Natale non è Natale senza un film visto di pomeriggio

Mariarosa Mancuso

In attesa di Checco Zalone, recuperate quelli migliori usciti quest'anno, tra cui "L'ufficiale e la spia", "C'era una volta ad Hollywood" e "Parasite"

“Natale senza regali non è Natale”, brontola Jo all’inizio di “Piccole donne”. Natale non è Natale senza un film visto di pomeriggio. Una volta tradizionalmente soltanto Disney, poi è arrivato il cinepanettone (per capirci, sono i film che come il pifferaio magico attirano chi al cinema va solo nelle feste comandate). Poi il cinepanettone si è moltiplicato, poi è uscito di scena lasciando il posto a Ferzan Özpetek con “La dea fortuna”. Ora contiamo i giorni che mancano al primo gennaio, quando uscirà “Tolo Tolo” di Checco Zalone. Astenersi chi ha arricciato il naso su “Immigrato”, o peggio ha scritto articoli per spiegare le battute: vuol dire che non c’è speranza, nessuno si è mai divertito con una barzelletta spiegata.

 

In attesa che escano in sala le “Piccole donne” di Greta Gerwig (il prossimo 9 gennaio, eppure Louise May Alcott aveva gettato l’amo natalizio) – e già temendo il coro di signore e signorine pronte a dire “Jo sono io, guardatemi: femminismo e penna brillante” – i film migliori del 2019 sono ancora a portata di mano. Da ricuperare senza fatica in sala o su Netflix, che ha anche il vantaggio di tenerli in catalogo.

 

È ancora in circolazione “L’ufficiale e la spia” di Roman Polanski (mentre è sparita la signorina che, giusto a ridosso dell’uscita francese, ha denunciato una violenza con quasi cinquant’anni di ritardo). È ancora in circolazione l’allegrissimo “Un giorno di pioggia a New York” di Woody Allen (mentre Amazon, che non voleva distribuire il film e ha rotto un contratto da 68 milioni, ha raggiunto con il regista un accordo extragiudiziale). Ed è ancora in circolazione “Parasite” di Bong Joon-ho – nel caso fosse il vostro primo film di un regista coreano, andate con fiducia: mica tutti i registi migliorano con il tempo come Clint Eastwood.

 

A proposito, il suo “Richard Jewell” uscirà il 16 gennaio, ma già la polemica impazza: si vede una giornalista che scambia sesso per uno scoop e le custodi dell’ortodossia dicono che non si può. No, non è che non si può farlo. Non si può mostrarlo sullo schermo. Tra un po’ pretenderanno la scritta “Nessuna donna è stata maltrattata durante le riprese di questo film”.

 

Da ricuperare, se l’avete perso – ma allora perché state leggendo questa pagina? – “C’era una volta a Hollywood” di Quentin Tarantino, con Leonardo DiCaprio e Brad Pitt. Su Netflix, c’è “Storia di un matrimonio” di Noah Baumbach, con Laura Dern avvocatessa squalo (quando la ritroverete in “Piccole donne” come mamma devota, capirete che disastro è sbagliare il casting). Scarlett Johansson e Adam Driver sono la coppia divorzianda con rampollo, tra East e West Coast. L’attore odia a tal punto la propria voce che qualche giorno fa è fuggito senza salutare da uno studio radio, appena il conduttore ha mandato in onda una scena del film.