Cosa aspetta il M5s per annunciare il patto con la Lega sul nome del premier?

Caro Giggino, non è che temi il potere e non sei in grado di governare?

Giuliano Ferrara

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14 Aprile 2018 alle 11:47

Cosa aspetta il M5s per annunciare il patto con la Lega sul nome del premier?

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Non bisogna essere proprio geniali per capire certe cose semplici di cui parliamo da un mese, il mistero del terzo comodo. Caro Giggino, con il 32 per cento Palazzo Chigi non te lo danno. Non te lo dà il Pd, che giudichi equivalente al centrodestra e sulla cui equivalenza stai cercando un giudizio algoritmico di un prof., e non te lo dà il centrodestra, che ha più voti di te. E non te lo dà Berlusconi, al quale fai senso e che ti fa senso, più o meno. Dunque non te lo può dare Mattarella, che per Costituzione è quello che decide, né eventualmente il Parlamento. Ma la Lega? Con la Lega hai stretto accordi istituzionali di reciproco vantaggio, ma al patto di eleggere una cara amica e collaboratrice di Berlusconi alla Seconda carica dello stato, il male assoluto secondo il motociclista guatemalteco. E altri patti parlamentari e di potere, rispettati con scrupolo.

   

Dunque c’è una speranza? Governo con la Lega? La minaccia abbastanza risibile di un governo col Pd, che non ci sta, per adesso gli fai senso anche algoritmicamente, e il veto su Berlusconi dovrebbero sbloccare la situazione. Però la Lega e il suo capo potrebbero farlo soltanto se Berlusconi promettesse benevolenza esterna. Che per adesso non è il caso, Berlusconi è un algoritmo difficile da decifrare, anche per lui stesso. Altrimenti sarebbe un governicchio debole, esposto a un’opposizione su due fronti e con pochi voti di maggioranza, nettamente sbilanciato a favore di uno che è arrivato secondo al traguardo. E quando mai? E poi, arifacce, chi lo presiede? Se ti dà Palazzo Chigi, Salvini si sputtana alla grande, fa la figura del sorcio. Se non te lo dà, e non può dartelo, ecco ripresentarsi il mistero del terzo comodo. 

   

Un accordo a due per un terzo a Palazzo, e che sia un terzo che non ha truppe di suo, che non imbarazza Mattarella, che non dispiace a Berlusconi, che ha la considerazione dell’ambasciatore americano, dell’ambasciatore russo e dell’Unione europea, per non parlare dei famosi mercati, non è facile. Ma non sarebbe impossibile se tu avessi un po’ di fantasia e ne discutessi serenamente con Salvini, in nome dell’interesse di lui a fare il ministro dell’Interno e tuo a fare il ministro dell’Economia, cioè più o meno dell’assistenza pubblica. La via al potere è quella: ma forse del potere non sai che farne, forse punti al voto senza considerare che a quello del 4 marzo sei arrivato sull’onda di una speranza-promessa-demagogia e che il gioco difficilmente si può ripetere due volte di seguito, tanto più che le file per il reddito di cittadinanza si allungano e il salario dell’ozio non lo vuoi già più dare. Magari lo temi, il potere, perché sai quanto sei impreparato a gestirlo, Grillo dice celiando che lui “scherzava”, sai quali rischi corri, perché il potere del clic come ti ha fatto così ti disfa. E questo per una parte di mistero.

    

L’altra parte di mistero è più semplice, meno psicologica. Con Salvini ti sei segretamente e ambiguamente accordato, magari a mezze parole, anche solo sfumature e aggettivi, ragazzate. Io Giggino agito il fantasma del Pd e di Franceschini, tu Matteo ti lavori Berlusconi, Mattarella ci dà tutto il tempo che vogliamo e alla fine si trova la quadra, magari con l’aiuto di Mediaset, l’aziendina del male assoluto. Ma anche in questo caso occorre un terzo uomo, come nei film di Orson Welles. Nemmeno con la benevolenza di Berlusconi Salvini ti dà Palazzo Chigi, qualunque cosa si sia lasciata sfuggire. Rimarrebbe senza Camere e senza governo, lui che come leader elettorale è arrivato primo, incoronando il secondo. Mistero dei misteri, l’accordo c’è, sul nome si discute, è cosa delicata, e non si trova mai il momento di vedersi e di accordarsi sul serio e di lanciarlo a destinazione dell’unica persona giusta, che si chiama Mattarella. Forse aspettate la fiera dei vini di Verona, forse semplicemente non siete capaci.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    15 Aprile 2018 - 02:02

    Il caro Giggino. Fa tenerezza: schiavo della pancia dei click e degli endorsement pelosi di quelli che sperano, puntano, a lucrare su di lui. Il potere non fa per lui, è roba seria, da maneggiare con cura, con abilità, con accortezza, con duttilità, con cinica esperienza, da golpe e lione. Il suo inebriante 32%?, un simpatico insieme di bravi caciaroni, istintivi, vocianti, modelli del frangar non flectar, appassionati e convinti di rappresentare il cambiamento, sono altra cosa. Si sentono solo investititi del sacro compito d’assaltare il Palazzo d’Inverno. Ma, o lo conquisti coi forconi, altrimenti il 32% serve a nulla. La questione morale, il must, delle schiere cliccanti è una bestia sempre pronta a morderti la mano. Mica brama vivere a pan secco e onestà, anche lei s’aspetta manicaretti gustosi. Già, la Democrazia diretta.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    14 Aprile 2018 - 18:06

    Uno degli errori fondamentali di Matteo Renzi fu quello di adibire Palazzo Chigi alla duplice location di Presidenza e di "Ministero dell'Economia" con relative "sale d'attesa". Con l'eventuale presidenza di Luigi primo ( re d' O sole mio?) Palazzo Chigi somiglierebbe a una "cepu" location; una microcosmogonia a 5 stelle che insieme a Alessandro, Danilo, Beppe, Davide, in breve tempo si trasformerà in una macrocosmo(a)gonia. Scusate questa piccola "odissea nello spazio".

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