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La Tetra Repubblica

Il Pd crolla, il M5s vola, i partiti anti sistema al 50 per cento. Il centrodestra proverà a fare una maggioranza. Perché Mattarella ora ha il compito di tenere gli anti europeismi lontani tra loro

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

5 Marzo 2018 alle 03:08

La tetra Repubblica

Nei futuri libri di storia, la notte tra il 4 e il 5 marzo del 2018 potrebbe essere ricordata a lungo come la notte in cui l'Italia si ritrovò, dopo la Prima e la Seconda Repubblica, a un passo dalla Tetra Repubblica. La Tetra Repubblica è una percentuale che forse non prenderà le forme di una maggioranza di governo ma nel momento in cui stiamo scrivendo il dato più importante di queste elezioni politiche è la somma di voti messa insieme dai partiti antisistema usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo. Il Movimento 5 stelle viaggia intorno al 32 per cento ed è il primo partito italiano. La Lega viaggia intorno al 17 per cento e salvo sorprese dovrebbe essere il primo partito della coalizione di centrodestra. Fratelli d'Italia si trova intorno al 4 per cento. La somma tra i tre partiti antieuropeisti fa 53 per cento, e messa a confronto con le percentuali prese in Europa dagli altri partiti antisistema è da brividi. In Francia, al primo turno, il Front National prese il 21,3 per cento. In Olanda, Wilders prese il 20 per cento. In Spagna, Podemos il 19 per cento. In Germania, Afd il 12 per cento. Se il sistema elettorale in vigore oggi fosse stato il proporzionale, il Movimento 5 stelle avrebbe la certezza quasi matematica di essere alla guida del prossimo governo. Essendo però il sistema elettorale un sistema prevalentemente proporzionale, alla fine, per capire chi avrà più chance di avvicinarsi alla possibilità di poter formare una maggioranza di governo occorre tenere a mente la percentuale delle coalizioni e la coalizione più forte oggi è quella formata dal centrodestra, che secondo le prime proiezioni si trova a un passo dalla maggioranza al Senato (150 circa, la maggioranza è 161) mentre si trova più lontana dalla maggioranza alla Camera (è sotto quota 290, la maggioranza è 316).

  

Numeri a parte, il dato politico di queste elezioni è comunque chiaro Il Pd che crolla sotto il 20 per cento è il grande sconfitto delle elezioni (e se il Pd dovesse confermarsi sotto il 20 per cento per Renzi sarà difficile non dimettersi), il Movimento 5 stelle può giustamente rivendicare la conquista di una vittoria importante, il centrodestra vede segnare il sorpasso clamoroso della Lega su Forza Italia e le soluzioni complicate ma chiare che dovrà vagliare il presidente della Repubblica oggi sono tre.

 

Primo: riuscirà il centrodestra a trovare in Parlamento i numeri per governare, da sommare a quelli ottenuti alle elezioni?

 

Secondo: riuscirà il Partito democratico (magari senza la guida di Renzi) a resistere alla tentazione di fare quello che tentò di fare Bersani nel 2013 ovvero sommare i suoi voti a quelli del movimento 5 stelle, insieme con Liberi e Uguali?

 

Terzo: nel caso in cui il Movimento 5 stelle dovesse ricevere l'incarico di formare un governo, la Lega di Salvini riuscirà a resistere alla tentazione di permettere ai grillini di far nascere un governo?

 

Ci sarà tempo per commentare quello che è successo domenica in Italia – potenzialmente, in questo momento, sulla carta, esiste una maggioranza favorevole a un referendum sull'uscita dall'euro. Ci sarà tempo per capire che impatto avrà tutto questo sul centrosinistra (l'era Renzi è alla conclusione) e che impatto avrà sulle macerie del Pd la possibile vittoria di Nicola Zingaretti alla regione Lazio (che alle elezioni si è presentato con un'alleanza diversa rispetto a quella scelta dal Pd nazionale, senza i centristi ma con Grasso e D'Alema). Ci sarà tempo per ricordare che forse per il Pd avrebbe avuto più senso rinunciare a governare a lungo dopo la batosta del referendum del 4 dicembre 2016 e andare alle elezioni nel giugno del 2017. Ci sarà tempo per ricordare tutto questo. Ma al momento l'immagine plastica della giornata di ieri è quella offerta sabato scorso dal nostro giornale.

