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In Corea sono tutti potenziali contagiati

Testare, tracciare e trattare. La strategia di Seul tra drive through e cabine

Giulia Pompili

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pompili@ilfoglio.it

4 Aprile 2020 alle 06:00

Testare, tracciare e trattare. La strategia di Seul tra drive through e cabine

(foto LaPresse)

Roma. Mentre alcuni governi regionali annunciano test sierologici che però non esistono ancora, e che comunque sono poco utili in una fase interpandemica come quella in cui ci troviamo perché fotografano il passato (chi ha avuto il virus) e non il presente (chi ha in questo momento il virus) altri decidono di procedere da soli. Così, in maniera del tutto disomogenea, alcune regioni stanno iniziando lo screening a tappeto della popolazione. Al ministero della Salute, invece, restano fermi sulla posizione...

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Giulia Pompili

Giulia Pompili

Giulia Pompili è nata il 4 luglio. E' giornalista del Foglio dove scrive soprattutto di Asia – nel 2012 ha vinto il premio giornalistico "Umberto Agnelli" della Fondazione Italia Giappone. Recita a memoria i test missilistici di Kim Jong-un, ma pure le canzoni degli Afterhours. E' terzo dan di kendo.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    04 Aprile 2020 - 21:59

    Purtroppo temo che sia tardi per copiare in toto il metodo sudcoreano. Esso ha alla base la strategia opposta a quella adottata in Italia. I sudcoreani hanno provveduto a spegnere l'incendio prima che le fiamme divampassero in tutto il Paese, da noi si è preferita la strategia di chiudere la stalla solo dopo che i buoi erano scappati. Ma non è detto che all'apparire di nuovi focolai non si possa trarre ammaestramento dai sudcoreani.

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