Basta ricreazione. La lettera perfetta di Mattarella a Di Maio e Salvini

Perché si può aspettare ancora per provare a formare un governo ma non è il caso di perdere tempo. Istruzioni per passare dalla demagogia alla realtà. Altrimenti, il governo dei vincenti ma incapaci dovrà essere sostituito da un governo dei perdenti ma capaci

16 Aprile 2018 alle 08:21

Basta ricreazione. La lettera perfetta di Mattarella a Di Maio e Salvini

Foto LaPresse

Se ci fosse la possibilità di inviare una lettera ai vincitori delle elezioni politiche, ovvero Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i concetti che Sergio Mattarella utilizzerebbe per spiegare senza filtri diplomatici la delicatezza della situazione in cui si trova l’Italia potrebbero essere grosso modo così sintetizzati. Proviamo? Proviamo.

 

Caro Matteo Salvini, caro Luigi Di Maio. Vi scrivo a sei settimane dal voto del 4 marzo per spiegarvi perché, dopo quarantacinque giorni di chiacchiere inutili, non siete ancora riusciti a formare un governo. Il problema, come è evidente, non è il tempo. La durata delle consultazioni non è un dramma e sappiamo tutti che ci sono state crisi più lunghe di queste. Nel 2013, ci vollero 61 giorni per far nascere il governo Letta. Nel 1996 ci vollero 127 giorni per far nascere il governo Dini. Nel 1979 ci vollero 126 giorni per far nascere il quinto governo Andreotti. Nel 1972 ci vollero 121 giorni per far nascere il primo governo Andreotti. Nel 2008 ci vollero 104, dicasi 104, giorni per far nascere il governo Prodi. Oggi siamo appena a 45 giorni di riflessioni e non ci sarebbe nulla di male ad aspettare ancora un mese per provare a far nascere un governo. Il problema non è dunque prendere tempo ma il problema è semmai perdere tempo e con tutta l’amicizia e il senso istituzionale del mondo non posso che dirvi, cari amici, che in questi giorni abbiamo perso molto tempo.

 

Se avete un attimo di pazienza, prima di spiegarvi perché ho scelto di non perdere più tempo, vorrei invitarvi a una riflessione misurata per farvi comprendere qual è oggi lo stato dell’arte. Intanto usiamo bene le parole. Il 4 marzo gli schieramenti che si sono affermati non sono stati schieramenti vincenti ma sono stati schieramenti prevalenti. In campagna elettorale avete fatto tutti un po’ i furbi autoproclamandovi candidati premier e a causa di questa truffa semantica vi ritrovate nella condizione in cui siete oggi. Da un lato non potete permettervi, e parlo soprattutto a te Luigi caro, di fare un passo indietro perché il vostro popolo, come ripetete spesso, “non capirebbe” la ragione per cui un candidato premier che vince le elezioni non debba essere poi l’incaricato premier. Dall’altro lato, e qui parlo anche a te caro Matteo, non potete permettervi di risolvere la situazione, lo stallo, con una scelta naturale, ovvero fare entrambi un passo indietro a favore di un nome terzo, perché da mesi raccontate ai vostri elettori una verità che non esiste. Una fake news, come si dice.

 

L’idea che qualsiasi governo “non eletto dal popolo” sia un governo che non ha legittimità di esistere – e l’idea che ogni presidente del Consiglio scelto dal presidente della Repubblica sia un sostanziale golpe contro la volontà degli elettori – è una formula retorica che vi tiene in ostaggio e per questo ho scelto di sfidare la vostra demagogia accelerando i tempi. Non ho ancora deciso – lo deciderò oggi – se scommetterò su un preincarico o un incarico esplorativo. Ma ho deciso di mettervi nelle condizioni di osservare in modo ravvicinato – e se volete anche in modo brusco – cosa significa passare dalla demagogia alla realtà. Provo a spiegarvelo in modo sintetico. Con qualche tweet, come piace a voi.

 

Primo tweet. Il centrodestra, caro Luigi, è una coalizione che ha preso più di 12 milioni di voti e quando metti una “ics” su un candidato che una coalizione presenta nel collegio uninominale stai facendo una scommessa non solo su un partito ma su un progetto. Nulla vieta che quel progetto poi si rompa ma non pensi di essere un po’ arrogante e un po’ irresponsabile, caro Luigi, se continui ad affermare di voler fare un governo solo a condizione che ci sia chi piace a te e non chi piace agli italiani? Il centrodestra è una coalizione e se vuoi governare con quella coalizione devi accettare che quella coalizione sia in qualche modo rappresentata.

 

E davvero, caro Luigi, non vorrei arrivare al punto di dovere dare a te un incarico esplorativo, e bruciare la tua fulminante e bellissima carriera, solo perché non riesci a capire che Salvini non solo non può, ma non deve rompere con Berlusconi. O lo capisci tu o te lo faccio capire io. Ci siamo intesi?

 

E quanto a te, caro Matteo, cosa vuoi che ti dica? Davvero vuoi rompere la coalizione di centrodestra ed essere il numero due di Davide Casaleggio – ho detto Davide Casaleggio? Davvero vuoi rompere la coalizione di centrodestra ed essere costretto a fare tutte le sciocchezze da te proposte in campagna elettorale? Davvero vuoi rinunciare a essere il leader di un nuovo centrodestra per far nascere un governo un po’ da arlecchini con il tuo amico Di Maio? Tutto può essere, caro Matteo, ma ti prego solo di non farmi perdere tempo: sai benissimo che se non trovi un modo per far accettare Berlusconi a Di Maio l’opzione B, il governo con il Pd, per te potrebbe essere molto complicata da accettare: non vorrai mica fare un governo con il Pd dopo aver passato i giorni a dire mai un governo con il Pd? Non mi vorrai costringere a trasformare il bravissimo Giancarlo Giorgetti, al posto tuo, nel vero interlocutore della Lega, non è vero?

