Di Maio e Salvini non devono governare da soli

Perché ai gemelli del populismo Mattarella non concederà di portare ruspe a Palazzo Chigi

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

17 Aprile 2018 alle 06:17

L'onda lunga del '93 ha prodotto Salvini e Di Maio

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Quando i vincitori delle elezioni dimostrano nel dopo elezioni di non essere capaci a far fruttare i propri voti, al presidente della Repubblica, di solito, non resta che una scelta: tentare di far nascere un governo servendosi non solo dei vincenti ma prima di tutto dei non incapaci. La settimana che si apre ci aiuterà a capire che traiettoria vorrà imprimere Sergio Mattarella a questa legislatura e ci aiuterà a comprendere se i gemelli diversi del populismo italiano troveranno un modo per diluire i propri capricci nel sacro principio di realtà. A prescindere da quale sarà la figura che verrà individuata per sbloccare lo stallo maturato nel corso delle consultazioni, c’è un tema cruciale con cui il capo dello stato non potrà non fare i conti nei prossimi giorni quando cercherà di trovare una soluzione per far nascere un governo. E quel tema riguarda una combinazione persino più difficile di quella legata alla ricerca di una maggioranza parlamentare. Potremmo metterla così: come si può tenere insieme, senza farli confliggere, interesse nazionale e volontà popolare?

 

Se per far nascere un governo fosse sufficiente basarsi solo sulla semplice volontà popolare, Sergio Mattarella non dovrebbe avere dubbi e non potrebbe non fare di tutto affinché Luigi Di Maio e Matteo Salvini portino il loro amore di fronte all’altare di Palazzo Chigi. La ragione per cui invece difficilmente vedremo un governo formato solo da Di Maio e da Salvini non è una semplice questione legata ai numeri (Lega e M5s hanno i parlamentari per governare sia alla Camera sia al Senato) ma è una questione legata a un paletto che il presidente della Repubblica sembra aver piantato in modo chiaro sul percorso accidentato delle consultazioni: senza contrappesi, un governo populista non solo non può, ma non deve nascere. In modo persino grottesco, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, negli ultimi giorni, hanno provato a offrire a Mattarella segnali utili a certificare la propria responsabilità (Di Maio, come potete leggere qui sotto nell’inchiesta di Luciano Capone ha persino cambiato il programma del M5s senza chiedere il consenso agli iscritti). Ma il presidente della Repubblica sa bene quali rischi si correrebbero a dare l’ok a un governo incapace di dare rassicurazioni su alcuni princìpi che per la settima economia più industrializzata del mondo dovrebbero essere non negoziabili (dai vaccini all’Europa, dalla Nato alla Russia, dalle pensioni al protezionismo). E per questo non potrà fare partire un governo se questo governo non avrà una delle due caratteristiche necessarie per combinare volontà popolare e interesse nazionale. Caratteristica numero uno: non potrà e non dovrà nascere alcun governo a trazione populista se in questo governo non ci sarà una presenza anche dissimulata di un partito europeista, come Forza Italia o come il Pd. Caratteristica numero due: non potrà e non dovrà nascere alcun governo a trazione populista se i leader populisti non accetteranno di essere guidati e condizionati dal Quirinale sulle decisioni strategiche che ovviamente comprendono la scelta del presidente del Consiglio.

 

Accanto a questi princìpi ce n’è un altro che il presidente della Repubblica sarà portato a considerare quasi come inevitabile dovendo pensare al futuro della legislatura: in caso di piano B, in caso di fallimento del governo tra i vincenti, qualsiasi altra opzione non può contemplare l’ipotesi che all’opposizione del governo ci sia da solo un partito populista. In altre parole, non dovesse riuscire la combinazione tra Di Maio e Salvini – che ieri hanno ancora bisticciato e che continueranno a farlo fino a quando non si voterà in Molise e Friuli – il presidente della Repubblica troverà un modo per far sì che il Movimento 5 stelle non sia all’opposizione di un governo. O provando a spingere il Pd verso il M5s. O provando a portare il M5s a non opporsi a un governo istituzionale. In un modo o in un altro il percorso entro il quale si muoverà Mattarella sarà questo. Un governo deve nascere e nascerà. Ma c’è da scommettere che in quel governo il capo dello stato non permetterà che ci siano da soli i due gemelli diversi del populismo italiano. Una ruspa a Palazzo Chigi non entrerà e l’incarico che Sergio Mattarella offrirà nei prossimi giorni ci farà capire in che modo il Quirinale eviterà che la volontà popolare si trasformi in una minaccia per l’interesse nazionale.

