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Yates è un'iradiddio sulle Dolomiti del Giro

La Maglia Rosa attacca ancora. Dumoulin a oltre quaranta secondi, Froome a un minuto e mezzo. L'attacco a 17 chilometri dal traguardo, un'azione di mestiere. E mestiere è la parola del giorno della Treccani al Giro d'Italia

20 Maggio 2018 alle 18:31

Simon Yates vince la 15a tappa del Giro d'Italia 2018

Sappada. Gli uomini di alta classifica hanno deciso che nemmeno ad alta quota, nella 15esima tappa del Giro d'Italia, dev’essere il tempo giusto per i coraggiosi. E così niente spazio per le fughe e via a far corsa d’avanguardia. Niente spazio per Nico Denz o Mickael Cherel, niente spazio per Giulio Ciccone o Giovanni Visconti, per Fausto Masnada ed Enrico Barbin o per tutta l'altra ventina di avventurosi. E così tutti a mettere davanti i gregari per tenere a distanza di sicurezza gli avanguardisti della prim’ora. E così tutti a puntare alla vittoria. Quindi ritmo alto e poi su di scatti e attacchi. O almeno quellio di Miguel Angel Lopez a scendere dal Passo Sant'Antonio. Soprattutto quelli di Simon Yates a salire verso Costalissoio, penultima ascesa del giorno, quella buona per randellare le speranze altrui. Quelle di Chris Froome, ieri festante, oggi inseguitore. Quelle di Domenico Pozzovivo, Thibaut Pinot, Tom Dumoulin che oggi speravano una rivincita nella vetrina dolomitica di Sappada, ma si sono dovuti accontentare di un altro giorno da attori, pur ottimi, ma cooprotagonisti. Verso i 1.240 metri dell’arrivo si è assistita alla sfida tra la determinazione della Maglia Rosa e i calcoli di chi vorrebbe occupare il gradino più alto del podio, ma ha paura di scivolare giù dagli alti due. Una sfida stravinta dall’inglese, che ha fatto del coraggio la sua effige. Quello di chi doveva saltare, ma non è saltato, che doveva temere la cronometro, ma intanto continua a mettere decine e decine di secondi tra lui e gli altri. Quello che il ciclismo è una questione di distacchi e di scatti, di vuoto messo alle spalle. E’ questione di mestiere. E quello di Yates, in queste due settimane (che si concludono oggi) è quello di conquistare tutto quello che c’è da conquistare.

 

Ma c’è mestiere e mestiere.

 

Mestiere. Dal vocabolario Treccanis. m. [lat. mĭnĭstĕrium «funzione di minister (v. ministro), aiuto; servizio», incrociatosi con mysterium «mistero»; cfr. il fr. ant. mestier (con gli stessi sign. che ha avuto e ha la parola ital.), mod. mêtier]. – 1. a. Ogni attività, di carattere prevalentemente manuale e appresa, in genere, con la pratica e il tirocinio, che si esercita quotidianamente a scopo di guadagno; corrisponde a quelle che anticam. si dicevano arti manuali o meccaniche, ed esclude sia le professioni libere, le attività di carattere impiegatizio e i lavori di concetto, sia le attività commerciali e la maggior parte di quelle agricole; si contrappone spesso ad arte, anche quando s’intenda con questo termine solo un’attività artigiana (così, per es., nelle espressioni scuola di arti e mestieri, dizionario d’arti e mestieri, e sim.), oppure a professione, per quanto nell’uso ufficiale si tenda a raccogliere sotto questo termine, più comprensivo, anche i mestieri stessi (così le scuole d’arti e mestieri sono dette oggi scuole professionali, e si parla di classificazione professionale per indicare insieme la classificazione delle professioni vere e proprie e dei mestieri); b. Con senso spreg. e connotazione improntata a pessimismo e biasimo, attività, professione intellettuale o artistica esercitata senza professionalità e impegno, spesso a solo scopo di lucro. 2. a. Per estens., nel linguaggio com., ogni attività lavorativa, anche non manuale o tecnica, che si esercita normalmente; b. Con riferimento ad attività disoneste, illecite, o riprovevoli dal punto di vista morale. 3. La parte più strettamente pratica di qualsiasi attività, non solo manuale, ma anche professionale, artistica, intellettuale; il complesso di nozioni teoriche e tecniche che, indipendentemente dall’ingegno, dal gusto personale o dall’estro creativo, sono indispensabili per poter compiere un determinato lavoro, facilitandone comunque l’esecuzione. 4. ant. Ministero, ufficio. 5. ant. o letter. a. Bisogno, necessità (soprattutto nella variante mestieri), spec. nelle locuz. essere mestieri o di mestieri, fare mestieri o di mestieri, sempre usate impersonalmente (come le espressioni di sign. equivalente bisogna, occorre, è necessario), nelle quali la cosa di cui c’è bisogno è espressa da un sostantivo, da un pronome o più spesso da una prop. soggettiva introdotta da che, mentre la persona cui la cosa occorre è eventualmente rappresentata da un compl. di termine.

