenza all’obbedienza aggressiva” (Masha Gessen, Sellerio, un buon libro sulla Russia da Gorbaciov a Putin). Hanno risolto la questione meridionale e quella della povertà, moltiplicandone i frammenti nel dettaglio legislativo della miseria di cittadinanza. Hanno detto che è inutile andare a Lione, e sono rimasti a Pomigliano, ben gli sta. Ma non si deve essere ingenerosi. E’ vero che sono prevalentemente dei ciarlieri leggermente dementi, ma hanno una bella maggioranza parlamentare, che a noi intelligentoni sfugge di mano, e la usano per battaglie farlocche, e sono nel governo anche con l’avvocato del popolo, in esecuzione del contratto. Fantasia ne hanno avuta, con quella storia del contratto, che in Rousseau funestamente assolveva la funzione di “costringere ognuno a essere libero”, guarda tu, mentre nel capo politico della filiale suona come “lascia libero ciascuno di essere sé stesso”, e i risultati si vedono.

 

Il primo a mollarli è stato Gribbels, altri seguiranno. Ma rivedo con simpatia il filmino del viaggio a Bruxelles, la voglia di Dibba e del capo politico di distruggere il palazzo Berlaymont, tutto quel ciacolare sugli immortali social, la fatale alleanza con i burini gialli in rivolta, il debito di cittadinanza in nome della dignità, la quasi rottura delle relazioni diplomatiche con Macron, poveretto, che secondo i giornali grillini ha perso le elezioni, e infatti. Non sono certo innocenti, con il casino che hanno determinato, ma ispirano la simpatia di tutti quelli che non ce la fanno a essere colpevoli.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • giuseppek

    31 Maggio 2019 - 17:05

    Sublime chiusa!!

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  • Carlo A. Rossi

    30 Maggio 2019 - 23:11

    Trovo notevole che, lo stesso giorno in cui Raineri stigmatizza (aggiungo io, giustamente, pur provando antipatia per Alexandria Ocasio-Cortez) il dileggio riservato alla Cortes dai repubblicani sul suo passato da barista, Ferrara non trovi di meglio che continuare a chiamare Di Maio il "bibitaro". Posto che Di Maio è anche a mio parere un cialtrone, il fatto che fosse un "bibitaro" non dovrebbe toglierne alla sua dignità. La sua dabbenaggine, unita alla sua rapacità politica, sono motivi sì di critica. E poi, dai, basta con questa storia dell'"homo italicus", dei minus habentes che votano Lega o M5S: detta da chi difendeva sempre e comunque, acriticamente, Berlusconi, a fronte del fatto che Eco et al. ritenevano, specularmente, che a votare Berlusconi fossero manigoldi o imbecilli, suona notevolmente ridicola, nonché ipocrita.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Maggio 2019 - 19:07

    Caro Ferrara che una persona della sua cultura, della sua esperienza di “uomo di mondo”, ecc, non sapesse, non conoscesse già l’indole e i costumi dell’homo italicus, non la bevo. Non hanno fatto emergere un bel nulla, niente che Leopardi non avesse già evidenziato. Hanno avuto il demerito, quello sì, di accentuarne i lati peggiori: Franza, Spagna, Alemannia, completa lei, purché se magna. Il paradosso, l’ironia aiutano, leniscono. Fanno increspare le labbra in un sorriso. Ma la tristezza resta. Che la Lega sia indigeribile per tanti benpensanti, che sia repellente nel mondo di coloro che si piacciono, non fa che ribadire l’indole dell’homo italicus.

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