Serve un sindaco al centrodestra unito. E già girano un po' di nomi

Fabio Massa

Come si tengono insieme i fasti del passato (Albertini e Moratti) e il desiderio di aprirsi alla società civile? "Uno come Carluccio Sangalli sarebbe perfetto" ci dice il segretario milanese della Lega Stefano Bolognini

Tante cose sono cambiate, dai tempi della candidatura di Gabriele Albertini. “Berlusconi mi pregò di presentarmi perché la città era come un ferito sulla strada e lui non poteva tirare dritto, sarebbe stata omissione”, ha raccontato in un suo libro l’ex sindaco. Oggi Milano splende, invece. Anche per merito suo, e questo gli è riconosciuto da tutti. Al punto che qualcuno – ha confidato – gli avrebbe pure chiesto di ricandidarsi per il tris. “Ma non ho l’età, è un lavoro davvero troppo impegnativo”, ha detto. In ogni caso, il grande balletto è cominciato. Non tanto a sinistra, dove tutto è bloccato in attesa del gran responso di Beppe Sala. Il quale, a dirla tutta, ha tutto da vincere in ogni caso dall’Emilia Romagna. Se Stefano Bonaccini riuscirà a difendere il titolo, lui sarà l’unico esponente che il governatore uscente ha voluto accanto nella sua campagna elettorale. Se invece perderà, rimarrà l’unico esponente di sinistra a governare nel Nord ormai monocolore leghista. In più – si ragiona a Palazzo Marino – si guarderanno gli eventi interni al Pd, pronto ad avvitarsi in caso di una sconfitta rovinosa. Dunque, nulla di nuovo sul fronte sinistro in chiave comunali.

 

A destra, invece, un concetto sembra assai chiaro. “Una cosa certa e sicura è che il centrodestra competerà unito – spiega al Foglio il segretario milanese della Lega Stefano Bolognini – Dico di più: Forza Italia e Fratelli d’Italia mi hanno sollecitato affinché la scelta avvenga presto. Del resto abbiamo una grande intesa in Regione. Considerata la certezza di rimanere uniti la nostra sfida sarà quella di trovare una compagine civica sia dentro sia fuori dai partiti che ci dia il valore aggiunto di cui abbiamo bisogno. Toti? Mi auguro che sia dei nostri anche la sua lista”. Compagini a parte, Bolognini rivela che “ci sono già due o tre nomi più plausibili di altri, più spendibili. Ma ci prendiamo un po di tempo, perché Matteo Salvini, Paolo Grimoldi e Attilio Fontana hanno il compito di scegliere una eccellenza assoluta per Milano. Identikit chiaro: sarà una persona della società civile di area centrodestra e sicuramente vicina alla Lega, ma fuori dai partiti. Un imprenditore, o un professionista. Ci sono vari che vorrebbero provare”.

 

Sul Giornale sono stati fatti vari nomi: Sardone, Senna, Morelli, Gallera, Bolognini stesso. “Sono tutti nomi, compreso il mio, che ritengo possano portare valore aggiunto sui contenuti. Ma nessuno di questi potrà fare il candidato sindaco contro Beppe Sala. È vero che la nostra coalizione è più forte rispetto all’ultima volta e Salvini è un fuoriclasse assoluto. Speriamo che faccia il capolista, sarebbe importantissimo. Il presidente di Assolombarda Bonomi? È sicuramente un ottimo nome, così come quello dell’ex rettore Vago. Se fosse disponibile sarebbe un nome prestigioso da vagliare. Ma vorrei dire che il nome perfetto sarebbe quello di Carluccio Sangalli, conosciuto in città, conosciuto in periferia, amato dai negozianti e dai commercianti, con un ruolo nazionale e locale. Ecco, se ci fosse un Sangalli, qualcuno con le sue caratteristiche, credo che avremmo il candidato perfetto".

 

Beppe Sala è battibile? “Comunica molto bene, questo è certo. Va in tv, e si prende il merito di cose come le Olimpiadi che invece sono state vinte grazie a Fontana e Zaia. Però poi Albertini e Moratti hanno lasciato segni sulla città, opere e progetti. Pisapia e Sala no, hanno fallito perché non hanno lasciato nessun segno”. Un giudizio duro, che però il coordinatore regionale di Forza Italia, Massimiliano Salini, rifiuta: “Davvero vogliamo impostare la campagna sul fatto che bisogna battere Sala? Il tema non è questo – spiega al Foglio – A mio parere bisogna capire come portare Milano ancora più in alto. Il tema è che cosa si vuole fare. Avere l’ossessione di Beppe Sala mi ricorda quello che dico spesso agli amici di Salvini: fin quando vorrete battere Matteo, non lo farete mai esattamente come non lo avete fatto con Berlusconi. Proponetevi un obiettivo, invece. Un contenuto. Ecco, per Milano io penso che si debba fare così”. Poi Salini lucida le vecchie glorie: “Parlo con grande affetto dell’epoca di Albertini e Moratti. Gabriele ha garantito decenni di protagonismo con le sue opere e le sue idee. Ora dobbiamo avere noi idee per il grande progetto sull’area di Expo, sulle nuove sfide del centro storico, nell’attenzione alle periferie”.

 

A Bolognini che parla di candidato di centrodestra ma vicino alla Lega, Salini risponde “chissenefrega. E dico chissenefrega anche all’identikit di un moderato o della società civile. Non saprei dire oggi se è meglio uno che sta dentro i partiti o fuori. Quando si parla di Milano si parla di una cosa seria, serissima. Si sta parlando del futuro dell’Italia in Europa e nel mondo. Le categorie in base alle quali decidiamo generalmente l’assessore o il presidente di municipio qui non si applicano. Il centrodestra deve rispettare la tradizione grande che sta dietro la politica di Milano. Una politica alta ieri, e una politica alta anche oggi. Una politica buona che sia in Regione sia in Comune produce risultati e costa poco. Il nostro tema è conservare il livello molto alto raggiunto e attaccarci un nome di assoluta eccellenza. Che sia leghista o moderato, politico o no, per me non fa differenza”. Negli ultimi quindici anni il nome è stato deciso ad Arcore. “Io non sono scaramantico, ma se lo fossi direi che dovremmo deciderlo ancora là. Quello che si decide ad Arcore generalmente funziona. Ma mi basterebbe che la decisione venisse presa in tempi brevi, e trascurerei la location”.

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