Inciampo della memoria

Riccardo Dal Ferro

Schio rifiuta le pietre d’inciampo in ricordo delle vittime dei nazi-fascisti. La memoria ci divide: ma da cosa?

Secondo Alberto Bertoldo, consigliere di maggioranza a Schio, la città nella quale vivo, la memoria crea divisioni. E ha perfettamente ragione, dal momento che essa è una delle facoltà che separano l’uomo dalla bestia: ciò che scegliamo di ricordare, e come scegliamo di farlo, qualifica almeno in parte la nostra identità.

 

In questi giorni il comune di Schio ha deciso di qualificarsi in modo sorprendente, rifiutando su proposta della minoranza le cosiddette “pietre d’inciampo”, un modo per ricordare i 14 cittadini scledensi deportati e morti nei campi di sterminio nazi-fascisti. La motivazione espressa dal sopra citato consigliere è che “rischiano di portare nuovo odio e divisioni”.

 

Prima di trarre conclusioni affrettate è doverosa una precisazione: in questa città il tema del ricordo inerente le vicende di quegli anni è molto aspro. In pochi avranno sentito parlare dell’eccidio di Schio, una brutta pagina di storia nella quale, finita la guerra da due mesi, un gruppo di partigiani fece irruzione nel carcere di via Baratto dove erano detenute 99 persone, delle quali 91 sospettate di appartenenza al fascismo. Non avendo con sé gli elenchi fascisti, i partigiani fecero un massacro, uccidendo a colpi di mitraglia 54 detenuti (tra cui 14 donne, la più giovane di 16 anni) e ferendone altre. Una pagina che emotivamente gioca ancora un ruolo in queste vicende.

 

Questo non è un tentativo “benaltrista”, quanto piuttosto un elemento che cerca di dare miglior contesto alla vicenda di questi giorni, spiegando perché sia così difficile portare avanti un discorso sensato e pacato sulla memoria nel nostro territorio.

 

La domanda che rimane senza risposta però è: che colpa hanno le 14 vittime deportate dai nazi-fascisti dell’eccidio di Schio? Come possono dei morti innocenti pagare con l’oblio a causa di altri morti successivi? Perché dovremmo smettere di ricordare qualcuno perché non possiamo ricordarli tutti e sempre?

 

La decisione del comune di Schio appare insensata, dal momento che le “pietre d’inciampo” rappresentano un’iniziativa di livello europeo avviata dall’artista Gunter Demnig, volta a ricordare espressamente le innocenti vittime della deportazione nazi-fascista. Non si tratta, in questo caso particolare, di ricordare le vittime della mafia, del comunismo, del terrorismo o dei dissesti idrogeologici, ma di ricordare un evento ben preciso collocato in un contesto altrettanto preciso. Ciò non toglie che anche le vittime di ogni altra ingiustizia siano egualmente importanti, ma se iniziative per ricordare un avvenimento particolare vengono cassate perché escludono tutto il resto, a quel punto dovremmo evitare qualsiasi tipo di memoria e ricordo.

 

Infatti, ed ecco un’altra caratteristica importante della memoria, noi scegliamo che cosa ricordare proprio perché non possiamo ricordare ogni cosa: la nostra memoria è limitata e dobbiamo lottare per decidere che cosa conservare, in questo modo formando un po’ meglio la nostra identità. E il comune di Schio, oggi, ha deciso che la sua identità non contempla il ricordo di vittime del nazi-fascismo.

 

A questo si aggiunge che nella città esistono già iniziative volte a ricordare l’eccidio di via Baratto, e le occasioni per commemorare quelle vittime continuano a essere giustamente sostenute. La cosa aggrava la posizione della giunta, a questo punto sospettata di aver rifiutato le pietre d’inciampo non per pragmatica decisione ma per tendenza ideologica (e le immagini sulla bacheca Facebook del consigliere Bertoldo che mostrano un Mussolini torreggiante non depongono a sfavore di questo sospetto). La cosa sarebbe decisamente preoccupante.

 

Voglio credere che i valori della mia città di Schio siano quelli della cooperazione, dell’ottimismo verso il futuro e del contrasto a ogni violenza. Spero perciò che questa decisione sia solo una pagina da voltare, un piccolo “inciampo”, e che domani anche la giunta decida di usare la memoria per dividerci dalle bestie, non da altri esseri umani.

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