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Guida ragionata ai padri tristi nello spazio

Storie di paternità e di missioni nello spazio intergalattico. A partire da "Ad Astra"

12 Ottobre 2019 alle 06:08

Guida ragionata ai padri tristi nello spazio

Una scena dal film Ad Astra

“Guida ragionata ai padri tristi nello spazio”. Sembrava uno scherzo, dopo che abbiamo patito ogni scena di “Ad Astra” (lo ha diretto James Gray ma fa pena ripeterlo). “Cara, vado su Nettuno a cercare qualche forma di vita intelligente”, dice Tommy Lee Jones a moglie e figlio, con il tono “Esco a comprare le sigarette”. Sta fuori un sacco di tempo, ma il figlio non capisce il messaggio e lo va a cercare nello spazio profondo. Perfino Claire Denis ora gira film di fantascienza – “High Life”, storia di padre e figlia nello spazio, nel cast l’ex vampiro Robert Pattinson (ma la francese rinnega il genere, preferisce presentarlo con film carcerario).

 

Non serve smettere con i film e afferrare un romanzo. Apriamo “La mia ombra è tua” di Edoardo Nesi e troviamo una lode sperticata a “Interstellar” di Christopher Nolan: un grande film sull’amore tra padre e figlia. E dire che a noi era risultato insopportabile, se non per il fatto che ogni tanto i libri cadevano giù dagli scaffali. Di là c’era qualcuno intrappolato nello spazio-tempo, che mandava un segnale a noi rimasti qua. La guida ragionata ai padri tristi nello spazio funge da antidoto ai saluti strazianti prima di salire sulla navicella, perché il mondo attende qualcuno che lo salvi dalle più varie catastrofi, e non vale lo slogan elettorale di Homer Simpson: “Non può farlo qualcun altro?”. I maschi alfa indossano la tuta, si infilano il casco, zampettano verso l’astronave e fanno ciao con la manina ai figli che non sempre capiscono (eufemismo). 

 

“Ad Astra” appartiene alla categoria “Padri tristi che spariscono nello spazio e figli che li vanno a cercare, salvo rendersi conto che era meglio perderli che trovarli”. Gli fanno compagnia “I Guardiani della galassia”: Peter Jason Quill è stato rapito nel Missouri e cresciuto da pirati spaziali, anche Zamora ha i suoi problemi con Thanos che l’ha allevata per farla diventare un’assassina. Su tutti c’è “Star Wars”, dove i padri sono così tanto degeneri – una volta smascherati – che bisogna ammazzarli.

 

Esiste anche il genere “I genitori modello muoiono (anche sulla terra, capita) e i figli decidono di esplorare lo spazio, non si sa mai”. L’inguardabile “Contact”, per esempio, con la giovane Jodie Foster e papà David Morse. E si trovano tracce della stessa trama – meno sciocche e ossessive – in “Star Trek” di J. J. Abrams. Su “Interstellar”, Rachel Handler – che ha compilato la lista per Vulture – dissente sulla grande storia d’amore tra padre e figlia. Propende per “Padri tristi che vanno nello spazio lasciando i figli sulla Terra a sbrigarsela da soli”. Nella stessa categoria sta “Il primo uomo” di Damien Chazelle, appena addolcito dalla moglie dell’astronauta, che obbliga il marito a informare i bambini: “Parto per la luna e potrei non tornare, fate i bravi e obbedite alla mamma”.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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