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Lapilli di grande Giro sull'Etna. Vince Chaves, Yates in rosa

Il colombiano entra nella fuga di giornata e conquista il vulcano. Solo il compagno di squadra lo riesce a raggiungere. Dennis in difficoltà, ma non crolla. Dumoulin, Froome, Aru pareggiano

10 Maggio 2018 alle 18:20

Lapilli di grande Giro sull'Etna. Vince Chaves, Yates in rosa

Magmatico. Dal dizionario Treccani: agg. [der. di magma] (pl. m. -ci). – 1. Relativo al magma, o che è costituito da magma (soprattutto nel sign. geologico) - (fenomeno m., deposito m., differenziazione m.). 2. In senso fig., non com., privo di una forma definita, caotico, confuso: una dissertazione, un’argomentazione m. e arruffata.

 

Don Vito Palazzuolo sull'Etna era nato, dall'Etna (e dalla Sicilia) se ne era andato in cerca di fortuna, e, una volta trovata, sull'Etna ci era tornato. Per anni fece la fame nei sobborghi di Parigi, poi trovò un pennello. Caricature, ritratti, tele buone a riempire le pareti delle case della borghesia. Ne fece uno anche a un uomo coi baffi lunghi, la barba dannunziana e i capelli radi sulla fronte, che parlava di scatole nelle quali si poteva tenere dentro il mondo. Don Vito disse che al mondo preferiva la luna e che la disegnava spesso. L'uomo si fece portare le tele. Si convinse che aveva talento. Quell'uomo era Georges Méliès e decise che il siciliano avrebbe dipinto le scenografie dei suoi film. Ripensava al suo Etna e disegnava la luna o l'universo, perché "sull'Etna c'è tutto il cosmo", scrisse il poeta Alfio Belluso. A Parigi Don Vito Palazzuolo disegnava e pedalava perché all'invenzione dei fratelli Lumière preferiva quella di Ernest Michaux, il primo a mettere i pedali alla draisina, il primo prototipo di bicicletta. Su un velocipide girò per la Francia, su di un velocipide scese dal ferribotto e raggiunse Catania. Quando salutò il mondo, nella notte di Pasqua del 1913, disse che il giorno in cui i velocipedi avessero raggiunto l'Etna, il genere umano sarebbe stato migliore.

 

L'Etna le biciclette lo hanno raggiunto negli anni Venti, il Giro d'Italia il 26 maggio 1967, vinse Franco Bitossi. Jacques Anquetil, che fu terzo in quella edizione, commentò: "Assomiglia alla Luna, una cosa mai vista". Quello che il campione francese vide non è però quello che oggi hanno visto i corridori. Altro scenario, altra montagna, perché questa ogni anno cambia, muta si evolve. A ogni colata è un nuovo monte. E così i corridori la luna l'hanno iniziata a vedere solo negli ultimi due chilometri, quando la vegetazione è sparita e sono rimasti pietre e sterpaglia. Altro versante, altra corsa.

 

Corsa veloce sin dalla partenza. Corsa senza una forma definita, caotica, confusa, magmatica, come lo scenario che la ospitava e le stava attorno richiamava e, forse, esigeva. Pietre nere, pietre laviche, luogo del dio Vulcano un tempo, officina dei Ciclopi, che qui tutti i metalli forgiavano e con loro le saette di Zeus. Pietre che sono ispirazione, che sono traguardo, quello della sesta tappa, dei 164 chilometri della Caltanissetta - Etna. Pietre che sono richiamo e destinazione, "pietre che sono avventura", almeno per Luigi Pirandello. E così avventura sia e lunga e spedita: si parte a palla, si parte in fuga. Scattano in tanti, trovano l'avanguardia in una quindicina, poi in una trentina, ne rimangono alla fine ventotto. Ventotto che corrono e si alternano in testa, che prendono terreno e vantaggio, che diventano spauracchio e pericolo. Perché tra questi non ci sono solo avventurieri da giornata, ma anche esploratori da tre settimane, perché ci sono pure Esteban Chaves e Sergio Henao, Sebastien Reichenbach e Robert Gesink, gente di cui è meglio non fidarsi, perché è gente che non molla, che non si tira indietro, specialmente quando la strada sale.

 


Foto LaPresse


 

La fuga che va, il gruppo che rincorre, che lascia metri e ne recupera, che inghiotte gli evasi, ma pian piano, lasciando ai fuggiti l'illusione di una passerella buona per il trionfo. Una passerella che si conquista Esteban Chaves. E questo nonostante gli avversari che provano a staccarlo, nonostante l'Astana che accelera dietro, che scuote e percuote il gruppo, nonostante Simon Yates, suo compagno di squadra e suo parimostrine, che sgambetta annoiato a vedere la fatica altrui e quando la noia è troppa accelera per inseguire il compagno. Lo raggiunge in poche centinaia di metri, lo conduce al traguardo, si spartiscono i lustrini: al colombiano la tappa, all'inglese la Maglia Rosa.

 

Sul vulcano per una volta il magma non scende, sale. E sale veloce negli scatti di Domenico Pozzovivo e Miguel Angel Lopez, nell'affondo di George Bennett e nell'affronto di Yates. E sale soprattutto malvagio. Lo si vede nelle facce dei corridori, nello sbuffo di Tom Dumoulin, nel viso ancor più lungo di Fabio Aru, nel ghigno di Chris Froome, arrivati a 26 secondi dai primi due, uno dietro l'altro. Lo si vede nei distacchi che in classifica aumentano, nel minuto e quattro secondi messi in saccoccia da Rohan Dennis, che lascia il primo posto in classifica sulle pendici del vulcano, lì dove si scrutano le stelle per scienza e per passione.

 

Dall'Osservatorio astrofisico gli assi del Giro provano invece a guardare il loro futuro. Che è continentale per geografia, in salita per orografia, incerto per destino. Perché in un minuto c'è tanto, in un minuto c'è ancora tutto. C'è Yates in Rosa e Dumoulin dietro che non ha perso un metro ma non ne ha guadagnato alcuno. C'è Chaves che vince e Pozzovivo che è in palla. C'è Pinot che ha gamba e Dennis che perde. C'è Bilbao che si eclissa e poi ritorna e Froome che stenta, ma poi si ritrova. C'è Bennett che scatta ed è un bel vedere e Aru che si perde e poi non molla un metro.

 

Ordine d'arrivo della 6a tappa Caltanissetta - Etna, 166 km

1. Esteban CHAVES (Col - Mitchelton-Scott) 169 km in 4.16’11’’, media 38,41 km/h; 2. S. Yates (Gb); 3. Pinot (Fra) a 26’’; 4. Bennett (N. Zel); 5. Pozzovivo; 6. Lopez (Col); 7. Carapaz (Ecu); 8. Dumoulin (Ola); 9. Aru; 10. Froome (Gb); 19. Betancur (Col) a 57’’; 21. Dennis (Aus) a 1’04’’; 42. Formolo a 5’09’’.

Classifica generale

1. Simon YATES (Gb - Mitchelton-Scott); 2. Dumoulin (Ola) a 16’’; 3. Chaves (Col) a 26’’; 4. Pozzovivo a 43’’; 5. Pinot (Fra) a 45’’; 6. Dennis (Aus) a 53’’; 7. Bilbao (Spa) a 1’03’’; 8. Froome (Gb) a 1’10’’; 9. G. Bennett (N. Zel) a 1’11’’; 10. Aru a 1’12’’.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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