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Una nuova storia di Wonder, però sull’Olocausto

Ecco “Mai più, per non dimenticare”, graphic novel scritto e illustrato da R.J. Palacio

25 Gennaio 2020 alle 06:00

Una nuova storia di Wonder, però sull’Olocausto

Sono bambini. Hanno i loro giochi.

Hanno tracciato un cerchio sulla mappa del tempo,

sono entrati saltando, ridendo hanno sollevato l’agata.

Ti regalerò un gatto arancione e un maiale di nome Tangerine.

L’uccellino della gioia batte le ali contro un vetro opaco.

C’è un uccellino bianco, lassù sull’albero.

Abbandonano i giochi e vanno.

Muriel Rukeyser, “Quarta Elegia: i rifugiati” 

 


Il primo romanzo di R.J. Palacio, “Wonder”, è un romanzo per ragazzi sulla diversità: la storia di un ragazzino con una deformazione craniofacciale che affronta il mondo entrando direttamente in prima media, in una scuola pubblica. È stato un enorme successo, iniziato nel 2012, ed è stato definito “rivoluzionario”, è diventato anche un film di enorme successo, che ha aperto la strada ad altri libri della stessa autrice, tutti pubblicati in Italia da Giunti, e tutti derivati dalla storia di Wonder. Anche questo graphic novel, “Mai più, per non dimenticare”, scritto e illustrato da R.J. Palacio (che prima di scrivere Wonder faceva l’illustratrice, nata nel Queens da una famiglia di immigrati colombiani e laureata a Manhattan), è collegato a Wonder e mostra il potere salvifico della gentilezza. Ma non adesso, quando ci costa solo un po’ di coraggio di fronte agli altri: durante il nazismo, quando essere gentile con gli ebrei metteva a rischio la vita. La gran parte di questa storia per ragazzi si svolge in Francia durante la Seconda guerra mondiale: a Sara, che vive nella zona libera e pensa, perché lo spera sua madre, di essere al sicuro, cade il quaderno con i suoi disegni, in classe, nella primavera del 1943. Lo raccoglie Julien, il suo vicino di banco a cui lei non ha mai rivolto la parola: ha le gambe contorte dalla poliomelite ed è chiamato da tutti “granchio”. Sara non lo prende in giro, ma non ha mai provato a difenderlo, e non conosce nemmeno il suo nome. Julien le restituisce il suo album, ma le sue amiche lo prendono in giro e lei le lascia fare. Sarà proprio Julien, quando i nazisti arrivano nella scuola per rastrellare tutti i bambini ebrei, a salvarle la vita. A tenerla nascosta nel fienile dei suoi genitori. A occuparsi di lei, a rischiare la vita ogni giorno per lei. A tenerle compagnia la notte, quando nessuno poteva vederlo entrare nel fienile e insospettirsi e fare la spia ai nazisti. Succedono molte cose in questo libro, e alcune sono terrificanti, ma i ragazzi devono sapere. Anche delle persecuzioni dei disabili. E il modello per il personaggio di Padre Luc è stato il reverendo André Trocmé, che insieme alla moglie Magda aiutò a nascondere i rifugiati e a portarli di nascosto fuori dalla Francia, ed è stato riconosciuto, insieme alla moglie e al nipote, nei “Giusti tra le Nazioni”. Hanno salvato almeno 3.500 ebrei. “Vedi, Julian, ci vuole sempre coraggio per essere gentili. Ma in giorni come quelli, quando poteva costarti tutto – la libertà, la vita – la gentilezza diventa un miracolo. Diventa quella luce nell’oscurità, la vera essenza della nostra umanità. Diventa speranza”, dice Sara, ormai anziana, a suo nipote. La parola “gentilezza” è riduttiva, però la lotta umana comincia da qui.

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