Dove batte il cuore di Finchley? Chi vince qui, vince le elezioni inglesi

Gregorio Sorgi

Il seggio che fu della Thatcher oggi sintetizza la gran parte delle fratture del Regno. A cominciare dall’antisemitismo

Londra. Il seggio di Finchley nella periferia a nord di Londra è uno dei termometri delle campagne elettorali inglesi: da oltre quarant’anni il partito che conquista questo distretto vince anche le elezioni, e la tradizione gli ha conferito un valore speciale nelle strategie dei partiti. Finchley è tra i pochi seggi in cui è prevista una corsa a tre. Un sondaggio dell’Observer indica i conservatori in vantaggio su laburisti e Lib-dem appaiati al secondo e terzo posto, ma il margine esiguo (solo 1.657 voti) con cui è stato rieletto Mike Freer dei Tory nel 2017 lascia tutto molto aperto.

 

“Alla fine sarà una sfida tra conservatori e laburisti”, dice Freer, eletto per la prima volta nel 2010: “I Lib-dem non sono mai andati oltre gli otto mila voti a Finchley, nelle scorse elezioni ne hanno presi soltanto tremila. Non hanno alcuna speranza di vincere”. Freer si considera un conservatore moderato, si è battuto per il remain nel referendum del 2016 ma oggi sostiene l’accordo del premier Boris Johnson. “E’ ora di andare avanti – spiega al Foglio – la gente non ne può più di parlare di Brexit, vuole tornare a occuparsi di altro”. Alle sue spalle c’è un enorme ritratto di Margaret Thatcher, che ha rappresentato il seggio di Finchley dal 1959 al 1990 e che ancora oggi viene considerata una divinità nel quartiere. I Tory più anziani che ancora conservano un ricordo dell’Iron Lady da giovane sentono il peso della sua eredità. “Difenderemo questo seggio, costi quel che costi – esclama uno di loro – Lo dobbiamo a Boris ma soprattutto a Margaret”. 

 


Il candidato conservatore ci spiega su cosa punta per essere confermato in questo distretto che è anti Brexit. Il Labour ha perso tanti consensi perché qui la comunità ebraica è molto grande e i Lib-dem hanno candidato una ex laburista fuoriuscita a causa dell’antisemitismo. Le parole degli elettori


 

Dopo i lunghi anni della Thatcher, il seggio è passato ai laburisti nelle trionfali elezioni del 1997 ed è tornato in mano ai conservatori con la vittoria del 2010. I liberali non vincono a Finchley dal 1923 ma questa volta sono convinti di avere tutto a loro favore. La linea pro remain del partito riscuote consensi in un seggio in cui oltre due elettori su tre hanno votato per restare nell’Ue. “La posizione oltranzista dei Tory sulla Brexit ha penalizzato Mike Freer, che pure è benvoluto nel quartiere”, dice una giovane attivista dei Lib-dem che distribuisce i volantini davanti alla stazione: “La Brexit ha influito al 50 per cento sul nostro aumento di consenso”.

 

Le accuse di antisemitismo al Labour hanno fatto il resto. Finchley è il quartiere di Londra con la più alta concentrazione di ebrei (sono il 23 per cento), molti dei quali si sono allontanati dal partito di Jeremy Corbyn dopo i tanti episodi di antisemitismo tollerati dai vertici del Labour. Secondo il Jewish Chronicle, quotidiano di riferimento della comunità ebraica londinese, solo il 7 per cento degli ebrei di Finchley voterà per il Labour. Molti di questi voti andranno a Luciana Berger, candidata dei Lib-dem ed ex laburista ebrea che ha abbandonato il partito lo scorso anno dopo essere stata vittima di una campagna antisemita. E’ passata a Change Uk, un piccolo partito centrista durato pochi mesi, e successivamente ha aderito ai Lib-dem, rinunciando al suo seggio a Liverpool per presentarsi a Finchley. “Dobbiamo stare attenti a non sopravvalutare il voto della comunità ebraica, che è meno omogenea di quanto non sembri”, spiega Mike Freer: “Al suo interno ci sono dei gruppi molto diversi tra di loro, si passa dagli ebrei ortodossi ai progressisti. La maggior parte di loro non vota esclusivamente sulla base della propria religione, hanno gli stessi problemi e preoccupazioni di tutti gli altri cittadini”.

 

Queste diverse tendenze sono evidenti parlando con alcuni fedeli che escono dalla sinagoga. “Ho votato per i conservatori tutta la mia vita e lo farò anche stavolta”, spiega David, un ingegnere in pensione: “Vorrei dire a Luciana Berger che non basta essere ebrea per conquistare il voto degli ebrei”. A pochi passi un architetto di trent’anni dice che voterà il candidato del Labour, Ross Houston, malgrado sia rimasto deluso “dalla connivenza di Corbyn con le mele marce antisemite nel suo partito”.

 

Il voto degli ebrei sarà un fattore tra tanti, dato che la demografia di Finchley è molto più complessa di quel che appare. E’ uno dei quartieri più multiculturali di Londra, qui si sono rifugiate molte comunità fuggite dal proprio paese. “Molti abitanti sono di origine greco-cipriota e iraniana”, spiega Freere: “Però le minoranze etniche sono meno omogenee di quanto sembri, ognuno vota per chi meglio crede. Soprattutto gli immigrati di seconda e terza generazione che si sono completamente integrati”. Ahmed è uno studente figlio di immigrati iraniani che vive a Finchley da dieci anni e spiega che “voterà per il partito che rispecchia le mie idee”. “La prima generazione della diaspora tende a interessarsi molto a ciò che succede nel proprio paese di origine – aggiunge – ma le generazioni successive perdono interesse, si adattano al loro nuovo paese. Ci sono tante comunità etniche ma ogni cittadino vota con la propria testa”. A Finchley convivono diverse religioni: il quartiere ospita la Chiesa evangelica più grande di Londra, ma ci sono anche cinque moschee. Il sette per cento dei residenti è musulmano e il sei per cento hindu. 

 

La maggior parte del quartiere è contrario alla Brexit e questo ha contribuito all’aumento dei consensi per i Lib-dem, che però stanno scendendo al di sotto delle aspettative. A Finchley non tutti condividono la proposta dei liberaldemocratici di revocare l’articolo 50 annullando di fatto l’uscita dall’Ue. “E’ antidemocratico”, esclama un’anziana casalinga che ha votato per il remain: “Mio marito è un euroscettico soft che vuole uscire il prima possibile, i miei figli invece sono degli europeisti convinti. Se la revoca dell’articolo 50 spaccherebbe la mia famiglia non oso immaginare cosa succederebbe a tutto il paese”. “Il secondo referendum può avere senso”, dice un pensionato che voterà per i Tory: “Ma la promessa della Swinson è uno schiaffo ai milioni di persone che hanno votato per uscire dall’Ue”. I Lib-dem puntavano di vincere il seggio di Finchley grazie a un crollo dei voti dei conservatori. Ma secondo i sondaggi questo non sta avvenendo, e il consenso dei Tory si sta mostrando più resistente del previsto. Il partito della Swinson è in calo in tutto il paese, schiacciato dal bipolarismo tra Corbyn e Johnson. E la proposta di revocare l’articolo 50 viene considerata eccessiva anche dai remainers. Finchley è uno dei maggiori obiettivi dei Lib-dem essendo un seggio urbano e pro remain: non vincere qui è un pessimo segno.

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