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Lo splendido bacio tra Mattarella e Berlusconi

La vera novità delle consultazioni è la volontà del capo dello stato di tenere unito il centrodestra per non mettere il paese nelle mani di un governo populista. Tutte le carte del Quirinale per dimostrare a Di Maio e Salvini che la ricreazione è finita

14 Aprile 2018 alle 06:01

Lo splendido bacio tra Mattarella e Berlusconi

Arrivati a questo punto delle consultazioni è chiaro a tutti ormai cosa vogliono Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Luigi Di Maio vuole governare con Salvini e vuole togliersi di mezzo Berlusconi. Salvini vuole governare con Di Maio ma non sa come togliersi di mezzo Berlusconi. Berlusconi vuole governare a tutti i costi ma farà di tutto per provare a far nascere un governo con il Pd. Il Pd non vuole governare con nessuno ma entrerebbe in campo qualora il piano dei vincenti dovesse infrangersi contro il muro del principio di realtà. Sappiamo tutto o quasi di cosa vogliono e soprattutto di cosa non vogliono i quattro principali azionisti di questo Parlamento e arrivati a questo punto la domanda giusta da farsi non è più quali sono i veti di Berlusconi, Salvini, Di Maio e Renzi, ma semmai quali sono i veti del presidente della Repubblica.

 

In linea teorica, cosa non vuole Mattarella lo sappiamo – e sappiamo che non vuole andare alle elezioni prima delle prossime Europee. Il mistero vero, se vogliamo, è su cosa scommette, oggi, il presidente della Repubblica.

 

I paletti fissati sul terreno da gioco sono molti ma tra quelli meno descritti ne esiste uno che abbiamo scelto di sintetizzare con l’immagine che trovate oggi come copertina del nostro giornale (e realizzato in esclusiva per il Foglio da Tvboy, l’autore del famoso bacio tra Salvini e Di Maio): il bacio mozzafiato tra Sergio Mattarella e Silvio Berlusconi, che è il dato politico più importante di questo secondo giro delle consultazioni – e forse dell’intera legislatura. Fino a oggi in molti si sono chiesti se sia possibile o no che il M5s accetti di avere Forza Italia nel perimetro della maggioranza di governo. Ma la domanda dovrebbe essere un’altra: Mattarella accetterà o no che Forza Italia venga esclusa da una maggioranza a trazione populista?

 

Le ragioni che rendono complicata per Salvini la rottura della coalizione con FI non dipendono solo dagli equilibri del centrodestra nelle regioni e non dipendono solo dalla necessità di trattare con il M5s sulla base del 37 per cento della coalizione. Dipendono, prima di tutto, da qualcosa di più importante di fronte alla quale il leader della Lega si è ritrovato conversando con il presidente della Repubblica: la volontà del capo dello stato di tenere unita la coalizione di centrodestra per evitare di mettere il paese nelle mani di un governo a vocazione populista. In un governo tra Di Maio e Salvini, la presenza di Forza Italia, anche dissimulata, permetterebbe di diluire, su Europa, euro, atlantismo, protezionismo, gli istinti demagogici dei due capitribù del populismo. Ma allo stesso tempo la solidità dell’asse tra Salvini e Berlusconi è per Mattarella una garanzia anche per scongiurare le elezioni anticipate. Berlusconi, come Mattarella, non vuole tornare al voto, e per Salvini puntare al voto senza il consenso di Forza Italia significherebbe sfidare Mattarella, oltre che Berlusconi, e andare alle elezioni da solo. Ne vale la pena? Basterebbe tutto questo a spiegare l’importanza del bacio tra il capo dello stato e il presidente di Forza Italia. Ma la simmetria tra il progetto di Berlusconi e quello di Mattarella potrebbe essere importante anche per un altro schema al momento difficile da realizzare (ma un domani chissà): dovessero fallire i giovanotti della demagogia toccherebbe a Forza Italia, alla Lega e al Pd fare un passo in avanti, insieme, per permettere a un governo di prendere forma e in quel caso toccherebbe a FI mettersi al centro di un governo che, almeno all’inizio, potrebbe nascere con il sostegno di tutti (altro paletto di Mattarella: è bene che non nasca un governo con un voto contrario del M5s). “Emerge con evidenza – ha detto ieri il presidente della Repubblica – che il confronto tra i partiti politici per dar vita a una maggioranza non ha fatto progressi. Attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra”. Che tutto questo si traduca con un pre-incarico o un incarico esplorativo a un Roberto Fico o a una Elisabetta Casellati (la carta Giorgetti esiste in un quadro di accordo tra il centrodestra e il Pd) poco importa. Per Mattarella la ricreazione è finita e nei prossimi giorni a suonare la campanella, con lui, in un modo o in un altro, in qualsiasi governo, ci dovrà essere il partito del Cav. Con molti baci a tutti.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    15 Aprile 2018 - 16:04

