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La pazzia di un Pd al governo

Fuggire dalle tentazioni. L’intesa del Pd con il M5s è una truffa persino peggiore del programma taroccato. L’Italia ha il diritto di non avere accanto a un governo populista un’opposizione sfascista. Ragioni per non cadere nella trappola grillina

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

18 Aprile 2018 alle 06:16

La pazzia di un Pd al governo

Maurizio Martina, Andrea Marcucci, Graziano Delrio e Matteo Orfini al Quirinale (foto LaPresse)

La tentazione c’è ed è inutile girarci intorno. A dispetto della giusta posizione tenuta fino a oggi – chi vince governa, chi non vince fa opposizione – il Partito democratico è a sorpresa di nuovo in campo nella partita post elettorale. E nel caso in cui non dovesse andare in porto il tentativo di Sergio Mattarella di avvicinare i vincitori del 4 marzo all’interno di una maggioranza di governo non c’è piano B del Quirinale in cui il ruolo del Pd non sia decisivo. Allo stato attuale l’opzione del governo Di Maio-Salvini, con Forza Italia in qualche modo dissimulata ma presente, nonostante i capricci dei protagonisti resta l’opzione più probabile. Ma se davvero i gemelli diversi del populismo italiano non dovessero trovare la combinazione giusta per portare i propri partiti a Palazzo Chigi la novità politica di queste ore è che per il Pd la strada per tornare in campo non coincide più solo con il governo di tutti ma potrebbe coincidere anche con il governo dei pochi. In altre parole: se la Lega e il M5s non fossero in grado di mettersi d’accordo tra loro, e di incrociare le proprie ruspe, il Pd è pronto a ragionare su come mettersi d’accordo con uno dei due piani B.

 

Il primo piano – che coincide con il lodo Gianni Letta e forse anche con il lodo Giancarlo Giorgetti – prevede la nascita di un governo di centrodestra sostenuto esternamente dal Pd (è dura). Il secondo piano – che coincide con il lodo Fico e se volete con il lodo Pif – prevede invece la nascita di un governo formato non dal M5s e dal centrodestra ma dal M5s e dal Pd. L’ex segretario Matteo Renzi ha sempre affermato di voler tenere lontano il gruppo parlamentare del Partito democratico dalle forche caudine del grillismo. Ma più passa il tempo e più il Quirinale sembra sospettare che nel Pd la possibilità di avvicinare i democratici ai grillini non sia più impossibile ma sia legata a un unico vero fattore: fino a quando sarà Di Maio a guidare il processo, un avvicinamento sarà impossibile, ma qualora Di Maio dovesse scegliere di passare la mano – è questa la frase usata in privato dai vertici del Pd – “tutto si riaprirebbe, tutto cambierebbe”.

 

Fino a qualche giorno fa nessuno nel Pd avrebbe scommesso su questo scenario ma le profonde ed evidenti divisioni presenti nel movimento (alimentate anche dallo scoop del Foglio sul programma grillino riprogrammato dopo le elezioni) hanno però contribuito a mescolare le carte e hanno proiettato il Pd verso un nuovo scenario all’interno del quale l’obiettivo principale dei dem non è più oggi fare solo opposizione, ma è sfruttare le difficoltà di Di Maio per provare, come si sarebbe detto una volta, a rottamare il capo politico dei grillini. Le parole usate ieri dal segretario reggente del Pd Maurizio Martina (siamo disposti a trattare con gli altri partiti se faranno proprie le nostre idee su Reddito di inclusione, salario minimo legale, assegno universale per le famiglie) lasciano intendere esplicitamente che nel Pd stia maturando una svolta a cinque stelle. Il punto dunque non è più chiedersi se possa accadere ma è chiedersi se sia giusto avallare questa ipotesi. E la risposta non può che essere sempre la stessa: è o no nell’interesse del paese che l’opposizione a un governo a trazione populista sia guidata da una coalizione a trazione populista? La risposta è semplice ed è un “no” grande come una casa.

