Notizie dal conflitto silenzioso tra Israele e Iran

Daniele Raineri

Le chiamate last minute e i complottismi smentiti

Dice uno scoop del sito Axios che domenica mentre il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif, era in volo per Biarritz dov’era in corso il G7 francese – su invito del presidente Emmanuel Macron – il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha tentato freneticamente di contattare al telefono il presidente americano, Donald Trump, per chiedergli di non incontrare Zarif. Trump non poteva prendere la chiamata perché era impegnato nei bilaterali, così gli israeliani hanno chiamato membri del suo staff. In teoria gli uomini di Trump lo avevano già sconsigliato di incontrare l’iraniano, ma gli israeliani temevano che il presidente americano fosse tentato dal colpo di scena. Trump non vede l’ora di stupire il mondo con negoziati faccia a faccia con i leader dell’Iran e Israele teme che questo tolga tutta la pressione accumulata contro di loro.

 

 

Il New York Times rivela che i tecnici del Pentagono si sono infiltrati nel database che le Guardie della rivoluzione islamica usavano per sorvegliare e poi sabotare le petroliere che passano nello Stretto di Hormuz e l’hanno cancellato. A maggio e giugno sei superpetroliere erano state danneggiate da attacchi dimostrativi che le compagnie assicurative attribuiscono all’Iran, perché ha i motivi e le capacità tecniche per effettuare queste aggressioni. I complottisti sostenevano che i sabotaggi delle superpetroliere fossero una sceneggiata americana per provocare una guerra contro l’Iran, ma di fatto Trump il 21 giugno ha bloccato alcuni raid aerei punitivi contro l’Iran che erano stati decisi dopo l’abbattimento di un aereo spia americano “perché sarebbe stata una rappresaglia sproporzionata”. Insomma, l’Amministrazione non vuole la guerra. Il fatto interessante è che gli iraniani non sono ancora riusciti a recuperare il database cancellato e da allora i sabotaggi misteriosi non ci sono più stati. Al Pentagono si discute se non sarebbe stato più vantaggioso continuare a spiare gli iraniani mentre usavano il database, invece che cancellarglielo e rivelare loro che erano sotto osservazione.

 

  

Giovedì era previsto il lancio di un satellite iraniano nello spazio dal sito di Semnan, nel nord del paese, ma il lancio è fallito e il fumo dell’esplosione era molto visibile nelle fotografie satellitari. L’Iran non ha commentato. E’ la terza volta che succede agli iraniani quest’anno, ma vale la pena ricordare che a luglio anche il razzo di trenta metri lanciato dalla Guyana francese per portare in orbita un satellite militare degli Emirati Arabi Uniti è precipitato dopo soli due minuti nell’oceano Atlantico. E’ come se mettere in orbita satelliti fosse diventato molto difficile.

 

 

Gli israeliani non dicono nulla sui due droni carichi di esplosivo e pilotati da qualcuno che era a poca distanza lanciati contro un centro di Hezbollah a Beirut. I giornali israeliani hanno parlato di droni “iraniani”, ma le foto mostrano che erano modelli commerciali facilmente acquistabili. Hezbollah ha annunciato che colpirà Israele per rispondere all’attacco. Il New York Times nel raccontare la guerra a bassa intensità tra Israele e l’Iran spiega che fino all’anno scorso i jet israeliani colpivano il traffico di missili iraniani destinati a Hezbollah appena dopo il loro arrivo all’aeroporto internazionale di Damasco. Allora gli iraniani hanno scelto aeroporti nel nord della Siria, ma i jet sono arrivati anche lì. Adesso la caccia si è spostata ai camion che si muovono a terra attraverso l’Iraq.

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)