Non siamo nati garantisti. Dalle teste di maiale al martirio del Cinghiale

Guido Vitiello

La giustizia non è il contrario del sacrificio umano, ne è la versione raffinata e civilizzata. Siamo sempre sull’orlo della barbarie, e quando il clima si fa infame è facile ricaderci dentro

Cominciamo la seconda settimana del nostro corso di garantismo per bambini con un’ipotesi spaventosa: e se la nostra navicella, la Open Bars, naufragasse? Io colerei a picco dopo due bracciate, ma sono certo che voi riuscireste a raggiungere qualche atollo. Comincerebbe allora un’avventura da “Signore delle mosche”, il romanzo di William Golding. Ebbene, miei cari, vi accorgereste ben presto che noi umani non siamo nati garantisti. Scommetto che tempo tre settimane vi mettereste a compiere sacrifici umani o a venerare teste di maiale infilzate su un palo, e il primo a farne le spese saresti tu, bambino ciccione che mentre parlo sghignazzi là in fondo sotto i tuoi occhialini. Più di trent’anni fa un professore di diritto penale, Christian Nils Robert, scrisse un bel libro (“L’impératif sacrificiel”, Editions d’En Bas) per dimostrare che i nostri sistemi di giustizia sono solo forme laicizzate del sacrificio umano: “Le tappe, i ruoli, le regole, i luoghi del sacrificio si ritrovano nella procedura criminale”; per entrambi è cruciale la designazione persuasiva della vittima da immolare, e anche le loro funzioni si somigliano: “produrre una solidarietà fatta di ostilità diretta contro l’estraneo e lo straniero – nel senso etimologico del termine – al fine di escluderli e degradarli”. La giustizia non è il contrario del sacrificio, ne è la versione raffinata e civilizzata. Sappiate dunque che siete sempre sull’orlo della barbarie, e che quando il clima si fa infame è facile ricaderci dentro. Ne seppe qualcosa quell’altro paffutello con gli occhiali, che da piccolo portava i calzoni alla zuava. Lo chiamavano il Cinghiale.

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