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La maschera calma di Conte nasconde un progetto da incubo

L’Europa può essere la nostra casa a condizione che venga tradito il contratto che il premier ha promesso di rispettare

6 Giugno 2018 alle 06:23

La maschera calma di Conte nasconde un progetto da incubo

Foto LaPresse

Il punto in fondo è sempre lo stesso: siamo in grado o no di concentrarci sulla sostanza del progetto senza lasciarci incantare dalla forma della maschera? Il contenuto del lungo discorso offerto ieri dal nuovo presidente del Consiglio ai parlamentari della Repubblica conferma che la scelta fatta da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio di affidare al professore Giuseppe Conte il timone del primo governo della Repubblica italiana guidato da un premier che è vice dei suoi stessi vice potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata. Salvini e Di Maio avevano bisogno di una maschera presentabile capace di nascondere dietro a uno stile rassicurante un contratto impresentabile, e da questo punto di vista la scena vista ieri in Parlamento è quanto di meglio potessero sperare: un tranquillizzante premier in formato carta carbone pronto ad ammettere che nella Terza Repubblica, quella del cambiamento, il principale cambiamento rispetto al passato è che il presidente del Consiglio ha il compito non di essere l’unico responsabile della politica generale del governo (articolo 95) ma di essere il mero esecutore di un contratto senza coperture (l’unica copertura di cui Conte ha parlato in 75 minuti di discorso è quella da dare all’agente provocatore) che può non peggiorare le condizioni dell’Italia solo a condizione che non sia del tutto applicato.

 

Conte, nei panni di perfetto Google Translate del populismo italiano, ha così detto con onestà che il suo ruolo è quello del “garante dell’attuazione del contratto”. Ha rivendicato la sua totale inesperienza nel mondo della politica, “sono consapevole dei miei limiti”, promettendo, e lo ringraziamo di cuore, di voler lavorare però con “umiltà” e “determinazione” per tutelare “l’interesse dell’intero popolo italiano”. Ha rassicurato, e il fatto che fosse necessario rassicurare su questo punto dovrebbe far riflettere sul messaggio di cui questo governo è portavoce non involontario, che l’Italia di Conte non ha alcuna intenzione di uscire dalla Nato (timidi applausi) ma che non per questo dimenticherà di trovare un qualche modo (via le sanzioni) per “non mortificare la società civile russa” (grandi applausi). Ha ammesso che l’Italia ha un problema legato alla sua rappresentanza, ai suoi corpi intermedi, salvo poi affermare di essere pronto a lavorare per offrire al paese strumenti utili per superare la democrazia rappresentativa, attraverso innesti di democrazia diretta. Ha riconosciuto che l’Italia ha un problema legato ai tempi della giustizia troppi lunghi, che spesso sono un disincentivo per chiunque voglia investire nel nostro paese, salvo poi promettere che il governo ha intenzione di cambiare i termini della prescrizione, allungando i processi e dunque i tempi della giustizia. Ha ricordato infine che il suo esecutivo si impegnerà a portare a termine le due riforme chiave del governo di cambiamento, ovvero la flat tax e il reddito di cittadinanza, e ha riconosciuto che l’obiettivo numero uno per il suo esecutivo è quello di contrastare l’immigrazione irregolare (e la non riforma delle regole di Dublino potrebbe dare all’Italia il pretesto giusto per essere ancora più dura con i migranti, anche a costo di valutare l’opzione dei respingimenti come suggerito ieri anche dal Belgio). Conte ha parlato di tutto questo e ha parlato anche di altro. Ha parlato contro il business dell’immigrazione (applausi). Ha promesso di agire sulla legalità (altri applausi) come nessun governo prima di questo (ma onestà e capacità non sempre coincidono, direbbe Benedetto Croce).

 

Ma nel passare in rassegna i molti progetti del suo governo, Conte ha dimostrato di non avere purtroppo intenzione di uscire dal pericoloso percorso indicato da Salvini e Di Maio: risolvere i problemi dell’Italia scommettendo più sul moralismo che sull’efficienza.

 

Il nostro paese, è stato il messaggio implicito di Conte, non ha problemi di produttività, di concorrenza, di competitività, ma ha problemi legati prima di tutto agli sprechi della politica e ai privilegi dei pensionati d’oro (agli sprechi della politica è stato dedicato più tempo che al futuro dell’Europa). La buona volontà mostrata dal professor Conte nel provare a rendere presentabile l’impresentabile – non si è parlato di euro, che non è nel contratto, ma non si è parlato neppure di svolte su legge Fornero, Tav, Ilva, che nel contratto che Conte vuole applicare purtroppo ci sono – si trova alla base delle ragioni per cui Salvini e Di Maio (e i loro partiti) hanno scelto di dare fiducia al nuovo premier. Ma allo stesso tempo le ragioni che hanno portato a certificare la fiducia al presidente Conte sono le stesse che portano a non avere fiducia sul futuro dell’Italia qualora il nuovo esecutivo dovesse applicare alla lettera i punti più pericolosi del contratto di governo: cancellare la democrazia rappresentativa con dosi massicce di democrazia diretta, mettere a rischio lo stato di diritto con dosi massicce di giustizialismo, minacciare la nostra economia portando avanti un programma di governo senza coperture che per essere rispettato nella sua interezza avrebbe bisogno di un paese pronto a stampare moneta autonoma. L’Europa è la nostra casa, ha detto ieri Conte, ma paradossalmente potrà esserla fino in fondo solo se il controllo che il presidente della Repubblica eserciterà sull’attività di governo permetterà di non trasformare la discontinuità in una restaurazione e consentirà di evitare che il cambiamento promesso contribuisca a peggiorare e non a migliorare i problemi del nostro paese. Incrociamo le dita.

