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Il duo trumpiano

L’approccio internazionale di Salvini e Di Maio è l’opposto di quel che serve ora all’Italia

8 Giugno 2018 alle 08:19

Il duo trumpiano

Quirinale. Salvini e Di Maio durante il giuramento del governo Conte (foto LaPresse)

L’approccio alle relazioni internazionali del duo Di Maio-Salvini sembra avere un tratto in comune con quello di Donald Trump. L’idea è che i rapporti tra paesi vadano visti prevalentemente come rapporti conflittuali o, come si suol dire, a somma zero: quello che guadagno io, perdi tu. Questa idea porta Trump a vedere la negoziazione di trattati commerciali come una guerra, con vincitori e vinti. 

  

La stessa idea porta Di Maio e Salvini a vedere i rapporti con l’Europa come un braccio di ferro in cui l’Italia debba fare la voce grossa per farsi sentire. I vari segnali di fumo antieuro apparsi nelle settimane passate possono essere letti in questa chiave. Sembra che i rappresentanti di Lega e Cinque stelle pensino di usare la minaccia dell’uscita dell’Italia dall’euro come arma negoziale. L’obiettivo è di spaventare eurocrati e politici di altre nazioni, e ottenere così importanti concessioni a nostro favore.

  

Euro o Neuro

Il tabù è ormai rotto. Lo scontro sull’euro non è finito, è solo rinviato e il compromesso di governo non scongiura la tempesta. Come resistere alle sciocchezze sovraniste e perché una crisi di fiducia sulla moneta unica può travolgere l’Italia. Una contro inchiesta

  

Nella sfera economica, l’idea di fondo su cui si basa questo approccio è sbagliata. I rapporti di scambio commerciale tra nazioni hanno storicamente portato maggiore prosperità a tutte le parti coinvolte. Basti pensare al formidabile sviluppo economico dell’Italia del Dopoguerra, uno sviluppo spinto dal boom delle esportazioni e aiutato dall’eliminazione delle barriere commerciali nella nascente Comunità europea.

  

Anche nel quadro delle politiche fiscali e monetarie, la scelta di politiche migliori a livello nazionale e sovranazionale tendono a beneficiare tutti i paesi interessati. Per esempio, consideriamo una combinazione di politiche che abbiamo visto all’opera negli anni scorsi. Da una parte, la Banca centrale europea è intervenuta acquistando massicciamente titoli di stato italiani, riducendo il rischio di insolvenza dello stato e abbassando lo spread. Questo intervento ha rassicurato i consumatori italiani che temevano un aumento della spesa per interessi sul debito pubblico, cosa che avrebbe portato a tasse più alte. Dall’altra parte, il governo italiano ha cercato di fare scelte di bilancio prudenti. Questo ha rassicurato i consumatori tedeschi che temevano il rischio di dover condividere il carico del debito italiano o di vederlo tradursi in inflazione. Il risultato di questa combinazione di politiche è che consumatori italiani e tedeschi hanno speso con maggiore fiducia. La graduale ripresa delle economie europee degli ultimi anni è dovuta anche al successo di questa combinazione di politiche.

  

Naturalmente, una combinazione virtuosa di politiche nazionali e sovranazionali richiede coordinamento, visto che i vari interventi hanno effetti incrociati. Purtroppo nel disegno della moneta unica si sono sottovalutate le difficoltà a cui questo coordinamento può andare incontro. Questo ha creato tensioni tra paesi europei e un senso generale di risentimento. Ciò nonostante, non bisogna perdere di vista il fatto che politiche coordinate possano aumentare il benessere di tutti. Non si tratta di scelte per dividere una torta di date dimensioni, ma di scelte per far crescere la torta complessiva.

 

E’ possibile fare meglio in queste politiche di coordinamento a livello europeo? Sicuramente.

  

Un caso recente: due settimane fa la Commissione europea ha finalmente formulato la proposta di creare delle obbligazioni che “impacchettano” una serie di titoli emessi da vari stati europei, chiamate sovereign bond-backed securities. Non sono dei veri e propri eurobond, ma vanno nella direzione giusta. Soprattutto potrebbero rafforzare la stabilità del sistema bancario italiano. Le banche italiane che ora detengono grossi quantitativi di titoli di stato italiani (e quindi sono esposte alle fluttuazioni dello spread) potrebbero sostituirli con queste obbligazioni e avere delle posizioni liquide più stabili. C’è voluto troppo tempo per arrivare a una proposta di questo tipo e il percorso per farla approvare è ancora incerto. In questo contesto, quello di cui l’Italia ha bisogno è di puntare a politiche di coordinamento come questa. I nostri rappresentanti dovrebbero saper persuadere gli altri paesi che queste politiche sono nell’interesse di tutti i cittadini europei. L’opposto dell’approccio che ci promettono Di Maio e Salvini.

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