il figlio

Cari genitori, mio fratello a differenza vostra non si lamenta mai

Annalena Benini

Una vita meno borghese e più essenziale, in cui si sparecchia solo una volta a settimana

Cara mamma, caro babbo,
sono ormai due mesi che stiamo chiusi in casa, noi quattro e il cane, e anche se non è stato sempre facile non ne ho fatto una questione pubblica, io. Non ne ho mai scritto sui giornali, ad esempio, e sai mamma non ho mai raccontato a nessuno, tranne che alle mie amiche in chiamata video, che certe sere ti misuravi la febbre dieci volte in dieci minuti e sospiravi perché avevi 36.7, e subito dopo ricominciavi a misurartela, alternando due termometri, e non ti si poteva parlare perché eri un po’ fuori di testa. E bisbigliavi, da sotto un enorme plaid che probabilmente ti aumentava anche la temperatura interna, che nessuno ti capisce. Ma insomma secondo me il patto è che io non leggo e non giudico le cose vostre, e voi non guardate le mie versioni di greco e non controllate se ho rifatto il letto.

 

Non l’ho rifatto, il letto, perché tanto stasera lo disferei di nuovo, e davvero non capisco perché ti arrabbi tanto: che cos’è un letto disfatto, che cos’è uno shampoo in meno di fronte a tutto quello che sta succedendo? Non dici continuamente che le nostre vite sono cambiate, che chissà se torneremo come prima? Bene, io propongo una nuova vita più essenziale, in cui il letto sia sempre pronto all’uso, in cui i piatti sono usa e getta quando tocca a me lavarli, e in cui voi siete in generale meno borghesi e più accoglienti verso l’idea di sparecchiare solo una volta alla settimana.

 

Tra poco sarà il mio compleanno, compirò quattordici anni e faremo una festa ma senza gli amici. Forse andremo sul terrazzo condominiale e voi brinderete a distanza con i vicini al mio compleanno e poi mi chiederete tutti allegri: ti sei divertita? La risposta ve la dico subito qui, così vi mettete il cuore in pace: no cari genitori, non mi sarò divertita. Vorrei fare una torta con la glassa ma tu mamma hai detto che la glassa non la sai fare, allora faremo una torta senza glassa.

 

Una festa senza amici, una torta senza glassa, le lezioni senza scuola, i ravioli cinesi consegnati senza contatto, la prossima estate senza neanche un programma. Da due mesi è tutto un senza, ma io mi tormento molto meno di voi, e sono molto più allegra di voi, soprattutto perché l’insegnante di Matematica ha detto che quest’anno non possono bocciare nessuno (quindi tu mamma non dicevi la verità quando sei entrata nella mia stanza correndo e urlando che il nuovo decreto prevede la bocciatura di chi spegne la telecamera durante le videolezioni, e neanche quando hai detto che certi professori hanno deciso di fare i compiti in classe andando casa per casa, certo con tutte le precauzioni. Ci ero quasi cascata quando hai detto che avrei dovuto tenere la mascherina anche in salotto, e che potevo infilare i bigliettini lì dentro, e che tu eri imbarazzata a chiedere ai miei insegnanti di togliersi le scarpe all’ingresso).

 

Invece sarà un quarto ginnasio senza bocciature, e poi a settembre si vedrà. E’ la prima volta, quindi, che io a maggio sono senza ansia (state pensando: e si vede), ma era per dire che ci sono anche dei “senza” molto belli in questa quarantena: la mattina presto senza perdere l’autobus, la sera tardi senza studiare, il telefono senza limiti, la strada di casa senza macchine, la cena senza che qualcuno arrivi in ritardo, ma non hanno ancora inventato: una casa senza mio fratello che urla e fa video scemi. Però devo ammettere che a parte le urla non si comporta tanto male, a volte è perfino simpatico, e anche lui a differenza vostra non si lamenta mai, e si prepara continuamente toast alla Nutella che poi lascia, morsicati, in tutti gli angoli della casa.

 

Dite ogni volta: non siamo i vostri schiavi. Ma noi non abbiamo bisogno di schiavi, siamo autonomi, e se ci viene fame ci sarà sempre su qualche scaffale un toast alla Nutella morsicato, basta cercare. Quindi voglio dirvi questo: noi non soffriamo troppo, e siamo fiduciosi, ci va bene persino guardare i film con voi la sera, ma voi non fate i martiri, perché non lo siete.

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.