  

I 176 chilometri che separano la partenza di Tolmezzo e l'arrivo di Sappada sono un tuffo nelle Dolomiti, un passaggio tra cime che al tramonto si accendono di rosa, che sono lì da sempre e da nemmeno ottant'anni tributano il loro saluto al passaggio del Giro. Simon Yates decide che alla loro maestà va concesso qualcosa di eccezionale. Ossia la trasformazione definitiva da mestierante degli strappi a interprete raffinato delle grandi salite. Aveva tentato ieri sullo Zoncolan. Ci è riuscito oggi nella quindicesima tappa. La sua è stata pratica professionale, soprattutto artistica, perché ci vuole estro creativo, oltre che una gamba eccezionale, a mettere la freccia a diciassette chilometri dal traguardo con mezza salita, una discesa e un'altra salita ancora da affrontare. Soprattutto se si ha già addosso il primato e, quindi, si ha solo da perdere. Yates se ne è fregato dei calcoli, li ha lasciati agli altri. E' scattato una volta. Niente da fare. C'ha provato una seconda e ha fatto il vuoto. All'arrivo sono 41 i secondi su Miguel Angel Lopez, Tom Dumoulin, Domenico Pozzovivo e Thibaut Pinot (in rigoroso ordine d'arrivo). Sono 1'32" su Chris Froome, che ieri ha domato lo Zoncolan, ma al quale lo Zoncolan gli è rimasto sulle gambe. Succede. In Francia certe salite non ci sono. Ci vuole mestiere per capirlo.

 

Il mestiere che aveva Fabio Aru e che sembra aver perso. Oggi, a oltre trenta chilometri dall'arrivo, sulle rampe del Passo Sant'Antonio, le sue gambe si sono ribellate ancor più di quanto avevano fatto nelle tappe precedenti. E con loro, si è afflosciata pure la testa. Ha mollato, il sardo. Ha deciso che non era più tempo per soffrire, per andare avanti di tigna e determinazione. Si è lasciato andare, si è affidato ai gregari che lo hanno condotto, a oltre un quarto d'ora, all'arrivo. l suoi desideri di classifica finiscono definitivamente a Sappada. Speriamo non il suo Giro.

 

Dei gregari ne parlano in molti, ne lodano ardore e disponibilità, generosità e altruismo. Ma al Giro di mestieri ce ne sono molti e ancor più silenziosi e sconosciuti di quello del gregario. E ci vuole capacità a sistemare ogni giorno le bici sulle quali pedaleranno i corridori, adeguarle al percorso e alle loro esigenze. Una faticaccia che ha raccontato al Foglio Danilo Pucciarelli della Androni giocattoli – Sidermec.

 

 

Ci sono le bici e ci sono gli uomini che le pedalano. Uomini che faticano e si esaltano, che si abbattono e che chilometro dopo chilometro cercano di raggiungere all’arrivo. Uomini che sono un lavoro per chi li vuole raccontare, soprattutto per le squadre che li portano in giro per l’Italia e per il mondo. Uomini che hanno bisogno a volte di una guida, non ciclistica questa volta, ma comunicativa. A questo servono gli addetti stampa. Paolo Barbieri della Bardiani - Csf ci ha raccontato il suo mestiere, l’impegno quotidiano per parlare e far parlare protagonisti e non della corsa rosa.

  

 

E c'è chi invece deve scorrazzare un bus di non si sa quanti metri per strade e stradine, passi appenninici e dolomitici. E lì di mestiere ce ne vuole molto. Anche perché in quei bus i corridori passano gran parte del tempo che non spendono pedalando. Andrea Fedi, ex ciclista di talento, è passato dalla bici alla guida del pullman della Wilier Triestina - Selle Italia. E ci ha raccontato cosa vuol dire portarlo in giro per il Giro.

 

 

Ma un mestiere può essere anche quello del tifoso, soprattutto se si fa del tifo una festa. Come i ragazzi di Giropiastra, che tra griglie e brulé hanno riscaldato in molti, pure Manuele Boaro, gregario eccezionale di Domenico Pozzovivo. Boaro si è fermato, ha salutato, ha mangiato, ha ringraziato e se ne è andato. Chapaeu.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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