Si abbia il coraggio di dire che la caccia è pura ipocrisia

Adriano Sofri

Si spara alle ghiandaie e alle gazze non per cura di vigne e orti, ma per divertimento. Per raccontarlo

Mi chiedevo come sarebbe stata governata l’attività venatoria, la caccia, in un anno così eccezionale. Me lo chiedevo di più dopo i disastri meteorologici in Veneto e ora gli incendi siciliani, enormi operazioni di genio militare criminale, mirate contro luoghi preziosi come Altofonte o Scopello e la riserva dello Zingaro o San Vito Lo Capo. Ho trovato che da ieri è aperta in Sicilia non la stagione di caccia ma l’anticipazione della stagione di caccia. Così il naturalista Giuseppe Maria Amato: “Doppiette pronte a sparare ‘legalmente’ su colombaccio, tortora, gazza e ghiandaia e, se lo trovano, dal 6 settembre sul coniglio selvatico. Nei roghi […] sono già morte decine di migliaia di mammiferi, anfibi, rettili, oltre che i nidiacei di specie in alcuni casi rarissime. Per non parlare della fauna minore, invertebrata, incapace di scappare […] Penso poi ai cacciatori, bardati di tutto punto per sparare a una gazza, intelligentissima creatura oggi abituata a convivere con l’uomo, capace di eliminare ad esempio le processionarie e però vista ancora come ‘nociva’. O peggio una ghiandaia, pochi grammi di splendido piumaggio, vera sentinella dei boschi. Corvidi immangiabili ambedue le specie”.

 

La stagione ordinaria si aprirà il 20 settembre – referendum, elezioni regionali, sparatorie. La preapertura al 2 settembre è stata autorizzata in ben 16 regioni, e comprende la tortora selvatica, specie gravemente minacciata e protetta dall’Ue, oltre che dalle raccomandazioni del ministero dell’Ambiente e dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. In Veneto, accogliendo i ricorsi di associazioni naturaliste, il Tar ha sospeso la preapertura che prevedeva l’abbattimento “della gazza, della ghiandaia, della cornacchia grigia e nera, nonché della tortora selvatica”. Le autorità regionali annunciano nuovi ricorsi e ripetono l’argomento sui danni che questi uccelli provocherebbero alle colture. L’argomento, prima che controverso, è fastidioso come ogni ipocrisia. Si spara alle ghiandaie non per cura di vigne e orti, ma per divertimento. Per raccontarlo.