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Verso Gualdo il Giro è uno spettacolo. Mohoric vince, Chaves perde 25 minuti

Sulla prima salita di giornata, a oltre duecento chilometri dal traguardo, il colombiano si stacca. La Sky accelera e lo elimina dalla corsa al podio. Lo sloveno attacca nel finale e batte allo sprint Denz

15 Maggio 2018 alle 18:11

Verso Gualdo il Giro è uno spettacolo. Mohoric vince, Chaves perde 25 minuti

ALTERARE. Dal vocabolario Treccani: v. tr. e intr. pron. [dal lat. tardo alterare, der. di alter «altro, diverso»] (io àltero, ecc.). – 1. a. Rendere diverso, cambiare la sostanza, l’aspetto di qualcosa, snaturare: a. i colori; a. la facciata di un palazzo; b. Come intr. pron., alterarsi, mutare aspetto, trasformarsi: tinte che si alterano facilmente; il latino s’è andato alterando attraverso i secoli; 3. fig. Turbare, eccitare, irritare: basta un nonnulla per alterarlo; togliere la lucidità di mente.

 

La decima tappa del Giro d'Italia 2018, la Penne - Gualdo Tadino, doveva essere frazione buona per le fughe. Tra partenza e arrivo c'erano 244 chilometri, c'era poca pianura, un su e giù continuo per colline e per campagne, un percorso difficile da controllare. C'era la volontà dei coraggiosi di prendersi per un giorno la ribalta della corsa, c'era la voglia di alcune squadre di tirare un po' il fiato, di non bruciare troppe energie. C'è stato tutto questo. Non come però ci si poteva aspettare. Perché salendo verso il primo Gran Premio della Montagna, verso i 1.254 metri di Fonte della Creta, qualche chilometro più su di Rigopiano e dei ricordi infausti del 18 gennaio 2017, ciò che poteva essere si è trasformato in ciò che era difficile immaginare: tutto si è alterato, è diventato altro.

 

Alterare, un verbo, due accezioni.

 

Delle due la prima. O almeno all'inizio, sulla prima salita. La Sky e la Uae Emirates in testa, a tirare il collo a tutti. Il gruppo che si allunga, che si sfibra, che si spacca. Dietro rimangono in diversi, tra questi molti velocisti e con loro Esteban Chaves, il secondo della classifica generale. La notizia raggiunge le ammiraglie e si sparge tra i corridori. E così i compagni di Chris Froome accelerano ancora, questa volta con il supporto di quasi tutte le altre squadre degli uomini che puntano al podio. Il colombiano della Mitchelton-Scott cerca di non affondare. A dargli una mano ci pensano i compagni di Elia Viviani, anche lui rimasto dietro. E' inseguimento vano però, davanti non smettono di darci dentro, Chaves si perde nelle retrovie, a Gualdo Tadino arriverà quasi mezz'ora dopo i primi. Addio sogni di podio, addio alle velleità di classifica. Il sorriso dello scalatore si fa tirato, capisce che molto è compromesso, nulla sarà più com'era ieri. Un sorriso che torna all'arrivo: i chilometri gli hanno fatto capire che così è la vita perché così è il ciclismo. Che il suo Giro non è perduto, ma che muta solo aspetto: sarà spalla di Simon Yates, probabilmente si getterà in qualche fuga, sicuramente tenterà di ripetere l'assolo dell'Etna. Si vedrà. Molto dipende da quello che dirà il suo corpo, come si rimetterà dalle fatiche di oggi.

 

 

Delle due la seconda. O almeno all'arrivo, anzi per tutta la tappa. E' quella che descrive la faccia di Matej Mohoric, una faccia lunga un giorno. Il suo sguardo concentrato del mattino, quello felice per la fuga che era partita poco dopo la partenza da Penne, quella turbata dalla velocità con la quale il gruppo inseguiva, quella irritata per il recupero. Lo sloveno della Bahrain-Merida puntava all'arrivo di Gualdo Tadino per dimostrare al Giro e a tutti che quello che si diceva su di lui dopo il doppio successo Mondiale, prima tra Juniores nel 2012 a Valkenburg, e poi tra gli Under-23 nel 2013 a Firenze, non erano invenzioni o malriposte speranze. Lui era davvero quello lì: uno forte per davvero, un potenziale fenomeno. E così smaltita la delusione, ha iniziato ad aspettare, a studiare nuove soluzioni, una nuova via per la ribalta. E così ecco l'idea di accelerare sull'ultimo Gpm di giornata, quello di Annico. Uno scatto secco per cercare di riprendere Marco Frapporti, ancora un volta a prendere aria cercando il colpaccio, ancora una volta all'attacco. In cima passa per primo, si gira, guarda chi c'è. E sono in pochi. Nel suo volto un sorriso, il ritorno dell'eccitazione. Mohoric si piega sulla bicicletta, rende la vita dura a chi gli sta accanto. In discesa li perde tutti ad eccezione di Nico Denz. Sono coetanei i due di testa. Si conoscono. Sanno l'uno il valore dell'altro. Il tedesco è conscio che battere Mohoric allo sprint è impossibile. Lo sloveno sa che perdere con Denz è difficile, ma sa anche che le dinamiche del ciclismo sono difficili da comprendere. Il tedesco al chilometro dal traguardo si attacca alle ruote dello sloveno. Lo sloveno non rallenta, lo vuole stancare il più possibile, lo controlla con la coda dell'occhio, lo vede alzarsi sui pedali, tentare l'improbabile. E' in quel momento che accelera ancora, che lo tiene a bada, che vince e dimostra quello che voleva dimostrare: di essere tanta roba.

 

Nulla è mutato oggi, si è alterato solo un po'. Simon Yates ha guadagnato altri tre secondi su Tom Dumoulin sprintando al traguardo volante di Sarnano. Tom Dumoulin ha forato nel finale ed è rientrato. Fabio Aru aveva la faccia meno tesa. Chris Froome ha sorriso. Chaves ha fatto spallucce. C'è di peggio di uscire di classifica in una corsa a tappe. Lui lo sa.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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