Il bi e il ba

Il processo invisibile che riguarda tutti

Guido Vitiello

Del perchè la giustizia può essere comica, spiegato da Piero Calamandrei 

“D’accordo, caro il nostro sequestratore, siamo qui a galla da quasi due settimane e, senza offesa, non abbiamo neppure un accenno di sindrome di Stoccolma. Da giorni ci parli di giudici, imputati, condanne, prigioni, come se tutto questo ci riguardasse. Ma se non siamo neppure imputabili! Aspetta almeno che compiamo quattordici anni per commettere qualche reato fichissimo, no?”. Conosco questa obiezione, e so anche che continuerete a farla da grandi: direte allora che la giustizia non vi tocca, che potete vivere in pace senza occuparvene e senza che lei si occupi di voi. Non voglio incrinare il vostro cieco ottimismo, e so bene che il ritornello del “potrebbe capitare anche a voi” viene accolto dagli sbadigli di tutte le scolaresche. Ebbene, volete conoscere un segreto? Tutto questo già vi riguarda, e già vi sta capitando.

   

Ascoltate cosa dice Piero Calamandrei commentando le acqueforti di Francesco Chiappelli (“Gli avvocati”, Edizioni Henry Beyle). Se gli artisti si appassionano al mondo della legge, è perché “in questo cerimoniale giudiziario è simboleggiato un processo invisibile in cui tutti ci sentiamo coinvolti; chiusi in questa gabbia che è la vita, sotto una imputazione che non ci è stata notificata, ma che forse è inutile tentar di conoscere, perché tanto sappiamo che, comunque l’istruttoria si svolga, la sentenza finale è già scritta, e solo è differita la pubblicazione”. Proprio per questo ci appaiono ridicole “queste povere creature vestite da avvocati e da giudici, che in realtà sono anche loro, nonostante il travestimento, nient’altro che imputati già condannati in anticipo”. Non è comica, la giustizia?

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