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Commenti all'articolo

  • m.pascucci

    06 Giugno 2018 - 10:10

    Io sono dalla parte di Cerasa, ma purtroppo dobbiamo prendere atto che la "ggente" è orientata in tutt'altro modo. Poi sappiamo tutti che il confronto con la realtà costringerà tutti inevitabilmente, e la "ggente" in primis, ad un brusco atterraggio per il quale non so se basterà allacciarsi le cinture di sicurezza. Però nel frattempo vedo che la luna di miele è iniziata, per cui questi signori adesso partiranno a vele spiegate, e per un po' andranno avanti a far danni. Sono molto, ma molto preoccupato. Soprattutto per la "ggente".

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  • lorenzolodigiani

    06 Giugno 2018 - 10:10

    Il governo Conte ha ottenuto la fiducia in Senato ed oggi la otterra’ alla Camera. Divra’ avere anche quella delle istituzioni europee e quella dei mercati, mentre lo spread e’ tornato minacciosamente a salire. Il cammino per il professore e’ ancora lungo, ma il governo c’e. Si avverte, al contrario, la mancanza di una sostenuta opposizione da parte del fronte dell’apertura, nonostante Renzi e l’apparente coesione dei senatori PD. Quanto a Forza Italia, non ho percepito toni molto accesi. Stanno, forse, adeguandosi alla “benevola opposizione” proposta da Toti.

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  • giantrombetta

    06 Giugno 2018 - 09:09

    Il Presidente Conte, per la verità, prima ancora di ringraziare il Parlamento alla cui fiducia deve il suo mandato, ha solennemente ringraziato tali rispettabili cittadini Grillo e Casaleggio, che per quanto ne so parlamentari non sono e neppure, a quanto ne so, hanno responsabilità democratiche e formali di guida politica del partito di maggioranza del governo. E di conseguenza, se mal non ricordo, non sono stati ufficialmente consultati dal Presidente della Repubblica per l’affidamento dell’incarico di presiedere il nuovo governo democratico e costituzionale. Oddio, la parola d’ordine del giurista Conte e’ il cambiamento. Ma mi consta che per il cambiare la lettera e la prassi costituzionale non bastano i voti espressi sul web utilizzando una piattaforme informatica comunque denominata ancorché autorevolmente quanto privatamente gestita. Intende riferirsi anche a questo quando scrive di progetto da incubo?

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  • carlo.trinchi

    06 Giugno 2018 - 08:08

    Incrociamo le dita, preghiamo da soliti cattomeaculpa sulla ricostituzione di una opposizione che entri nel merito delle cose e nella logica di pensiero smarrito nello sfascio nazionale. Salvini e cresciuto e pasciuto sulla incapacità gestionale dei flussi migratori, sul non voler vedere il disagio e l’incazzatura della comunità in ogni dove e luogo. Renzi, la sola opposizione, l’altra liquefatta, oltre a demolire l’impianto scenico dei nuovi attori non è andato, ha salutato e arrivederci. Calenda gira con un cartello repubblicano che sa più di destra che di sinistra. Martina è un fantasma che cammina e tutti noi “non ci sentiamo troppo bene”. L’opposizione non è vedere che fanno ma cercare di impedire che facciano danni. L’angoscia è tutta qui. Stiamo assistendo alla liquefazione della comunità, alla fine di un sogno europeo che dolenti o no ci avrebbe salvato dallo stritolamento degli imperi circostanti e la trstezza e’ che questo è un suicidio e non ad un omicidio per mano esterna.

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    • joepelikan

      06 Giugno 2018 - 14:02

      Caro Trinchi, lei parla di liquefazione della comunità, ma sa almeno cos'è una comunita? Se liquefazione c'è stata, è iniziata ben prima del 4 marzo. Paradossalmente, il voto del 4 marzo è un tentativo di rinsaldare la comunità, non di dissolverla. Ogni comunità, naturalmente, ha bisogno di un'élite Ma se l'élite preesistente è da lungo tempo andata altrove e con la comunità ha solo niente più che meri rapporti anagrafici, che fare?

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      • carlo.trinchi

        06 Giugno 2018 - 19:07

        Vero e concordo. Lo sfascio non arriva per caso ma è preparato da chi c'era prima. Questo però non toglie che chi arriva dopo possa essere peggio. La delusione sta proprio nella mancanza di una elite che possa porre un freno. Se manca il leader ed il popolo sbanda siamo allo sfascio e fin qui ci siamo.

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