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Viviani raddoppia al Giro d'Italia nonostante vento e Bennett

Il velocista veronese con una volata splendida conquista anche la terza tappa della Corsa rosa nonostante una scorrettezza dello sprinter della Bora

6 Maggio 2018 alle 18:06

Viviani raddoppia al Giro d'Italia nonostante vento e Bennett

Bisticcio. Dal vocabolario Treccanis. m. [der. di bisticciare]. – 1. Litigio non grave e passeggero, battibecco, scambio vivace di parole (i soliti b. fra suocera e nuora; un b. da bambini; s’è trattato di un b. tra innamorati); 2. Artificio stilistico, usato per raggiungere effetti di comicità o per sfoggio d’ingegno, consistente nel mettere accanto parole di suono simile, dello stesso significato o, più spesso, di senso diverso e contrastante.

 

Ogni gara ciclistica, ogni tappa del Giro d'Italia prevede tre incognite: la strada, il clima, i corridori. Così sempre, così anche nel corso della terza frazione, la Be'er Sheva - Eilat, 229 chilometri. E' l'intersecarsi delle tre che determina la corsa, ma se tra le prima e la terza c'è quasi sempre un rapporto diretto, la strada determina il comportamento dei corridori, la seconda molte volte si mette in mezzo e scompiglia le cose. Oggi ci ha provato il vento a farsi valere, a tentare di rendersi protagonista. Ha spirato da mattina alle spalle dei ciclisti, forte ma regolare. Poi, quando ha cambiato verso, nessuno è però riuscito a sfruttatare i suoi bisticci, quel suo battibecco di folate che giravano al girare delle strade che lasciavano il Ramon Crater per raggiungere il Mar Rosso: insomma corsa veloce, un po' confusionaria, insomma tutto come al solito. I corridori si sono messi in coda ai gregari che menavano davanti al gruppo, hanno deciso che il vento si poteva anche non sfruttarlo e che i bisticci era meglio tenerli per lo sprint. Eolo si è un po' risentito, ci riproverà. Qualcuno si è comunque fatto sorprendere e ha lasciato secondi o minuti in terra israeliana. Victor Campenaerts c'ha rimesso il terzo posto, Giulio Ciccone la possibilità, forse, di fare una corsa d'alta classifica.

 

A Eilat Elia Viviani si è presentato da nemico pubblico numero uno, perché uno sprint come quello di ieri è il miglior biglietto da visita per farsi temere da tutte le ruote veloci. Gli avversari dovevano per forza inventarsi qualcosa e Sam Bennett ha pensato bene di fare il creativo del gruppo. Si è improvvisato vento, ha deciso di andare a folate, di muoversi da sinistra a destra sulla carreggiata e poi ancora a sinistra, di chiudere tutti: non proprio una dimostrazione di bon ton. Mentre l'irlandese zigzaga Viviani osserva, prende la via più vicina alle transenne con la spalla evita il patatrac, si fa spazio dove spazio non c'è. Poi l'allungo, quello buono, l'accelerazione, quella a cui nessuno può resistere. Primo, ancora a mani alzate, ancora per distacco, questa volta su Sacha Modolo, terzo Bennett, quarto Mareczko. Poi il bisticcio. "Ha fatto una scorrettezza", ha detto riferito all'irlandese. Vero. E a sessanta all'ora è scorrettezza ancor più pericolosa. Fortunatamente nessuno è finito per terra, ma questo è merito di Viviani, perché avere la capacità di dare il colpetto giusto, saltare una pedalata e ripartire è un numero di alta classe.

  

 

E non solo a biciclette ferme si bisticcia, anche in corsa, mentre la pianura sta per lasciare il posto alla salita, mentre una rampa si presenta all'orizzonte, mentre Guillaume Boivin, ancora all'attacco, e sono quasi trecento chilometri in due giorni, pregusta la beffa a montana a Enrico Barbin, maglia azzurra di miglior scalatore, si gira e sbotta, chiede collaborazione ai suoi due compagni di fuga. Per tutta risposta Marco Frapporti scatta, s'invola verso il Gran Premio della Montagna e spegne l'ardore azzurro del canadese. L'ennesimo contrappasso ciclistico. Perché prima era stato l'italiano della Androni a riprendere il corridore della Israel Cycling Academy poco prima di una traguardo volante, ma il canadese aveva fatto spallucce e gli era scattato in faccia. Tensioni da inizio Giro, da gambe fresche e animi caldi. Ci penseranno i chilometri a mettere tutti al loro posto. E questa non è una variabile, è una certezza.

 

ORDINE D'ARRIVO 1. Elia VIVIANI (Quick-Step Floors) 229 km in 5.02’09’’, media 45,47 km/h; 2. Modolo; 3. Bennett; 4. Mareczko; 5. Van Poppel (Ola); 6. Debusschere (Bel); 7. Belletti; 8. Planckaert (Bel); 9. Pedersen (Dan); 10. Gonçalves (Por); 15. Chaves (Col); 16. S. Yates (Gb); 17. Dumoulin (Ola); 30. Froome (Gb); 36. Dennis (Aus); 37. Pozzovivo; 54. Aru; 58. Formolo; 62. Pinot (Fra); 66. Lopez (Col).

CLASSIFICA GENERALE 1. Rohan DENNIS (Aus - Bmc); 2. Dumoulin (Ola) a 1’’; 3. Gonçalves (Por) a 13’’; 4. Dowsett (Gb) a 17’’; 5. Bilbao (Spa) a 19’’; 6. S. Yates (Gb) a 21’’; 7. Schachmann (Ger) a 22’’; 8. Martin (Ger) a 28’’; 9. Pozzovivo; 10. Betancur (Col) a 29’’; 16. Pinot (Fra) a 34’’; 19. Froome (Gb) a 38’’; 23. Formolo a 41’’; 30. Chaves (Col) a 47’’; 34. Aru a 51’’; 45. Lopez (Col) a 57’’.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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