 

Il 4 marzo gli italiani potevano scegliere di scommettere sui partiti dell'apertura. Hanno scelto di scommettere sui partiti della chiusura. Hanno scelto di scommettere su un mostro che ha per metà il volto di Luigi Di Maio e per metà il volto di Matteo Salvini. Difficile che questo mostro possa arrivare a governare il paese. Ma intanto ha conquistato più del cinquanta per cento degli elettori. Sarà compito del presidente della Repubblica, ora, evitare che i due anti europeismi si vadano a saldare e sarà suo compito evitare che la paura dei mercati colpisca al cuore la nostra economia. Si è parlato a lungo in questa campagna elettorale di un pericolo di ritorno del fascismo, di una famigerata e ridicola “onda nera”. Il pericolo, come era evidente, era il pericolo di un arrivo dell'onda sfascista. E da oggi saranno in molti a chiedersi se contro questa onda si poteva fare qualcosa di più. Benvenuti nella Tetra Repubblica.

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    05 Marzo 2018 - 16:04

    I commenti dei lettori ruotano intorno al fallimento dei partiti di sistema e agli errori di comunicazione. Sarà così ma a me pare che la verità è nella lunga campagna di questo giornale che, in solitaria, ha combattuto gli sfascisti e la “percezione” che giustifica sentimenti negativi e paure. Perfettamente costruita in decenni di attacchi al potere, in qualunque forma espressa. Nessuna meraviglia che si cerchi un significativo cambio di rotta, è la democrazia bellezza. Se vogliamo prendercela con qualcuno, sia lo zeitgeist e il contributo proveniente dai media, dalle anime belle, dalla società civile, dal mondo intellettuale rivoluzionario con l'accordo dei carabinieri, da quello produttivo poco produttivo e dagli interessi trasversali ai quali fa comodo uno stato debole. Il 4 dicembre è stato la nostra Waterloo.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      05 Marzo 2018 - 18:06

      Ben detto. Corriere della Sera tra le vergogna d'Italia si merita l'Oscar.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    05 Marzo 2018 - 15:03

    Al direttore - Non ce vogliamo rendere conto, non siamo capaci di uscire dal clima del 48, dagli stereotipi dello scontro manicheo, destra - sinistra. Ora, democraticamente, è nato un terzo interlocutore. In sostanza la dimostrazione che le due vecchie categorie non pagano più e che tutti i soggetti, le caste, gli interessi e i centri di potere stratificatosi in oltre mezzo secolo sulla dicotomia, hanno l'acqua alla gola. Serve poco, niente, discettare, aggrovigliarsi, sulla provenienza degli undici milioni di voti dei 5S. Siamo di fronte ad un rifiuto del metodo del parlamentarismo trasformista / consociativo che è stato il pilastro costituzionale, portante della prima e seconda repubblica. Anche l'affermazione di Salvini lo ribadisce. Tutti gli stentorei gridi "mai con lui, mai con quelli" , se vogliamo contrastare l'avvento di una democrazia diretta da un'azienda privata, perdono ogni significato politico. Il M5S, ha un grande vantaggio sugli altri, i voti sono tutti suoi.

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  • Giovanni Attinà

    05 Marzo 2018 - 15:03

    Il risultato elettorale è destinato a creare una situazione caotica. Del resto non è la prima volta in Europa: basta guardare la Spagna, dove tuttora c'è un governo di minoranza: Personalmente rimango del parere che a causare questa situazione siano state la legge elettorale e una campagna elettorale disastrosa di tanti partiti che non hanno saputo tenere il contato con la gente. Del resto in Italia i partiti dovrebbero essere tutti rifondati, in modo che gli iscritti contino, vedere Spd in Germania, oltre Cdu e Csu.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    05 Marzo 2018 - 14:02

    Premetto che mi dispiace per la grande avanzata dei 5S, ma tanto tuonò che piovve. La loro demonizzazione, da parte di quasi tutti i media, ha contribuito fortemente al loro successo. E' incredibile che perfino Berlusconi, immemore di quanto da lui subito in tutti questi anni, si sia prestato a questo gioco. L'enfatizzazione dei mancati rimborsi ha contribuito a far conoscere a parecchi che intanto quasi tutti i 5S restituivano dei soldi, mentre gli altri no. Poi, in soldoni, la transumanza al sud degli elettori del PD ai 5S ha contribuito a far mancare la maggioranza al CDX sia alla camera che al senato; si ricorderà a questo proposito l'articolo pubblicato dal Foglio pochi giorni fa sull'ipotesi di attribuzione dei seggi uninominali al Sud, dove il CDX, che veniva dato vincente quasi dappertutto, ha grossomodo mantenuto i suoi voti. E ripeto: se la sente il direttore di escludere un appoggio esterno del PD a Di Maio? PS. E' la terza volta che lo mando, è così difficile pubblicarlo?

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