Penso che il cane si sia messo in quarantena, chissà cosa ha saputo

Annalena Benini

Tre miliardi e novecento milioni di persone confinate in casa, e chi sei tu per lamentarti?

Tre miliardi e novecento milioni di persone confinate in casa, e chi sei tu per lamentarti?, dirò a mia figlia non appena proverà a forzare il posto di blocco davanti alla porta del nostro appartamento. Si capisce che è un posto di blocco perché appena uno di noi si dirige anche distrattamente verso un paio di scarpe, lasciate all’ingresso dentro un recinto di Lysoform, il cane abbaia con furia.

 

Non di gioia, non di eccesso di speranza, non agitando la coda come ha sempre fatto: i suoi non sono più abbai di alleluia e di gratitudine idolatrica nei confronti di chiunque si avvicini all’uscita, ma di rimprovero, di minaccia. Questo cane basso fa la voce grossa, mostra i denti storti, graffia il pavimento con le zampe corte. Ho il sospetto che si sia messo in quarantena. Non so che cosa abbia capito dell’emergenza mondiale, non so che cosa gli abbia detto il barboncino isterico del terzo piano (credevo che si odiassero, invece adesso parlano fitto fitto con molti singulti e sospiri), non so che cosa abbia afferrato dai nostri discorsi ossessivi pieni di numeri, percentuali, nomi di regioni e di città prima e dopo la lugubre attesa delle sei di sera.

 

Soprattutto non so, per fortuna, che cosa Fix abbia sentito in queste settimane nelle strade semideserte ma comunque piene di cacche di cane non raccolte (la paura? la polizia? un nuovo virus che paralizza le mani e i sacchetti?), e che in altri momenti lo avevano tanto entusiasmato. Adesso, invece, quello che annusa non gli piace per niente, e non vede l’ora di tornare a casa e togliersi le zampe, cioè le scarpe, per farsele disinfettare. Sai qualcosa che io non so?, gli chiedo preoccupata, spiandogli la coda mozzata, ma lui è di nuovo felice e un po' scemo in poltrona e guarda un film. Hai avuto delle comunicazioni via ultrasuoni dai cani degli altri paesi, dai cani saggi di campagna?, insisto perché non mi do pace, e perché nella Carica dei 101 quella è la mia scena preferita. Ma lui fa il misterioso, si mette a pancia in su, allora io gli dimostro che sono più furba e vado decisa verso la porta: raccolgo le mie scarpe, pronta a infilarmele, tra l’altro oggi sembra che ci sia una folla per strada, ho visto dalla finestra almeno cinque persone, non con l’aria da necessità urgente ma con l’aria da passeggiata spavalda, e non sono affatto tranquilla. Fix arriva al galoppo (e se voi lo aveste mai visto capireste che non è un cane in grado di galoppare, almeno non di galoppare mantenendo una dignità), abbaia, digrigna, salta, si contorce.

 

Si calma solo quando torno in cucina, e escludo che il suo sia un gesto maschilista per dirmi che solo quello è il mio posto, perché è un cane progressista che accetta ordini da una tredicenne, va sullo skateboard per farla divertire e dorme con una gallina di gomma, non con un fucile. No, Fix vuole salvarci la vita impedendoci di uscire, anche a costo di rinunciare a scavare la sua solita buca accanto al cassonetto, massima gioia di un’esistenza un po’ accidentata (l’abbandono, le botte, il canile, la gabbia). Lui sente gli ultrasuoni, ma io sento il suo pensiero da cane: ora che ci ha trovato, non può rischiare che ci succeda qualcosa. A casa dicono che sono matta, ma lo dicono anche in circostanze meno estreme, e a me non importa, perché sono certa di avere ragione, come i matti appunto. Il cane ci ordina di non uscire, soprattutto adesso che c’è questo pericoloso allentarsi della tensione. Soprattutto adesso che si sente aria di Pasquetta. Soprattutto adesso che rischiamo di abituarci a questi numeri che sono persone, e a minimizzarli, e a dimenticarli: a pensare che è comunque primavera.

 

Mia figlia parla al telefono con le sue amiche di piste da skate in cui andare con le mascherine. E’ attività motoria, mi ha detto con aria di sfida. Sullo skate ci vai sul terrazzo condominiale, le abbiamo abbaiato il cane e io. Chiuso il discorso almeno fino a maggio, ora lasciaci in pace che io e Fix dobbiamo tornare ai nostri posti di combattimento: io in cucina, lui di guardia alla nostra vita.

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.