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Non c’è solo la Brexit. Nel dopo May sbuca anche un revival thatcheriano

I Tory inglesi devono scegliere il loro nuovo leader. Johnson è il favorito, e la destra liberista crede che sia arrivata la propria ora

13 Giugno 2019 alle 06:00

Non c’è solo la Brexit. Nel dopo May sbuca anche un revival thatcheriano

Dominic Raab, Jeremy Hunt, Sajid Javid e Philip Hammond (Foto LaPresse)

Roma. La destra dei Tory vuole mettersi alle spalle l’era di Theresa May, e dare vita a una leadership di segno opposto. I parlamentari più critici contro l’ex premier sono usciti dall’oblio, e hanno annunciato il proprio sostegno al suo probabile successore, Boris Johnson, che ieri ha presentato la sua candidatura alle primarie. L’ex ministro degli Esteri ha ribadito con la solita sfrontatezza che vuole uscire dall’Unione europea il 31 ottobre a ogni costo, anche senza accordo, e che un “eventuale rinvio sarebbe una sconfitta”.

 

La Brexit è il tema dominante di questa corsa tutta interna ai Tory, ma non è l’unico. La destra chiede una netta rottura dalla gestione precedente anche sui temi domestici come l’economia, lo sviluppo e le politiche sociali. L’esperimento della May di riposizionare i Tory come partito di centro moderato è stato archiviato, e in molti sperano che la nuova leadership porti con sé un ritorno al thatcherismo. Tra i conservatori ci sono tanti nostalgici dell’Iron Lady, che oggi finalmente intravvedono un orizzonte politico. Il capofila di questa corrente è Dominic Raab, l’ex ministro della Brexit ed euroscettico convinto, oggi candidato alle primarie ma con poche speranze di arrivare fino in fondo. Raab fu uno dei fondatori del Free enterprise group, un agglomerato di 38 deputati per lo più giovani nato nel 2011 per portare avanti le idee della Thatcher nel partito allora guidato da David Cameron.

 

Dominic Raab lancia la sua candidatura alle primarie dei Tories (Foto LaPresse)


 

Dietro alla corrente c’è un mondo di analisti, pensatori e centri studi che danno forma alle loro idee. Il Free enterprise group è stato descritto come il braccio parlamentare dell’Institute of economic affairs, un think tank liberista molto vicino alla destra dei Tory, che oggi tifa per una hard Brexit. Il direttore, Mark Littlewood, spiega al Foglio che “finora le primarie sono state dominate dalla Brexit ma quando il dibattito si sposterà sui temi di politica interna emergeranno le differenze tra i candidati di centro come Jeremy Hunt e Michael Gove che vogliono continuare nel solco della May, e tutti gli altri”. Nel 2012 sei appartenenti al Free enterprise group scrissero il libro-manifesto Britannia Unchained, in cui si lamentavano della “pigrizia dei lavoratori britannici” e auspicavano una rivoluzione liberale sul modello Thatcher. Nel 2012 uscì un lungo articolo sul Guardian che paragonava la nascita della corrente con l’ascesa dell’Iron Lady nel 1979 e terminava con una profezia che oggi si sta avverando: “Se la storia dovesse ripetersi, il momento di Britannia Unchained dovrebbe arrivare nel 2019”.

 

Molti radicali della destra liberista credono che sia arrivata la loro ora. Vedono la Brexit come una grande opportunità per liberarsi dai vincoli europei e rispolverare l’utopia neoliberista. I ragazzi del Free enterprise group nel frattempo hanno fatto carriera: alcuni di loro si sono candidati, come il ministro dell’Interno Sajid Javid, uno che ha il quadro della Thatcher in ufficio (e che ha fatto un filmato per la sua candidatura che è la sintesi del “sogno britannico”), mentre altri sono rimasti ai margini, esprimendo il loro sostegno al candidato con maggiori possibilità di vittoria. Liz Truss e Priti Patel, coautrici di Britannia Unchained, si sono schierate con Johnson, sperando di ottenere qualcosa in cambio se diventerà primo ministro. La Truss è una delle favorite per il ministero dell’Economia dove potrebbe mettere in pratica quel programma di riforme neoliberiste che non piaceva al cancelliere dello Scacchiere uscente, Philip Hammond.

  

 

I perdenti potrebbero essere proprio i conservatori cosiddetti centristi, che non hanno un candidato di punta e si sono divisi. Alcuni voteranno Jeremy Hunt, altri si sono schierati con Michael Gove, e un drappello di deputati punta su Johnson, che malgrado i suoi difetti resta il candidato più forte per sfidare Jeremy Corbyn in un’eventuale campagna elettorale. “Non è rimasto più nulla nel mezzo”, ci dice con un sorriso Eamonn Butler, presidente dell’Adam Smith Institute, un altro think tank neoliberista, che conclude: “La sinistra vuole Corbyn, la destra vuole la Thatcher. Finalmente è cambiata la musica”.

Gregorio Sorgi

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    13 Giugno 2019 - 15:03

    La Britannia dall'anno 1000 d.C. nella sua millenaria storia raramente ha fatto scelte sbagliate ,forse, nessuna, ora i criticoni Brexit-noBrexit ci vogliono far credere che gli inglesi sono un opolo di bischeri o brosi ( da brodo dialetto tosco) .

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