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Il segno indelebile che 99 etimologie lasciano nella nostra mente

Non esistono parole neutrali, né sinonimi: esiste un grande potere, che è quello del dire, e del raccontare

7 Dicembre 2019 alle 06:04

Il segno indelebile che 99 etimologie lasciano nella nostra mente

La copertina di "Alla fonte delle parole", di Andrea Marcolongo

Non esiste passione senza pazienza – ci avete mai pensato? Che si attenda qualcuno – un amore, un amico – un autobus in ritardo, i doni da scartare la mattina di Natale – l’idea di attesa è intrinseca a quella di desiderio (sennò che desiderio sarebbe?). Ciò che ci ricorda, ci obbliga a ricordare, la potenza di questo doppio etimo è che ogni passione richiede tempo. Non è fuoco che incendia, ma fiamma che brilla di luce costante. 

Andrea Marcolongo, “Alla fonte delle parole” (Mondadori)

 

Ci vuole pazienza per vivere una passione, scrive Andrea Marcolongo in questo libro che non è un dizionario (“99 etimologie che ci parlano di noi”), ma piuttosto una mappa molto personale, un atlante per decifrare il mondo attraverso l’origine delle parole. Studiosa di greco antico, amata dai lettori di tutto il mondo per il suo libro d’esordio “La lingua geniale. Nove ragioni per amare il greco”, Andrea Marcolongo si è presa adesso la libertà, e ce la offre, di passeggiare dentro il linguaggio umano per nominare di nuovo le cose e i sentimenti, per attraversare la bellezza quanto il dolore e il buio, e riappropriarci della nostra forza di esseri umani che per comunicare usano una lingua, da millenni: una lingua che possiede un’origine ma anche un movimento, e non muore mai per fortuna ma si trasforma. Andrea Marcolongo, che ha tenuto come faro intellettuale l’opera di Jacqueline de Romilly, membro dell’Académie française e professoressa di greco antico alla Sorbona, ha scelto queste novantanove parole ascoltando, per citare Carducci, “il segno indelebile che lasciano nella nostra mente”: lei ha ascoltato il suo, e questo lessico è intimo, caldo, anche sentimentale, perché sotto ogni parola c’è la vita che pulsa e chiede di essere nominata. E dire serve anche ad agire. Nominare serve a migliorare. Non tutto si può dire, lo sappiamo, perché se nominiamo una cosa, quella cosa si invera, esiste. Ma bacio, arcobaleno, fingere, fiducia, dolore, abbandono, avventura: sappiamo davvero che cosa significano? E anche che cosa significano per noi? Solitudine deriva dal latino “solum”, unico, solitario, ma certo, scrive Andrea Marcolongo, la solitudine imposta a Robinson Crusoe è eccezionale, a lei interessa analizzare quella specie di apnea che si prova nel sentirci soli (unici, solitari) in mezzo a molti. “Lentamente, così lentamente che vorrei abbracciarmi da sola per quanto di solitudine ho sofferto, ho compreso che l’unica cura possibile sono le parole. Ma non quelle altrui, come per anni mi sono aspettata – e mi sono sentita maledettamente frustrata per non averle sentite. Non è concessa la magia di sentirci dire esattamente ciò che vogliamo sentirci dire: ognuno di noi parla lingue interiori diverse, è questa la sconcertante libertà del linguaggio umano”. Allora ognuno di noi può usare le parole, fare il primo passo, andare verso l’altro, oppure ammaestrare un pappagallo. Oppure scriverle, queste parole, per fare ordine, per combattere il caos.

 

Andrea Marcolongo non condanna l’impoverimento del linguaggio, non si propone di migliorare il mondo, ma costruisce una bussola prima di tutto per sé, e quindi per chi vorrà lasciarsi portare in questo cammino all’aria fresca delle parole esatte. Esatte non significa immobili. Ci mette cura, dedizione, gratitudine per le radici e e per i suffissi, entusiasmo per tutto quello che cambia, che viene contaminato e che si arricchisce. Non esistono parole neutrali, non esistono sinonimi: esiste un grande potere, che è quello del dire, e del raccontare. Questo libro è un atto d’amore prima di tutto verso gli esseri umani, che nelle parole da sempre specchiano se stessi.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    30 Marzo 2020 - 16:25

    Leggere i libri della Marcolongo è una vera gioia per lo spirito e per l'intelligenza. Il suo libro "La lingua geniale" parla della grammatica della lingua graca con un fascino da vero romanzo. Spiega delle regole di grammatica e sintassi del greco antico come nessun altro manuale di grammatica del greco antico sa fare. Un libro da consigliare a tutti coloro che vogliono imparare o approfondire il greco antico. Ciò che nelle grammatiche di greco antico a uso delle scuole è spiegato in modo insufficiente o addirittura spiegato male e reso con un formalismo che scoraggia gli studenti ad amare questa importantissima lingua di formazione, in questo libro risulta spiegato e raccontato in modo molto approfondito e nello stesso tempo piacevole. Un vero capolavoro di didattica che permette di apprezzare quel capolavoro che è la lingua dei greci antichi.

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