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Trump, una manna per l'Europa

Con la politica estera americana si stanno rafforzando le fondamenta della Ue, scrive il Wall Street Journal (19/2)

12 Marzo 2018 alle 10:32

Trump, una manna per l'Europa

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (foto LaPresse)

L’amministrazione Trump si sta rivelando una benedizione in incognita per l’Unione europea” ha scritto Walter Russell Mead sul Wall Street Journal. “Nonostante molte dichiarazioni retoriche del presidente offendano le sensibilità europee, e alcuni atti scenici come l’uscita dall’accordo di Parigi sul clima facciano parlare di ‘crisi’ dei rapporti transatlantici, le effettive conseguenze delle politiche dell’Amministrazione stanno rafforzando le fondamenta d’Europa in maniera sorprendente.

 

Un anno fa, i timori che un’Amministrazione Trump presunta filo-russa abbandonasse la Nato, e lasciasse l’Europa in pasto ai lupi, creò non pochi mal di pancia agli europei. Oggi quei timori paiono bizzarri. Pochi in Europa, però, hanno davvero capito quanto anti-russa e pro-europa sia in essenza la politica estera trumpiana. Ciò è dovuto al fatto che i riflessi europei, sopratutto quelli tedeschi, sono spesso tutto fuorché strategici. Parole altisonanti e risoluzioni nobili vengono scambiate per fatti compiuti, sicché la carta da regalo assume più importanza del regalo stesso. Molti europei, e altrettanti americani, quando sentono la parola ‘fracking’ (l’estrazione pressurizzata del gas e del petrolio, ndt), per esempio, non pensano certo che ciò abbia a che fare con un’offensiva energetica americana che limita le ambizioni geopolitiche della Russia, e che allo stesso tempo crea le condizioni per una rinnovata prosperità europea.

 

Il fatto che tecniche non convenzionali (e in rapido sviluppo) come il ‘fracking’ stiano liberando enormi risorse di gas e petrolio presenti nel sottosuolo americano è ben più che un semplice toccasana per l’economia domestica. E’, in effetti, uno strumento chiave della politica estera americana. Queste risorse non solo priveranno i paesi del medio oriente delle proprie capacità finanziarie, che in tanti hanno utilizzato per sostenere il radicalismo e il terrorismo. Costringono anche la Russia, la cui economia è altamente dipendente dalle esportazioni petrolifere, a soppesare il costo di ogni singolo proiettile sparato in Ucraina e di ogni singolo mercenario spedito in Siria. Non tutti, in Europa, odiano l’Amministrazione Trump. Parigi, che da tradizione ha un’idea meno romantica della geopolitica rispetto a Berlino, la vede come un’opportunità storica. Mentre la Germania si mangia le unghie notando l’evidente scetticismo americano nei confronti dell’agenda valoriale tedesca, il presidente Emmanuel Macron spera di sostituire un’indebolita cancelliera Angela Merkel come partner europeo chiave dell’America”. Il ritiro americano dalla cabina di comando del mondo, conclude Russell Mead, lascia un vuoto che Parigi è ben contenta di riempire. “Di nuovo, Trump sta risolvendo un altro importante problema europeo. Il crescente potere tedesco e la debolezza francese minacciavano l’equilibrio franco-germanico cui l’Ue deve gran parte del suo successo. Trump non diventerà un eroe europeo, ma all’Europa offre un’opportunità storica”.

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    12 Marzo 2018 - 17:05

    Mah, il contenuto dell'articolo non mi sembra rispecchi il significato che gli si vuole dare... la manna è di Macron (forse, bisogna avere anche i mezzi oltre che la voglia), e tutti i Paesi sono descritti comunque come subalterni alle attenzioni USA. Vedremo, intanto il satellite tedesco (l'Olanda) ha già cominciato a fare il lavoro sporco, bloccando di fatto l'agenda francese, insieme ad altri sette. E, sopresa, ci sono i nordici, l'Irlanda e i tre baltici. Non c'è Visegrad, nè ristretto nè allargato.... Ciò dovrebbe spingere alla meditazione.

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  • taparelli

    12 Marzo 2018 - 14:02

    Se l'atteggiamento americano indurrà gli europei ad agire secondo i propri interessi e non a comportarsi come un un vassallo degli USA sarà un bene per l'Europa, ma non per la politica di Trump che non fa nulla di diverso di tutti i presidenti americani nel considerarci non alleati ma colonie. La differenza fra Trump ed i predecessori sta solo nel fatto che l'AMERICA FIRST è detto esplicitamente da Trump per gli altri era pleonastico, non c'era bisogno di dirlo.

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    • perturbabile

      12 Marzo 2018 - 21:09

      L'articolo mi sembra illustri le ricadute positive del 'fracking' : ma per il lettore il dato importante è che convincerebbe gli Europei a comportarsi secondo i interessi: ne hanno bisogno, non lo fanno? andrebbe spiegata, perchè è arduo coglierne una logica. Che poi I presidenti americani agiscano secondo il principio dell'America first non è diverso da quanto fanno -o vorrebbero fare- tutti I governanti del mondo, Europei compresi: ma nel loro caso va bene, nel caso dell'America no!

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  • branzanti

    12 Marzo 2018 - 11:11

    Sono convinto anch'io che le politiche del Tinta offrano una opportunita' all'UE, che mi auguro sappia coglierla. Le ragioni sono pero' diverse, a mio modestissimo avviso, da quelle espresse nell'articolo; credo infatti che l'UE potrebbe trarre vigore su una strada di maggiore integrazione e di distanza dagli Usa, dalla volonta' di contrastare azioni che, palesemente, sono mirate a minarne la solidita' e, probabilmente, la stessa costruzione, con l'obiettivo di trovarsi davanti vassalli indeboliti da bullizzare, come da arrogante protervia ed assenza del minimo rispetto per qualsiasi realta' (stato o persona poco importa) che caratterizza il ciuffolone. Se questa integrazione si verificasse avremmo una evidente e positiva eterogenesi dei fini.

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