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  • DBartalesi

    17 Aprile 2018 - 17:05

    Guardando sotto la superficie del bla bla e delle scommesse... Il maggior successo alle ultime elezioni l'hanno ottenuto due formazioni populiste, per semplificare Di Maio e Salvini. Certo non hanno vinto e neppure riescono a fare un governo insieme. Pericolo scampato dunque per ciò che lei chiama "l'interesse nazionale"? Affatto, e se alcuno provasse con qualche alchimia politica a fare un governo troppo diverso dal voto espresso dagli elettori non solo sarebbe contro producente ma pure molto azzardato. Dunque? Chi volesse provare a mettere insieme un nuovo esecutivo dovrebbe tenere conto di cosa hanno chiesto gli italiani col voto a maggioranza "populista". Un ritocco alla riforma delle pensioni, più opportunità e meno precarietà giovani e disoccupati, meno tasse al ceto medio e a chi produce per far ripartire lavoro e consumi. Cose irraggiungibili? Non sembra, soprattutto se a farle sarà un "non populista" capace comprende e volgere in scelte fattive i tanti voti di protesta.

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  • carlo.trinchi

    17 Aprile 2018 - 17:05

    Caro direttore se i due dioscuri non si alleano è una cosa altro se si alleano e il presidente Mattarella pone veto. Non saremmo più in democrazia parlamentare ma in dittatura istituzionale. Il popolo bocciando il rosatellum ha visto più lungo dei politici e li ha puniti. Non perché devono governare i 5S se non hanno i numeri ma perché non deve comunque formare un governo che non sia in sintonia con la volontà popolare. Leggasi I trsfughi al soldo di chi paga di più. La responsabilità non è un governo subito ma governare bene subito o a breve, tempi tecnici, con una legge elettorale che lo permetta. Che senso ha fare governi di ammucchiate che si odiano ed hanno visioni diverse? Che senso ha non permettere la nascita di una istituzione elettorale vera che possa permettere di governare e non come lo sfascio di ora? Questo Mattarella si deve chiedere e non invece non porre veti a chi ha i numeri per governare.

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  • GianniR

    17 Aprile 2018 - 13:01

    Direttore stia tranquillo. Dopo aver bruciato la Casellati, o qualche altro kamikaze del CDX, si fara' il governo M5S-PD con grandi benedizioni di tutti (incluso, penso, Francesco). Quando accadra', spero solo di non assistere a troppe giravolte qui sul Foglio: mi farebbero venire il mal di mare.

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    • borlavanna

      17 Aprile 2018 - 15:03

      Caro Gianni, mi piacerebbe sapere (da lei e dagli altri che la pensano come lei) dove traete la certezza che il PD si alleera' con Il M5S. Per me che sono un'elettrice del PD è un vero mistero. Cordiali saluti

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      • GianniR

        17 Aprile 2018 - 16:04

        Cara Vanna, la certezza, si fa per dire, deriva dal fatto che molti esponenti del PD sarebbero molto piu’ schifati di fare un governo con Salvini e/o Berlusconi che con Di Maio (per le prove tecniche vedere alla Regione Lazio). Anche da queste pagine, mi sembra, abbiamo sentito commenti, aperture, allusioni in questo senso. Inoltre il PD fungerebbe da ‘cane da guardia’ verso i M5S e garante in Europa, molto piu’ di un Berlusconi oramai bruciato (e gli ultimi show quirinalizi non credo gli abbiano giovato). La soluzione naturale, nuove elezioni, per altro adottata in Spagna, non ce la farebbero praticare perche’ il risultato sarebbe, con tutta probabilita’, un bipolarismo, ma non quello auspicato a Bruxelles.

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        • borlavanna

          17 Aprile 2018 - 17:05

          Scusi Gianni ma, non è Salvini che si dice schifato dal PD?

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        • GianniR

          17 Aprile 2018 - 20:08

          Guardi Vanna, Salvini e' certamente schifato da un governo col PD che non troverebbe un accordo slla gestione dei migranti nemmeno in 10 anni di legislatura. In ogni caso, a cementare le mie certezze, le riporto il titolo del sito Corsera di adesso, ore 20:09 del 17.04: Il PD: "Tre punti per l'Italia". M5S: "Utile".

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