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“Così i talebani hanno ucciso mio padre perché cristiano”

Giulio Meotti

“In vent’anni enormi progressi sono stati fatti. Perché buttare tutto?”. Parla Ali Ehsani, scrittore in esilio in Italia

“Sì, ci sono anche dei cristiani in Afghanistan”, titola il Figaro, fra i pochi grandi quotidiani europei ad aprire una finestra sull’unica minoranza afghana che è come se non esistesse, tanto poco se ne parla. In Italia vive uno scrittore afghano che di questa persecuzione ne sa qualcosa. “Perché la maggioranza del paese è musulmana, in occidente si pensa che tutti siano musulmani, così non si parla mai dei cristiani afghani”, spiega al Foglio Ali Ehsani, autore Feltrinelli e i cui genitori furono assassinati in quanto cristiani dai talebani durante il primo Emirato islamico (1996-2001). “I miei erano cristiani nascosti, non andavano mai a pregare in una chiesa, perché l’unica presente in Afghanistan era dentro l’ambasciata italiana. Pregavano in segreto e io ho scoperto che erano cristiani a scuola. Un amico mi chiese: ‘Tuo padre perché non viene mai in moschea?’. E così mi venne il dubbio. Ho chiesto a mio padre. ‘Non devi dire a nessuno che siamo cristiani’, mi rispose. ‘Come sono fatti? Dove vanno i cristiani?’, domandai. ‘Ci ammazzano se lo scoprono’. E non ne parlai con nessuno. Quando mangiavamo, spesso mio padre metteva un piatto in più. ‘Noi siamo poveri, chi viene in più?’, chiedevo. ‘Non preoccuparti, Gesù condivideva il cibo’, mi rispondeva. Quando litigava con qualcuno, mio padre perdonava. ‘Gesù perdonava sempre’. Diceva che ogni volta che Gesù passava sotto una casa un uomo gli tirava dell’acqua e lui pregava per lui. Quando un giorno non gli buttano l’acqua addosso, Gesù si preoccupa, entra nella casa e chiede perché. Scopre che quel signore stava male, così Gesù va a trovarlo e da quel giorno non gli buttò più l’acqua. Purtroppo, i miei genitori sono stati uccisi durante il primo regime dei talebani”.

 

Ehsani avrebbe reincontrato il terrore dei cristiani afghani anche una volta arrivato a Roma. “Ero all’università, alla mensa c’era un ragazzo afghano che si sedeva con me. E prima di mangiare ho pregato. ‘Ma tu sei cristiano, anche io e avevo paura di pregare davanti a te’, mi disse. E così ho scoperto che ci sono altri cristiani in Afghanistan, ma che sono terrorizzati”. Ehsani è appena riuscito a portare in Italia una famiglia cristiana afghana. “Il governo italiano si è adoperato, con Silvia Costa, per portare questa famiglia qui. Quando siamo andati a messa insieme per la prima volta nei giorni scorsi piangevano, ‘noi non siamo mai andati in chiesa’. Per loro era una gioia grandissima. Non avevano mai conosciuto questa libertà”.

Lo scrittore è atterrito dalla fine dell’esperienza occidentale a Kabul. “In questi giorni ho pensato che abbiamo buttato vent’anni di occidente, di sacrificio, di spese, di vite umane, di libertà, di democrazia. Ho paura del futuro dei giovani. In questi vent’anni tanti giovani avevano progetti, avevano cambiato mentalità, ora tutto è finito. I talebani non sono mai cambiati. E sono persino peggio, perché sono più furbi, il lupo cambia solo pelle... La politica occidentale è fallita anche nei confronti della Russia, dell’Iran, della Cina, del Pakistan, perché per questi paesi la presenza occidentale non andava bene. Sarà nel tempo un rischio per l’Occidente. La tv afghana Tolo News all’inizio metteva musica, faceva vedere ragazze a scuola, ma ora è tutto finito, i talebani chiuderanno tutte le tv. Stanno uccidendo musicisti, poeti e comici. Nel 1996 non avevano tutto il paese, c’era ancora il nord che resisteva, oggi sarà persino peggio. Come può un paese funzionare senza donne e che deve solo rispettare la sharia? Come può esistere una società che si preoccupa del trucco delle donne? Il mondo non deve riconoscere i talebani, deve invece sanzionare Iran, Pakistan, i paesi che sostengono questo regime dell’orrore. Erdogan ha portato la Turchia verso l’islamizzazione e oggi dialoga con i talebani. E’ ovvio che riconoscerà il nuovo regime di Kabul. Tutto il progresso afghano è stato possibile solo grazie alla presenza occidentale. Ci sono donne che hanno iniziato a fare le parrucchiere, che sono diventate medici, che hanno studiato. Ora stanno chiudendo tutti i saloni di bellezza. I talebani ammazzeranno anche le parrucchiere. Non dovevano lasciare l’Afghanistan. Chi si fiderà più dell’America? Tanti afghani mi dicono che sono stati abbandonati. I giovani erano tutti contenti della presenza occidentale”.

 

Il pensiero di Ehsani torna ai cristiani rimasti in Afghanistan. “Quando inviavo un video cristiano a una famiglia afghana poi lo cancellavano per paura di essere rintracciati. Vivono come i cristiani del primo secolo. In un quartiere ci possono essere dieci famiglie cristiane, ma nessuno sa dell’altro, per paura di essere traditi. Durante l’esperienza occidentale i cristiani speravano che in futuro ci sarebbe stato il riconoscimento del culto. Adesso con i talebani questi porteranno tutti con la forza in moschea. Quando ero piccolo i talebani ci portavano tutti a pregare. Temo anche uno sterminio, ‘i tagiki in Tagikistan, gli uzbeki in Uzbekistan, gli hazara al cimitero’, ripetono i talebani. Vedo immagini di un regime che va casa per casa a cercare le ragazze da far sposare ai talebani. Il mondo deve sapere che sta accadendo tutto questo. Non ci si deve mai stancare di battersi. Come quando hai un bambino, pensi a educarlo, lo aiuti a crescere e non gli lasci la mano finché non cammina da solo”.
 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.