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Yates sfugge all'intrigo di Osimo. Seconda vittoria al Giro

L'inglese nella 10a tappa raddoppia il successo del Gran Sasso. Dumoulin prova a inseguire ma perde due secondi. Aru e Froome perdono ancora

16 Maggio 2018 alle 17:30

Yates sfugge all'intrigo di Osiamo. Seconda vittoria al Giro

Simon Yates vince a Osimo la 10a tappa del Giro d'Italia

La parola della 10a tappa del Giro d'Italia, Assisi-Osimo, 156 km è INTRIGO. Dal vocabolario Treccani1. Questione o situazione arruffata, confusa, imbrogliata: mettere, attirare, cacciarsi in un i.; trovarsi in un bell’intrigo. Commedia di intrigo, lo stesso che commedia d’intreccio (v. intreccio). 2. a. Maneggio occulto, opera di raggiri e d’imbrogli per conseguire uno scopo con mezzi scorretti o sleali, per ostacolare il corso regolare d’un affare, per provocare disordini, ecc.: ordire intrighi; gli i. di Corte; ottenere un posto, una concessione a furia d’intrighi; i soliti i. di chi vuol pescare nel torbido. b. I. amoroso, tresca, relazione amorosa. 3. non com. Intrico, groviglio.

 

Un dedalo di strade, un labirinto cittadino che non si sviluppa solo orizzontalmente, ma che sale e scende, plana e si impenna. E in questo biciclette lanciate a tutta su asfalto e sampietrini, su vie che puntano a destra per poi svoltare a sinistra che si aprono e chiudono all'improvviso, senza continuità. Osimo è un intrigo pericoloso, un arruffamento di uomini e di ruote, dal quale fuggire. E il prima possibile. Forse ha pensato a questo Simon Yates quando è scattato a circa un chilometro e mezzo dall'arrivo. Forse non poteva fare altro, perché c'era una Maglia Rosa da difendere, da far vedere. Una maglia che aveva bisogno di respiro, di altri secondi, per essere ancor più rosa, ancor più salda sulle spalle dell'inglese. Una maglia che sfreccia ancora una volta avanti a tutti. Era successo a Campo Imperatore. E' successo di nuovo oggi.

 

Il Giro d'Italia nella 10a tappa, la Assisi - Osimo, 156 chilometri, si ritrova ancora a inseguire Yates. E lui sorride, ringrazia, guarda la maglia e sogna. Tutti si chiedono se riuscirà a superare l'appello delle Alpi. E lui si ricorda che su Alpi e Pirenei all'ultimo Tour de France non ha sofferto troppo. Tutti si chiedono se non ha raggiunto la forma troppo presto. E lui si guarda dietro e vede un bel malloppo di secondi. Tutti dicono che il Giro inizia davvero sabato. E lui intanto si prende quello che può prendersi, ossia vittorie e secondi. Con la consapevolezza, per niente estemporanea, di essere il più forte, di andare che è una meraviglia.

 

Tom Dumoulin lo ha capito ancora una volta. Lo ha visto andarsene, ha messo nel mirino le sue spalle che si muovevano a tempo di pedalata, ma non è riuscito a riacciuffarle. E' rimasto come un bambino alle prese con una lucertola: ha provato a inseguirlo, non è riuscito a raggiungerlo. In classifica sono altri sei secondi sul groppone (due sulla strada e quattro per abbuono). Per tutti gli altri molto di più.

 

Tom Dumoulin dovrà guardarsi attorno, cercare alleati, soprattutto cercare punti deboli in quella figura sorridente che guarda tutti dall'alto in basso. Ci vorrà un piano, un altro intrigo, questa volta di gambe e non di strade, questa volta procurato e non subito. Yates se lo aspetta, sta già prendendo contromosse.

 

Quelle che hanno provato a mettere in pratica per tutto il giorno Luis Leon Sanchez, Alessandro De Marchi, Alex Turrin, Mirco Maestri e Fausto Masnada, scattati salendo il Passo del Cornello, ripresi che ormai erano a Osimo.

 

Quelle che hanno provato a mettere in pratica Tim Wellens e Zdenek Stybar al penultimo strappo di una giornata movimentata. E' andata male anche a loro. Yates aveva fiutato tutto, aveva fame, aveva voglia di ancor più rosa.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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