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Sul Gran Sasso sventola il Rosa. Masnada ci prova, Yates vince

Il britannico conquista il traguardo di Campo Imperatore regolando allo sprint Pinot, Chaves e Pozzovivo. Froome e Aru in difficoltà. Dalla Treccani: inesorabile, come il gruppo che riprende la bella fuga di Masnada

13 Maggio 2018 alle 17:59

Sul Gran Sasso sventola il Rosa. Masnada ci prova, Yates vince

Fausto Masnada, 220 chilometri in fuga oggi

La parola della 9a tappa del Giro d'Italia 2018, Pesco Sannita - Gran Sasso d'Italia (Campo Imperatore), 225 chilometri. Inesorabile. Dal vocabolario Treccani: agg. [dal lat. inexorabĭlis, comp. di in-2 e exorabĭlis «esorabile»]. – Che non si lascia vincere, commuovere, impietosire da preghiere, quindi implacabile, spietato: giudice, tiranno i.; mostrarsi i. con i nemici, con l’avversario; critico, censore i.; per estens.: punire con mano i.; l’i. vendetta. Fig., di cosa a cui è impossibile sottrarsi, contro cui non c’è rimedio, che non si può in alcun modo allontanare, mutare, fermare.

 

La bocca aperta a ricercare aria. La bici che zigzaga, le forze che abbandonano il corpo quando la strada si impenna, diventa tortura. Poi la testa che si gira, gli occhi nascosti dietro gli occhiali che vedono chi non avrebbe voluto vedere, il gruppo. Fausto Masnada ha scosso il capo, ha sbuffato, ha capito. A duemilasettecento metri dall'arrivo il corridore della Androni Giocattoli ha smesso di provare a essere inesorabile, ossia a cercare di non lasciarsi vincere. Si è inchinato all'inesorabile legge del gruppo, quella che non si lascia commuovere, impietosire, usa i gregari come motrici da inseguimento, recupera e spegne i sogni di gloria di chi per oltre duecento chilometri si era preso vento in faccia in cerca dell'improbabile.

 

A oltre duemila metri di altezza, sotto la cima del Gran Sasso d'Italia, sulla sommità degli Appennini si sono sfidati i migliori della classifica e la Maglia Rosa è stato giudice, ha lasciato che i rivali si sfogassero, si sfibrassero, si illudessero, poi si è trasformato in tiranno. Ha stabilito le sue gerarchie, l'inesorabilità della sua potenza, del suo stato di forma. Un allungo a duecento metri dall'arrivo, gli avversari che provano a contendergli la testa, ma che gli perdono la ruota. Simon Yates si presenta sotto lo striscione di arrivo davanti a tutti, come avrebbe potuto fare sull'Etna, come proverà a rifare ancora. Implacabile, insuperabile, almeno per ora, in futuro si vedrà.

 

 

Verso Campo Imperatore, mentre l'Astana chiudeva sui primi e Yates controllava i secondi, Chris Froome comprendeva cosa è il Giro d'Italia e come possono essere inesorabili le botte prese. Botte a pedali, certo, e sono gli schiaffoni della Maglia Rosa date a tutti questa settimana; Soprattutto sono botte fisiche e da queste è impossibile sottrarsi, non c'è rimedio immediato, solo tempo. Al capitano della Sky gliene va concesso un po'. Intanto sul traguardo sono un 1'07" e oltre due in classifica generale. Tanto.

 

E di tempo servirà anche a Fabio Aru, staccato anche oggi, ma mai come oggi con il muso lungo e sconsolato. Il sardo si è staccato presto, ha provato a combattere e a non abbattersi, ha cercato di recuperare e a non affondare. Sul groppone ci sono oltre due minuti e mezzo di ritardo in classifica, 1'12" pagati oggi all'arrivo. Sul groppone c'è la consapevolezza che non era così che doveva andare. La speranza è che le pendenze cattive delle Alpi possano essere più dolci di quelle degli Appennini.

 

La sentenza di Campo Imperatore non è diversa da quella della prima settimana di Giro d'Italia: Yates forte e sicuro, gli altri in cerca di una dimensione. E' quella della strada fatta ed è questo che conta: vince il più forte e il coraggio non basta.

 

La sentenza di Roccaraso invece non è quella della strada, bensì quella della Giuria. Ed è giusta, sacrosanta. Fausto Masnada, che con il compagno di squadra Davide Ballerini e l'eritreo Natneal Berhane guidava la corsa, è stato spinto dal collega per tagliare per primo il Gran Premio della Montagna. Ma gli era caduta la catena e l'avversario che gli "contendeva" la vittoria sul monte, aveva rallentato, lo aveva aspettato, gli aveva apparecchiato il passaggio in testa. La spinta è vietata dalle regole, ma non c'è stato nessun dolo, nessuna truffa. Ogni tanto più che applicare le regole bisognerebbe applicare il buon senso.

 

Ordine di arrivo della 9a tappa

1. Simon YATES (Gb - Mitchelton-Scott) 235 km in 5.54’13’’, media 38,11 km/h; 2. Pinot (Fra); 3. Chaves (Col); 4. Pozzovivo a 4’’; 5. Carapaz (Ecu); 6. Formolo a 10’’; 7. G. Bennett (N.Zel) a 12’’; 8. Dumoulin (Ola); 9. Lopez (Col); 10. Ciccone a 24’’; 23. Froome (Gb) a 1’07’’; 24. Aru a 1’14’’.

 

Classifica generale

1. Simon YATES (Gb - Mitchelton-Scott); 2. Chaves (Col) a 32’’; 3. Dumoulin (Ola) a 38’’; 4. Pinot (Fra) a 45’’; 5. Pozzovivo a 57’’; 6. Carapaz (Ecu) a 1’20’’; 7. G. Bennett (N.Zel) a 1’33’’; 8. Dennis (Aus) a 2’05’’; 9. Bilbao (Spa); 10. Woods (Can) a 2’25’’; 11. Froome (Gb) a 2’27’’; 15. Aru a 2’36’’.

 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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