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Sarà il referendum Boschi il vero campo su cui si scontreranno pm e Renzi

Quel cocktail micidiale, chiamato circo mediatico-giudiziario, ci viene gentilmente offerto ogni mattina sulle pagine dei giornali e promette di essere solo un piccolo e minimo antipasto rispetto a quello che potrebbe accadere alla vigilia di un altro referendum che metterà davvero in discussione la vita del governo Renzi.

7 Aprile 2016 alle 06:18

Sarà il referendum Boschi il vero campo su cui si scontreranno pm e Renzi

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Quel cocktail micidiale, chiamato circo mediatico-giudiziario, composto da una miscela esplosiva fatta di ideologia e di sentenze, di teoremi e di intercettazioni, di brogliacci e di speculazioni, di procure e di insinuazioni che da qualche giorno a questa parte, complice l’inchiesta di Potenza, ci viene gentilmente offerto ogni mattina sulle pagine dei giornali promette di essere solo un piccolo e minimo antipasto rispetto a quello che potrebbe accadere alla vigilia di un altro referendum che, al contrario di quello del 17 aprile, metterà davvero in discussione la vita del governo Renzi. Oggi, in fondo, può essere spericolato credere che vi sia una qualche ideologia politica che ha spinto i magistrati di Potenza a far detonare un’inchiesta sul petrolio giusto a pochi giorni da un referendum sul petrolio, e tutti sappiamo (ovvio, no?) che mai e poi mai una procura oserebbe interferire, con tempistiche sospette, con i delicati processi della politica. Quando si arriverà però a ottobre, alla vigilia del referendum sulla Costituzione (il Renzi-Boschi), lo scontro tra politica e magistratura non vivrà più nella semplice e sterile sfera delle allusioni ma entrerà in un contesto nuovo, esplicito e diretto, all’interno del quale alcuni magistrati, anche a costo di sfidare il principio sacro della separazione dei poteri, metteranno in campo la loro ideologia per sconfiggere l’ideologia di chi governa il paese, ovvero Renzi.

 

L’antipasto perfetto di questa nuova sessione speciale del circo mediatico-giudiziario, che ci auguriamo resti all’interno del perimetro dello scontro tra ideologie e nulla di più, è rappresentato dalla presenza quantomeno anomala di una corrente della magistratura (Md) che ha aderito al comitato del “no” al referendum sulla Costituzione e dio solo sa cosa si potrebbe dire se un magistrato di Md dovesse “sfiorare” il governo prima del referendum della Costituzione (ma la magistratura ad orologeria non esiste quindi nessun problema). Se il comunicato con cui Md ha deciso di aderire, insieme con i No Triv e i partigiani d’Italia, al no al ddl Boschi-Renzi non dovesse essere sufficiente per inquadrare la portata dello scontro tra magistrati e governo può essere utile andare a pescare un intervento significativo pubblicato due giorni fa sulle pagine di un quotidiano locale (l’Adige) in cui un pubblico ministero (Pasquale Profiti) di una procura importante (Trento), presidente dei magistrati della sua regione (l’Anm del Trentino Alto Adige), ha messo per la prima volta nero su bianco la vera ragione per cui la magistratura oggi non può che lottare contro questo governo e contro la riforma simbolo di questo governo: il ddl Boschi.

 

Il problema, sostiene l’esponente dell’Anm, è che la legalità è un valore assoluto mentre la governabilità non lo è ed è anche dannosa. “La cosiddetta governabilità, come valore assoluto, non solo non risolve nulla dei mali di una collettività, ma è pregiudizievole al suo sviluppo sociale ed economico, oltre che istituzionale”. Secondo il pm, all’attacco di Renzi per la sua “narrazione che deve essere quantomeno credibile per essere efficace”, “l’Italia è debolissima sulla credibilità che le decisioni siano prese nell’interesse del paese e non per la perpetuazione del proprio potere. A solo titolo di esempio basterebbe citare i casi dei ministri di questo governo che si sono dimessi, ma anche di quelli che non si sono dimessi difendendo la propria onorabilità famigliare”. Il testo del procuratore di Trento è solo uno dei tanti segnali che si leggono con chiarezza sul sismografo dello scontro tra magistratura e governo. Il punto è evidente. Esiste una guerra politica e ideologica tra il governo e un pezzo importante della magistratura (gli stessi coordinatori del comitato del no al ddl Boschi non escludono che anche l’Anm aderisca al comitato del no) e la presenza in Italia di una magistratura fortemente politicizzata e oggi persino schierata è un indizio sufficiente per sospettare che quel cocktail micidiale chiamato circo mediatico-giudiziario che abbiamo nuovamente assaggiato in questi giorni sia solo l’antipasto di quello che forse potrebbe capitare un domani. Cin cin.

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