La passeggiata

Mario Leone

Le famiglie con ragazzi disabili si adattano come possono, e da sole, ma senza perdere la felicità

Disabilità e Covid-19, due realtà che insieme hanno creato molti problemi alle famiglie che ogni giorno convivono con l’handicap. Parliamo di servizi e terapie sospese, chiusura dei centri di accoglienza, impossibilità di avere assistenza domiciliare. Per la “Fase 2”, la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha stilato un documento con proposte a sostegno di famiglie che nella “Fase 1” sono state dimenticate e chiuse in casa, come tutte, ma con più difficoltà; come la famiglia di Paolo.

 

Paolo e suo figlio di otto anni sono piuttosto conosciuti a Noicattaro, località del sud barese, per le loro passeggiate in bici nelle strade di paese. In queste settimane di clausura, Paolo ha fatto compagnia a suo figlio autistico, evitando di uscire. Sempre in casa, eccezion fatta per il giro pomeridiano in bicicletta, la sola boccata d’aria quotidiana che il suo bambino chiede con gli occhi perché non riesce a parlare. Il giorno di Pasquetta, però, un imprevisto: padre e figlio vengono immortalati dal balcone di un improvvisato fotografo. “Ecco il trimone” (il significato del termine dialettale, non proprio un complimento, è facilmente reperibile online) è la didascalia che accompagna lo scatto postato subito in rete. E’ il metodo grillino, la denuncia sui social che rende moralmente “a posto” gli indignati, convinti di poter cambiare il mondo e mostrare la propria rettitudine starnazzando al vento presunte irregolarità.

 

Noicattaro è famosa per le celebrazioni che si tengono durante la Settimana Santa e per i “Crociferi”, uomini che nella processione del Venerdì trasportano croci in legno pesantissime, come quella che nostro Signore si trascina lungo la via al Calvario. Anche Paolo è un crocifero: la sua croce la trasporta ogni giorno, in silenzio, per le vie che attraversa con la bici e il suo amatissimo bambino. Sulla rete Paolo è stato insultato. Sulla rete Paolo ha spiegato l’accaduto, ringraziando le forze dell’ordine che, dopo averlo fermato e ascoltato, l’hanno invitato a continuare quella loro lenta e intima, necessaria passeggiata. Paolo ha chiuso il suo messaggio invitando tutti a trovare un motivo per essere felici.

 

“La situazione è complessa”, dice al Foglio Benedetta Demartis, presidente dell’Associazione nazionale Genitori di soggetti autistici, “Rompere la routine della vita quotidiana significa sottoporre i ragazzi a uno stress importante che porta a comportamenti gravi per cui spesso si è costretti a uscire di casa perché non si riescono a contenere”.

 

Colpisce ancor più l’invito di Paolo: “Trovare un motivo per essere felici”. Quello che ha ritrovato Enrico stando con i suoi due figli affetti da un grave handicap. “Le giornate”, racconta, “sono faticose e molto impegnative. Stando chiusi in casa, le richieste che questi figli hanno diventano pressanti e sono ineludibili”.

 

Prima del Covid i figli di Enrico frequentavano una cooperativa che li accoglieva per buona parte della giornata, permettendo ai genitori di lavorare e di tirare il fiato. “Ora siamo sempre insieme”, continua Enrico, “e tutta la mia fragilità e il senso di impotenza sono venuti a galla”. Eppure questa scoperta è coincisa con un’inaspettata presa di coscienza: “Accettarmi per come sono e non per come dovrei essere ha generato una tenerezza verso i ragazzi, verso mia moglie, e ci sta facendo apprezzare, gustare questo periodo sempre insieme”. Gustare, sembra così difficile usare questo verbo parlando di disabilità, clausura, fatica, quando le giornate scorrono lente, a volte dimesse, altre isteriche.

 

Giustificare un cambio così repentino di vita non è semplice. “Ai ragazzi”, continua Enrico, “piace camminare ma per farlo hanno bisogno del mio aiuto. Per evitare la strada giriamo nel mio minuscolo giardino”. Ore di attività fisica per la gioia dei figli, perché un desiderio esaudito ti rende lieto. “Io spesso termino questo giro incazzato. Altre volte sono contento. Allora il problema non sono le cose che capitano, ma come guardi quello che ti capita”.

 

I suoi figli vivono questa circostanza con semplicità e gioia e il loro cambiamento è evidente: sono sempre più contenti. Enrico non si spiega una tale situazione. Noi spesso lamentosi perché strappati alla nostra vita “pre-virus”, e due disabili lieti. Poi nell’ennesimo giro in giardino, ecco la verità: “I ragazzi sono felici perché hanno mamma e papà sempre con loro. Hanno bisogno di un padre e una madre che possano abbracciarli. Lì ho capito che io e i miei figli siamo uguali. Anche io ho bisogno di tutto questo”. Tutti ne abbiamo bisogno perché la disabilità o qualsiasi circostanza non è un intoppo ma una strada da percorrere, in giardino, in bicicletta o chissà come, desiderosi di trovare un motivo per essere felici.