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Gli ambientalisti sfondano a Londra

Dimesso il commissario per lo Shale gas. Le lobby green battono gli scienziati

30 Aprile 2019 alle 06:19

I gretini sfondano a Londra

Manifestanti anti fracking in un presidio presso Preston New Road, vicino Blackpool (foto LaPresse)

I gruppi ambientalisti che giovedì a Londra prenderanno d’assalto la Bank of England per chiedere maggiori investimenti nelle energie verdi stanno festeggiando il primo risultato ottenuto dopo mesi di pressioni politiche e mediatiche. Il gas metano custodito nei giacimenti inglesi di Cheshire, Yorkshire, Midlands e Lancashire finirà molto probabilmente per non vedere mai la luce, nonostante le concessioni già rilasciate e i piani di sviluppo programmati dalle compagnie.

 

L’ultimo segnale della crisi che l’industria estrattiva del Regno Unito sta attraversando è quello delle dimissioni del commissario per lo Shale gas, Natascha Engel, rassegnate a soli sei mesi dalla nomina. Il suo gesto è in protesta con le scelte di politica ambientale del governo May, accusato pubblicamente di “sacrificare un’industria perfettamente redditizia” per assecondare “miti e storie spaventose” invece che conoscenze scientifiche. Engel era stata nominata per seguire da vicino l’estrazione di shale gas ottenuta attraverso il fracking, l’iniezione di acqua, sabbia e altre sostanze chimiche nel sottosuolo, la stessa tecnica che ha accelerato la produzione energetica negli Stati Uniti negli ultimi anni. Ma il suo lavoro è finito schiacciato sotto la pressione delle lobby ambientaliste.

 

La legge inglese prevede di fermare le operazioni ogni volta che si rilevano micro terremoti pari o superiori a 0,5 gradi di magnitudo: un limite de facto, “ridicolo”, ha detto l’ex commissario, basato su scosse “più deboli del rombo che si potrebbe provare quando si cammina sopra un treno della metropolitana”. Il governo ha detto però di non voler rivedere le sue regole, nonostante la lettera di 49 geologi che spiegano perché ci sono margini per ammorbidire la normativa. Il dibattito è ormai “drogato” e l’unica alternativa alle regole stringenti sembra essere lo stop totale delle attività, come chiesto da alcuni parlamentari in una lettera inviata pochi giorni dopo la visita di Greta Thunberg a Westminster. Pazienza se per ridurre la sua dipendenza dal carbone il Regno Unito aumenterà la sua dipendenza dall’estero, importando gas anche dai paesi che permettono di utilizzare il fracking per le proprie produzioni. Basta che sia lontano dagli occhi.

Redazione

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