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Il mistero dell'esistenza secondo Mauro Bonazzi

Non siamo come gli dei. Ma siamo desiderio. Non solo forza bruta e violenta, ma slancio verso la bellezza

15 Febbraio 2020 alle 06:00

Il mistero dell'esistenza secondo Mauro Bonazzi

Il messaggio è chiaro: dentro di noi c’è una forza di cui non sempre siamo consapevoli che ci trascina verso direzioni inattese. Noi siamo questa forza, questo desiderio di conoscere, di vedere la bellezza, di riscoprire il senso della nostra esistenza e di quello che ci circonda. Questo è il desiderio che davvero ci contraddistingue: vedere il bene e la bellezza, conoscere, capire, scoprirci parte di un insieme più grande.

Mauro Bonazzi, “Creature di un sol giorno, i greci e il mistero dell’esistenza” (Einaudi tascabili saggi) 

 


 

È il desiderio la forza che combatte contro la morte, che si oppone al potere distruttore della morte, ed è dalla morte (scandalosa, misteriosa, inaccettabile) che Mauro Bonazzi parte per individuare, attraverso un viaggio dentro la filosofia greca e gli eroi omerici, il senso dell’esistenza. Noi non siamo come gli dei, perché non siamo immortali. Gli dei ci considerano miseri per questo ma a volte sono costretti ad ammirare il nostro coraggio. “Siamo eroici proprio nella nostra fragilità ostinata, per questa capacità di non arrenderci, di continuare a porci domande, tentando di fare ordine nel mondo e in noi stessi, con le azioni e con i pensieri”. Nonostante questa vita a tempo determinato, non ci arrendiamo, andiamo avanti, accompagnati dal tempo che scorre inesorabile. E’ molto interessante, e anche straziante, questa indagine sulla forza degli uomini, sul tentativo di queste creature mortali di raggiungere, in vita, l’immortalità: attraverso la conoscenza, e attraverso l’amore.

 

Ma l’amore che cos’è? L’amore basta? Eros è sufficiente per placarci? Soprattutto: cosa si cerca nell’amore? Il desiderio che muove gli esseri tagliati in due di Aristofane è diretto verso altri esseri, al fine di ricomporre l’unità. Ma chi desidera, scrive Mauro Bonazzi, cerca per tutto il tempo di ritrovare qualcosa di suo in un altro, cerca la sua metà perduta, cerca qualcosa che gli appartiene: come ha detto Freud un po' di tempo dopo, si cerca l’altro ma ancora di più noi stessi, la nostra proiezione ideale. Nel poco tempo che abbiamo, ma con un mezzo potentissimo, che nemmeno gli dei possiedono (perché non ne hanno bisogno) e che sprigiona una forza vitale complessa: il desiderio. Un desiderio che non è affatto semplice, che non si limita ai godimenti del corpo, che va oltre, che cerca l’assoluto e che per questo non può essere mai pienamente soddisfatto. Ma intanto ci spinge in avanti, ci fa cercare gloria, battaglia, ci fa cercare vendetta, ci fa uccidere Ettore e poi commuoverci davanti a suo padre, Priamo. Mauro Bonazzi ci offre il senso dell’esistenza anche attraverso i due magnifici saggi di Rachel Bespaloff e Simone Weil sull’Iliade (scritti quasi contemporaneamente, senza che le due filosofe, pensatrici, le due donne rese immortali dal loro cammino di conoscenza si fossero mai incontrate, e scritti al centro dello scatenarsi della catastrofe del Novecento). “Non ci sono che uomini in pena – guerrieri in lotta che trionfano o soccombono”. C’è Achille, che dice “niente, per me, vale la vita”, e che è disposto a morire per combattere la morte. Ma non è solo nell’azione, non è solo nell’affermazione o nella difesa della forza, che l’uomo risolve il problema della morte, e quindi della vita. Bisogna tornare a Platone per capirlo, bisogna tornare a Fedro: noi siamo desiderio, e il desiderio è una forza potentissima. Ma il desiderio non è solo la compulsione cieca a procurarci ciò che ci provoca piacere. Dentro di noi c’è anche questo, lo sappiamo, una forza bruta violenta, ma il desiderio, e il desiderio non è la ragione, è anche lo slancio verso la bellezza e la conoscenza. Conoscere, capire, sentirci parte di un insieme più grande. Ulisse compie questa impresa filosofica. Il premio è lo stesso di Dante: l’immortalità.

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Commenti all'articolo

  • Carlo6

    17 Febbraio 2020 - 10:38

    L’immortalità non esiste. Il tempo è una nostra illusione. Trovarne la chiave è lo stesso della conchiglia con cui riempire la buca con tutta l’acqua del mare. Viviamo e continuiamo a vivere e questo malgrado il fine ed il principio da cui veniamo. Il nulla. Il solido nulla. Leopardi lo rivela nella sua incommensurabile lucidità, senza angoscia se non quella del vivere conoscendone il fine. Mai la fuga anche nel piacere o la ricerca delle cose con cui ci è dato vivere. Chissà se la grande rivoluzione non sia partire da questa presa di coscienza dove il resto è la vita che non conosciamo ma di cui abbiamo il diritto di viverla per quello che ci sarà dato conoscere per poi tornare nel nulla, con la lucidità del nulla.

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  • Carlo6

    15 Febbraio 2020 - 15:04

    L’immortalità. L’immortalità di chi è e per chi. La vita c’è quando non c’è la morte. Insieme non possono convivere. Il tempo tutto lenisce e cancella. Vedere oggi il concetto di etica e morale fa ridere ripensando a Dante e la sua Beatrice. A Petrarca e la sua Laura. Tutto e un divenire che la religione allieva altrimenti. Come intuì’ Leopardi, tutto torna da dove è venuto. Cioè dal solido nulla. Qui è la grande tristezza dell’uomo nel vivere una vita dolorosa, infame, d’amore, di guerre di fame che non si capisce perché deve essere vissuta. Epicuro vide e cancello’ dall’anima gli dei indifferenti. Vedere lontano è solo la voglia di vivere un godimento che ci allevia la realtà del nulla che sappiamo che esiste ma di cui non ne comprendiamo il fine se non un fine a se stesso. Cioè al nulla infinito che esiste.

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  • emiliosisi

    15 Febbraio 2020 - 08:15

    Quel desiderio si chiama "volontà di potenza", mentre bellezza e amore come categorie assolute, de-finite, non possono soddisfare una ricerca che si è ampliata da allora. Non si può fare a meno di Baudelaire (Inno alla bellezza) e di tutto Nietzsche. Va bene il mondo greco, ma la conoscenza procede per differenze (Bateson) e a spirale: tornare indietro per andare avanti. Non più cerchio né linea.

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