    Dov’è il vero baco? Da noi, atteggiamento che viene da lontano, ogni forza politica non riesce a impostare un iter condiviso, un programma di interesse generale per il Paese, sganciato dai propri contingenti interessi particulari. L’anomalia non è tanto che i vari partiti espressioni di visioni e progetti politici e sociali diversi, tendano a seguire i propri interessi, quanto che gli stessi siano divisi al loro interno in correnti, conventicole, micro feudi e rivalità personali. Ne deriva l’assenza di una cultura degli interessi generali del Paese. Patologia comune sia nel Csx che nel Cdx. Il Foglio ha fatto egregiamente la sua parte:quella della ragione e del buon senso e del principio di realtà. Basterà il bacio dell’aut aut a sbloccare la malattia? Dobbiamo augurarcelo. Convintamente.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    14 Aprile 2018 - 16:04

    Forse per esorcizzarlo (e nel caso ben comprendo) si continua a non prendere in considerazione l'ipotesi di un governo 5S-PD-LEU. E' vero che avrebbe una maggioranza risicatissima, soprattutto al senato, ma quella che ebbe Prodi nel 2006 era ancora più ridotta (e poi qualche "responsabile" si trova sempre). Quanto al governo "di tutti", ad oggi non avrebbe i numeri perché Salvini si è detto indisponibile a questa soluzione, e così jackass Di Maio. Visto però il qualunquismo dei 5S (Lega o PD per loro pari sono), magari si arriverà ad un governo "di quasi tutti", con la Lega (e FDI) all'opposizione. Vedremo a quel punto se si attribuirà a Berlusconi la responsabilità della rottura della coalizione, come analogamente viene fatto come processo alle intenzioni con Salvini quando si confronta con i 5S.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Aprile 2018 - 15:03

    Al direttore -Dov’è il vero baco? Da noi, atteggiamento che viene da lontano, ogni forza politica non riesce a impostare un iter condiviso, un programma di interesse generale per il Paese, sganciato dai propri contingenti interessi particulari. L’anomalia non è tanto che i vari partiti espressioni di visioni e progetti politici e sociali diversi, tendano a seguire i propri interessi, quanto che gli stessi siano divisi al loro interno in correnti, conventicole, micro feudi e rivalità personali. Ne deriva l’assenza di una cultura degli interessi generali del Paese. Patologia comune sia nel Csx che nel Cdx. Il Foglio ha fatto egregiamente la sua parte:quella della ragione e del buon senso e del principio di realtà. Basterà il bacio dell’aut aut a sboccare la malattia? Dobbiamo augurarcelo. Convintamente.

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  • Giovanni Attinà

    14 Aprile 2018 - 14:02

    Caro cerasa, la sua analisi è troppo ottimista. Quanto al ruolo di Berlusconi dubito che abbia quello di spegnere la spinta populista, vista la frenesia del potere del duo DI Maio-Salvini e dintorni.Se si viole poi essere coerenti il centrodestra non mi sembra così unito , come ventilato anche da "Il Foglio", anche perchè le differenze ci sono e grandi.

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