 

L’Italia ha bisogno di un governo che esprima la volontà popolare (e che non sia nocivo per l’interesse nazionale) ma allo stesso tempo ha bisogno di un’opposizione che sappia costruire un’alternativa fieramente europeista al progetto fieramente sfascista dei due gemelli diversi del populismo. Come ha scritto con saggezza qualche giorno fa il professor Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore, la politica italiana acquisirà un formato bipolare solamente quando si aggregherà un polo alternativo e competitivo di orientamento europeista. Il posto del Pd è all’opposizione. I vincitori del 4 marzo hanno il dovere di governare. Ma l’Italia ha il diritto a non avere accanto a un governo populista anche un’opposizione sfascista. O governano i campioni oppure mille volte meglio riandare alle elezioni. Il governo del Pd con il Movimento 5 stelle è una truffa persino peggiore del programma taroccato.

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Commenti all'articolo

  • riccardobrandoni@libero.it

    riccardobrandoni

    19 Aprile 2018 - 11:11

    Appoggio esterno o astensione Berlusconi, perche' non lo accetta? Solo una settimana fa Cerasa ha scritto circa questa possibilita'.

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  • carlo.trinchi

    18 Aprile 2018 - 18:06

    Caro Cerasa e caro Ferrara andate a casa di Berlusconi e convincetelo a sciogliere Salvini dal patto della coalizione e di permettergli, libero e bello di fare il governo con i cinque stelle. Solo così si scopriranno le carte dei gemelli eterozigoti. Solo così si cacceranno le faine dal pollaio e solo così si potrà, dopo, eventualmente, fare dell’altro. A freddo o come dite si da solo acqua alle corde del populismo imperante e in piena follia.

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  • DBartalesi

    18 Aprile 2018 - 17:05

    Avessimo un Macron, quel "Papa" che a Giuliano Ferrara rischia di far perdere "l'atea divozione", il suo ragionamento non farebbe una piega. Ma non è così. Se non con i macaroni, siamo costretti a fare conti con il collasso della sinistra, col sorgere dell'atollo dei Cinque Stelle, di cui il suo giornale non manca di sottolinearne la vacuità. E' dunque questo vuoto, la loro "insostenibile leggerezza" populismo? Noi preferiamo consegnare questo titlolo al sig.Salvini. Quindi? Certo,l'unione di un cieco e di uno zoppo, del M5S col PD, non fornisce grandi garanzie. Ma il problema si riproporrebbe anche in caso di nuove votazioni. Dunque sulla base di un programma conciso e condiviso ( valutato dai rispettivi elettorati per essere à la page?), PD e Cinque Stelle un tentativo lo potrebbero fare. In un orizzonte limitato e senza fini sfascisti. Qualcuno lo potrebbe sostenere dall'esterno e apprezzare l'impegno di superare l'insostenibile rischio di non avere un governo.

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    • Skybolt

      19 Aprile 2018 - 13:01

      Scusi, non bastava dire: sì, vogliamo governare con i 5S? Lasciamo stare atolli, 5S non populisti, e giustificazioni varie.

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  • borlavanna

    18 Aprile 2018 - 13:01

    Di questa mossa del PD sono esterrefatta! Non gli bastano tutti gli insulti ricevuti né della prese in giro all'inizio dell'ultima legislatura. Non gli bastano i taroccamenti ai danni dei loro iscritti ne'della codardia del loro capo (ricordate quando ha dato buca a Renzi a Ballarò). Non gli bastano gli sfotto' e le falsità dei loro pennivendoli, no non gli bastano! E tutto per la responsabilità. Ma lo sanno che anche in Friuli e Molise gli italiani stanno perseverando sulla stessa scia. Lasciamola a loro questa responsabilità. Mi rifiuto di essere complice. Spero che Renzi faccia un nuovo partito.

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    • Skybolt

      18 Aprile 2018 - 14:02

      Gentilissima, non si esterefaccia.. e qui la responsabilità non c'entra nulla... c'entra il bisogno di stare nel giro del potere. Il PD con ideologia confusa (eufemismo) è finito se non riesce a gestire il potere, anche un pezzetto. Anche piccolo. Guardi come sono finiti i pezzi di DC basati sul potere dei cacicchi locali. Finiti i cacicchi, finito tutto.

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