Tutti i libri portano ad Anna Karenina

Micol Flammini

La protagonista del romanzo di Tolstoj non si è suicidata, è implosa. Mi hanno detto che anche io morirò di implosione, “implosione stomacale”. Me l’ha detto una sensitiva

Cara Annalena, faccio letture tormentate. Leggo Franzen e mi manca Anna Karenina. Ho deciso di colmare il vuoto della letteratura americana. Leggo, rileggo, rivolto le frasi, guardo i personaggi e mi sembrano perfetti, chi con sfumature chiare, chi scure, chi azzurrine, chi rosè. Mi sembra che potrei incontrarli al supermercato, non soltanto a New York o a Ramsey Hill, dove per certo non andrò mai, ma addirittura a Roma. Sì, vedo i Lambert in vacanza sull’Adriatico, con i loro sguardi incrociati e gli infiniti e umani problemi, con Enid che chiacchiera sotto l’ombrellone e Albert che si fa assente mentre fissa l’orizzonte. Mi immagino Patty Berglund che falcia l’erba del prato della casa accanto. Patty, Enid, Albert, Purity, loro esplodono tutti. E sono belli, bellissimi, tristi, tristissimi. Umani, umanissimi. Di fronte a tanta umanità mi manca terribilmente Anna Karenina, così poco umana da essere più che umana. Sempre sbagliata e in subbuglio. Una volta una persona mi disse che la letteratura russa è cuore ed è stomaco e tutti i personaggi implodono. Anna Karenina non si è suicidata, è implosa. La testa nei romanzi russi c’entra soltanto a metà. Mi hanno detto che anche io morirò di implosione, “implosione stomacale”. Me l’ha detto una sensitiva. Ecco, forse è per questo che mi sento a casa quando leggo Anna Karenina. A casa con me stessa. 

 

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