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Viviani e l'orizzonte di Nervesa della Battaglia

Il velocista veronese vince la 13esima tappa del Giro d'Italia. E' la sua terza in questa edizione. Domani i corridori arriveranno sullo Zoncolan. Orizzonte è la parola del giorno dal vocabolario Treccani

18 Maggio 2018 alle 19:35

Viviani e l'orizzonte di Nervesa della Battaglia

Elia Viviani vince la tredicesima tappa del Giro d'Italia 2018

Nervesa della Battaglia. Elia Viviani in trecento metri elimina dal suo cielo le paure di Imola. Ieri era arrivato a nove minuti dai primi, staccato da molti, infreddolito dal tempo e dai dubbi. Oggi, a Nervesa della Battaglia, dopo 180 chilometri piatti e veloci, ma non caotici, tutto è rientrato, tutto si è addolcito, soprattutto il suo volto. Il corridore della Quick-Step sul traguardo della 13esima tappa del Giro d'Italia 2018 ha staccato le mani dal manubrio, ha fatto segno a tutti di star calmi, ha esultato. Ha soprattutto sorriso. Ne aveva bisogno. Qualcuno lo aveva dato per finito troppo presto e quando accade dopo aver vinto la metà degli arrivi in volata, non fa mai piacere. Doveva ripulire il recente passato, conquistare il suo orizzonte per pensare al futuro. Missione compiuta. Era il destino di Nervesa, d'altra parte. Il destino di essere orizzonte.

 

Orizzonte. Dal vocabolario Treccanis. m. [dal lat. horīzon -ontis, gr. ὁρίζων -οντος, propr. part. pres. di ὁρίζω«limitare» (sottint. κύκλος «circolo»)]. – 1. a. La linea apparente, a forma di cerchio o di arco di cerchio, lungo la quale, in un luogo aperto e pianeggiante; b. Per estens., il tratto di cielo o della superficie terrestre limitato dalla linea dell’orizzonte; c. In geografia e astronomia (considerando schematicamente la Terra come una sfera). 2. In teatro, tipo di panorama costituito da un telone chiaro (azzurro o bianco o grigio) usato come sfondo per simulare il cielo. 3. fig. a.Particolare campo in cui si può spaziare con la mente, 4. Nella locuz. blu orizzonte (fr. bleu horizon), tonalità di celeste, tipica della divisa degli avieri. 5. Con sign. specifici: a. In geologia, strato o insieme di strati distinguibili per particolari caratteristiche litologiche o mineralogiche, paleontologiche, cromatiche, ecc. da quelli direttamente sovrastanti o sottostanti; b. In fitogeografia, ciascuna delle suddivisioni di un piano di vegetazione, costituite da fasce o zone che generalmente si succedono su una montagna in senso verticale e sono caratterizzate dal predominio di una o più specie particolari, in dipendenza di variazioni ambientali non molto profonde; c. In topografia, o. geodetico, il piano perpendicolare alla verticale geodetica, cioè alla normale all’ellissoide terrestre; d. O. artificiale: in marina, dispositivo di vario tipo. In pedologia, orizzonti del suolo, le stratificazioni dalla superficie alla roccia madre, che, variando in funzione del clima, del litotipo su cui si impostano, e del grado evolutivo raggiunto, costituiscono la base per una classificazione dei suoli (v. suolo). 6. In economia: o. economico, periodo di tempo, intervallo temporale considerato dall’analisi economica.

 

La 13esima tappa del Giro non è stato altro che uno scrutare al di là. Al di là della pianura Padana che si srotolava sotto le ruote dei corridori. Al di là del Po e poi dell'Adige, verso il Piave. E una volta raggiunto al di là del Montello, verso la discesa e poi il traguardo. Soprattutto al di là del cielo che sovrastava i corridori, verso l'orizzonte carico di pioggia. Nubi nere che erano una minaccia, che poteva riscrivere ancora una volta il copione che tutti volevano rispettare. Doveva essere sprint, lo è stato. Almeno in questo tutto è andato come doveva andare.

 

Ma è un altro orizzonte quello che guardavano i corridori oggi, uno che va oltre Nervesa. Quello a cui arrivava Francesco Baracca cent'anni fa sul suo aereo, quello che oltrepassa la Piave, va al di là pure del Tagliamento. Quello che risale le Prealpi e arriva alle Alpi. E' un orizzonte che non è blu, al massimo verde, che non è una linea apparente, al massimo verticale, che si chiama Zoncolan e genera, anche solo nel nome, un certo timore.

 

Francesco Baracca a Nervesa si era fermato un giorno di giugno. Era il 18 del 1918. Aveva, sino a quel giorno, ottenuto trentaquattro vittorie aeree. Quel giorno incappò in una sconfitta. La prima. L'ultima. Il suo SPAD S.VII fu prima intercettato e poi abbattuto da un veivolo austroungarico. I suoi resti li recuperarono tre giorni dopo. Chi arrivò sul luogo disse che tutto era distrutto, tutto bruciato. Tutto a eccezione del suo stemma, un cavallino rampante sotto tre stelle oro.

 

Con l'effige del cavallino rampante in molti si sono bardati. Alla Ferrari è andata meglio di tutti.

 

Con l'effige del cavallino rampante domani in molti proveranno a bardarsi. Una volta iniziata l'ultima salita, una volta iniziata la strada verticale dello Zoncolan di cavalli ne rimarranno pochi, di rampanti ancor meno.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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