 

Vi prego, caro Luigi, caro Matteo. Non parlatemi più di questa sciocchezza delle elezioni del Friuli e del Molise. Dalle vostre vocine mi piacerebbe sentire altre cose in questi giorni. Mi piacerebbe avere rassicurazioni sulla collocazione internazionale dell’Italia. Mi piacerebbe avere rassicurazioni sul nostro ruolo nella Nato. Mi piacerebbe sentirmi dire che quelle stupidaggini sul vincolo di mandato imperativo sono soltanto chiacchiere elettorali

Infine, vi prego, caro Luigi, caro Matteo. Non parlatemi più di questa sciocchezza delle elezioni del Friuli e del Molise. Non ditemi più che vorreste passare le due elezioni per dimostrare che la Lega e il Movimento 5 stelle sono i partiti più in salute che ci sono in Italia. Dalle vostre vocine mi piacerebbe sentire altre cose in questi giorni. Mi piacerebbe avere rassicurazioni sulla collocazione internazionale dell’Italia. Mi piacerebbe avere rassicurazioni sul nostro ruolo nella Nato. Mi piacerebbe avere rassicurazioni sul vostro rapporto con Putin. Mi piacerebbe per esempio leggere per iscritto un vostro documento congiunto in cui giurate fede allo stesso Patto atlantico che fino a qualche anno fa volevate cancellare. Mi piacerebbe per esempio avere rassicurazioni su cosa volete fare con l’Euro. Mi piacerebbe sentirmi dire che quelle stupidaggini sul vincolo di mandato imperativo sono soltanto chiacchiere elettorali. Mi piacerebbe sapere tutto questo e mi piacerebbe sentire parlare di fatti, non di fuffa, di voti, non di veti, di proposte, non di proteste. Mi piacerebbe sentire tutto questo e smetterla di giocare ancora con la lotteria della demagogia. Mi piacerebbe che chi ha voti per governare facesse uno sforzo per governare. E mi piacerebbe che voi capiste che se nessuno farà un passo indietro dai propri veti il governo dei vincenti ma incapaci dovrà essere necessariamente sostituito da un governo dei perdenti ma capaci.

 

Sono le regole della democrazia. Ma l’abc voi lo conoscete, no?

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  • lorenzolodigiani

    16 Aprile 2018 - 16:04

    Speriamo in un governo di tutti, per diversi motivi accettato da tutti ed imposto da Mattarella. Di durata non lunga, ma non breve, fino alle europee del 2019, con un programma conciso e che comprenda una legge elettorale decente, maggioritaria con doppio turno. Eviteremmo di farci del male nei confronti dell’Europa e dei nostri alleati. Eviterebbe di farsi del male anche un eventuale governo del peggio (Lega-m5s).

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  • carlo.trinchi

    16 Aprile 2018 - 15:03

    Caro direttore se il caro presidente sostituisse i vincenti incapaci con dei perdenti capaci farebbe felici i vincenti incapaci. Li riporterebbe, uno sui monti in canottiera e l’altro sui palchi nelle piazze a smadonnare un revival di waffa ristoratori. Si provi a pensare il bordello di un governo di perdenti e transfughi che durano al massimo un mese per poi perire sotto i fendenti dei forconi. Ma qui ci fanno o ci sono?

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    16 Aprile 2018 - 15:03

    Premesso che il governo Dini nacque nel 1995 e non nel 1996, e che il secondo governo Prodi nacque nel 2006 e non nel 2008 (un po' di precisione non guasterebbe), e che le "sciocchezze" che Salvini avrebbe proposto in campagna elettorale sono quelle del programma condiviso dalla coalizione (in primis da Berlusconi, che si credeva ancora il numero uno del CDX), come si può sostenere che i cosiddetti vincenti siano incapaci senza averli messi alla prova? Io so solo che i perdenti (cioè il PD) a giudicare dal risultato elettorale non sono stati certo molto capaci (eufemismo, sono stati un disastro), e che gli elettori non si sono fatti abbindolare dalle innumerevoli mance e mancette elargite prima delle elezioni, che avranno il solo risultato di aggravare il debito pubblico senza nemmeno avere l'alibi della crescita.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Aprile 2018 - 14:02

    Una cosa è certa, a livello della cosiddetta opinione pubblica/mediatica: il nuovo governo non può includere né Berlusconi, né il Pd. Le sfumature sono solo opinioni. Di Maio, il secondo col cappello in mano lo accetterebbe, ma Salvini, no. Un governo di scopo, di unità nazionale, un governo di tutti, il M5S non può accettalo, sarebbe come ammettere il fallimento del suo progetto di “cambiamento”. Nel Pd è in corso una guerra civile, per cui inutile chiedersi cocosa sia il Pd. Non appare chiaro, per ora dove il presidente Mattarella potrà trovare spazi di manovra. L’unica legge elettorale che possa garantire un vincitore è quella in vigore per l’elezione dei sindaci. Per le politiche nazionali, non va bene? Già, non va bene perché i governi si formano in Parlamento. Lì sono possibili manovre ed escamotage che la legge per l’elezione dei sindaci, renderebbe ininfluenti. Gira e rigira, il nodo è sempre il Parlamento, concepito all'italiana, Basta una lettera? Sarebbe bello.

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