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Una crisi così poco british

Ma la Brexit non era stata fatta per recuperare la sovranità perduta degli inglesi? Il primo ministro Boris Johnson sospende il Parlamento eletto per procedere a tutta velocità verso l’uscita senza accordo

28 Agosto 2019 alle 19:39

Una crisi così poco british

Boris Johnson con la regina Elisabetta (foto LaPresse)

Bruxelles. Boris Johnson si è lanciato nella scommessa più sfacciata e rischiosa a cui si è assistito finora nella pazza storia della Brexit anche a costo di provocare una crisi costituzionale. Il primo ministro britannico ha annunciato la chiusura della sessione del Parlamento nella seconda settimana di settembre e il discorso della Regina per il 14 ottobre. Tradotto: Johnson ha deciso la sospensione della Camera dei Comuni per 5 settimane, durante le quali sarà impossibile per la coalizione anti-Brexit in Parlamento votare per bloccare un’uscita dall’Unione Europea senza accordo il 31 ottobre. In quasi 400 anni non c'era mai stata una sessione parlamentare così lunga. Il primo ministro si è subito giustificato, spiegando che i parlamentari avranno “molto tempo” per dibattere di Brexit. “E' assolutamente falso” che lui voglia impedire al Parlamento di ostacolare un no-deal. Johnson ha sostenuto di voler solo presentare il suo “programma legislativo su crimine, ospedali, assicurarci che abbiamo i fondi per la scuola di cui abbiamo bisogno”. E in fondo, a conti fatti, i lavori parlamentari saranno sospesi solo due settimane in più rispetto a quanto già previsto dal calendario per i Congressi dei partiti.

 

Gli altri attori del dramma Brexit non ci sono cascati. La sterlina si è messa a precipitare. Lo speaker dei Comuni, John Bercow, ha subito denunciato un “oltraggio costituzionale” perché “è assolutamente ovvio che l’obiettivo della sospensione ora è di impedire al Parlamento di dibattere la Brexit”. Jeremy Corbyn ha tirato in ballo la regina. Tom Watson, il vice di Corbyn nel Labour, ha accusato Johnson di un aver commesso un “affronto scandaloso alla nostra democrazia”. Anche nell’Ue ci si interroga sullo stato della storica democrazia britannica. Il coordinatore dell’Europarlamento per la Brexit, Guy Verhofstadt, ha accusato Johnson di “sopprimere” il dibattito sulla Brexit. Nathalie Loiseau, europarlamentare vicina a Emmanuel Macron, si è chiesta “di quale malattia soffre la democrazia britannica per la paura di dibattere prima di fare una delle più importanti decisioni della sua storia?”. Oltre a una Brexit senza accordo, rischia di essere “una Brexit senza dibattito”, ha spiegato Loiseau.

 

La mossa di Johnson si configura come un blitz contro il Parlamento, i Remainers del suo partito Tory e l’Ue. L'unica maggioranza che c’è alla Camera dei Comuni è quella per evitare il no-deal. I conservatori pro-europei sono pronti a allearsi a laburisti e liberal-democratici per bloccare un'uscita senza accordo. L’Ue non è pronta a fare concessioni maggiori sul backstop per evitare il ritorno della frontiera fisica tra Irlanda e Irlanda del Nord. Insomma, Johnson si ritrova nella stessa identica situazione di stallo del suo predecessore al numero 10 di Downing Street, Theresa May. Per uscirne, serve un colpo di mano. Lo scenario immaginato dal premier funziona più o meno così. Il suo sherpa per la Brexit, David Frost, è stato inviato a Bruxelles per strappare all’Ue anche una concessione minima sul backstop che dovrebbe essere formalizzata nel Consiglio europeo del 17 ottobre. Dopodiché Johnson potrebbe tornare a Londra rivendicando un trionfo e affrettarsi a far ratificare l’accordo di ritiro nei pochi giorni che mancano al 31 ottobre. La Brexit dovrebbe essere rinviata di qualche settimana per adottare tutta la legislazione necessaria a procedere a un’uscita ordinata. Ma poco importa: Boris entrerebbe nella storia come il premier della Brexit minimizzando i danni per il suo paese e rilanciando sul piano interno con le misure annunciate nel discorso della Regina (sanità pubblica, investimenti in infrastrutture e scienza, taglio delle tasse).

 

Il problema per Johnson è che il suo blitz ha immediatamente spinto i suoi avversari a coalizzarsi. Si lavora a ricorsi davanti ai Tribunali. Philip Hammond, l’ex cancelliere dello scacchiere, si è fatto sentire per denunciare una scelta “profondamente anti-democratica”. Il Tory Dominic Grieve ha lasciato intendere che i Remainers conservatori potrebbero sostenere una mozione di sfiducia se fosse presentata dal leader laburista Corbyn la prossima settimana. Secondo Tom Newton Dunn del Sun, potrebbe essere questo “il vero obiettivo di Boris”. Fonti di Downing Street hanno risposto che in caso di sfiducia Johnson non si dimetterà, ma scioglierà il Parlamento per andare a elezioni anticipate tra il 1° e il 5 novembre. A quel punto la no-deal Brexit sarebbe già avvenuta, ma per la gloria Boris è pronto ad aggiungere alle macerie economiche quelle costituzionali.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    29 Agosto 2019 - 15:03

    Non è "poco british" è rara british: solo quando occorre (per eccezione). In Italia,invece,"occorre" sempre (per regola DC+PC l'altro ieri e PD poche ore fa). Questa fa la grande differenza tra Great Britain e la povera "nobile contea" Italia .

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  • Giovanni

    29 Agosto 2019 - 11:13

    Una Brexit senza accordo con l'UE potrebbe essere un disastro per il Regno unito. Un disastro che potrebbe portare il Tegno Unito ad una forma di vassallaggio nei confronti degli Stat Uniti. Pericolosissima l'azione di Johnson per il popolo britannico che ne piangerà le conseguenze.

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    • Skybolt

      29 Agosto 2019 - 15:38

      Mah! Sarei più cauto su come la pensano gli inglesi. Nei sondaggio il Partito Conservatore è tornato a più 10 su Corbyn. Probabilmente tra vassallo degli USA (come sono dal 1945 in senso lato e dal 1956 in senso stretto) e vassallo di una Europa che un po' è craut, un po' è mangialumache, un po' non si sa, secondo lei gli inglesi che scelgono?

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      • Giovanni

        29 Agosto 2019 - 21:04

        E' difficile capire come la pensino gli inglesi. Secondo me c'è una quasi parità fra i favorevoli alla Brexit e i non favorevoli. ma comunque la mia considerazione riguarda le conseguenze di una brexit senza accordi con la UE, cosa che significherebbe per le merci inglesi l'adozione di dazi più o meno pesanti (una ulteriore svalutazione d'altronde già in atto della Sterlina) e come dicevo un unico grande sbocco per le merci inglesi costituito dagli USA che purtroppo costerà agli inglesi piuttosto caro. Già Trump nella sua ultima visita nel regno unito ha tentato di imporre i farmaci americani al sistema sanitario britannico e qualcos'altro ancora. Infine incombe un possibile distacco della Scozia fortemente europeista e la questione del confine irlandese che senza un accordo verrebbe chiuso. No, ho idea che agli inglesi convenga una uscita morbida e contrattata.

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