Ephraim Mirvis, il rabbino capo del Regno Unito (foto LaPresse)

“Corbyn, un pericolo per l'Inghilterra e gli ebrei”. J'accuse del rabbino capo

Giulio Meotti

“Mai successo in 362 anni”. La comunità ebraica nel Regno Unito ha sempre votato Labour, ma il prossimo 12 dicembre non sarà più così

Roma. Non era mai successo che il rabbino capo del Regno Unito intervenisse così apertamente contro un candidato a entrare al numero 10 di Downing Street. Lo ha fatto ieri, dalle colonne del Times, Ephraim Mirvis: “Che ne sarà degli ebrei in Gran Bretagna se il Labour formasse il prossimo governo?”. Una bomba a mano morale e politica. “La domanda che mi viene posta più frequentemente è: che ne sarà degli ebrei e dell’ebraismo in Gran Bretagna se il Partito laburista formasse il prossimo governo? La comunità ebraica ha sopportato il profondo disagio di essere al centro dell’attenzione nazionale per quattro anni. Alcuni politici hanno mostrato coraggio, troppi sono rimasti in silenzio. Il modo in cui la leadership laburista ha affrontato il razzismo antiebraico è incompatibile con i valori britannici di cui siamo così orgogliosi. Un nuovo veleno – sanzionato dall’alto – ha messo radici nel Partito laburista”.

 

Storicamente, gli ebrei inglesi hanno sempre votato Labour. Il prossimo 12 dicembre non sarà più così. Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha dichiarato ieri che “se il rabbino capo è costretto a rilasciare una dichiarazione senza precedenti, questo ci dovrebbe allarmare per il profondo senso di insicurezza e paura provato da molti ebrei britannici”. Appena un anno fa, il predecessore di Mirvis, Jonathan Sacks, aveva definito l’ascesa di Corbyn una “minaccia esistenziale” per gli ebrei. “Non conosco altre occasioni in questi 362 anni in cui gli ebrei si sono chiesti ‘questo paese è sicuro per allevare i nostri figli?’”, aveva detto Sacks. E Pinchas Goldsmith, presidente della Conferenza europea dei rabbini, aveva avvertito: “Gli ebrei potrebbero fuggire se Corbyn venisse eletto”. Nei giorni scorsi, un candidato laburista, Gideon Bull, ha chiamato Shylock un collega ebreo, un riferimento all’usuraio del “Mercante di Venezia” di William Shakespeare. Il Labour è attualmente sotto inchiesta da parte della Equality and Human Rights Commission. Solo un’altra volta un partito inglese era stato indagato da questa commissione e si trattava del Partito nazionale britannico di estrema destra. “Corbyn ha una lunga storia di anti israelismo che è vicinissimo al classico antisemitismo”, dice al Foglio Manfred Gerstenfeld, studioso di antisemitismo europeo e già direttore del Jerusalem Center for Public Affairs. “Ha finanziato un negazionista della Shoah. Ha definito Hamas e Hezbollah ‘amici’ e ‘fratelli’. Sotto la sua presidenza nel Labour sono venuti fuori un gran numero di antisemiti che non c’erano prima di lui. Questo Corbyn rappresenta il male. Viene dalla sinistra radicale e il Labour di Tony Blair e David Miliband si sono dimenticati di metterlo alla porta. Gli ebrei non vogliono vivere in un ambiente anti israeliano, in una nuova Svezia, il capolinea dell’ultra liberalismo antidemocratico e di sinistra. Prima di Corbyn, gli ebrei inglesi avevano un profilo basso. Oggi si fanno sentire come non era mai successo prima. E’ un cambiamento radicale”. E mai prima d’ora uno dei due grandi partiti in Gran Bretagna aveva considerato la creazione di Israele come un peccato coloniale, come pensano Corbyn e il suo entourage. E l’antisemitismo laburista si salda ora al destino della Brexit. E’ la domanda che si fanno gli ebrei inglesi: cosa ci accadrà in una eventuale Inghilterra a guida corbyniana e fuori dall’Unione europea?

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.