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Nessun imperialismo in Venezuela

Maduro marcia con i soldati e denuncia l’America. È ora di smetterla

2 Maggio 2019 alle 20:59

Nessun imperialismo in Venezuela

La manifestazione dei sostenitori di Maduro a Caracas (Foto LaPresse)

Oggi in Venezuela è stato il giorno della contromarcia – la marcia cupa del dittatore Nicolás Maduro, vestito di verde scuro militare e attorniato da centinaia di soldati, che hanno sfilato per le strade di Caracas con le armi spianate, per minacciare e al tempo stesso dimostrare la propria forza. Il significato della marcia era: l’“Operazione Libertà” del leader dell’opposizione Juan Guaidó non è riuscita. Guaidó voleva convincere l’esercito venezuelano, che tiene le chiavi del potere, a passare dalla sua parte. Ci ha provato, ha occupato una base militare, si è mostrato con qualche plotone amico. Ma il corpaccione dei militari sta ancora con la dittatura e, senza esercito, in Venezuela non si fa la rivoluzione. Ci sono molte teorie sul perché la rivolta non è riuscita.

Che cosa è andato storto nel tentato golpe di Guaidó in Venezuela

Prima l'annuncio a sorpresa, poi la gente che scende in strada e infine la repressione violenta di Maduro. Ora il fallimento dell'operazione sembra abbia preso in contropiede soprattutto gli Stati Uniti

 

Oggi il Wall Street Journal ha scritto che per settimane c’erano state trattative tra l’opposizione e il regime, che si era parlato di un possibile accordo che prevedeva una buonuscita per Maduro, garanzie per i militari e una transizione pacifica, ma per qualche ragione l’accordo si è spezzato. Lo stallo rimane, il Venezuela soffre, e Maduro in televisione può annunciare che ancora una volta il “complotto imperialista” è stato sventato. Ecco, soffermiamoci su questo punto. Maduro, e Hugo Chávez prima di lui, amano parlare di imperialismo che vuole distruggere il Venezuela, dove imperialismo sta per: gli americani. Sono dichiarazioni che fanno leva su un fortissimo sentimento anti yankee che permane in tutta l’America latina dopo i decenni della Guerra fredda, e che l’elezione di Donald Trump ha riportato in auge più che mai. Da gennaio, Trump si è espresso più volte a favore di un regime change in Venezuela, e questo ha portato i teorici del complotto al parossismo. Ma la rivoluzione venezuelana non è una manovra militaristica di Washington. È una rivolta contro un regime corrotto, per la democrazia e per il pane. Stare con un dittatore che ha affamato il suo popolo soltanto per dare addosso all’imperialista Trump sarebbe da pazzi.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • pereoto

    pereoto

    03 Maggio 2019 - 02:02

    C’è qualcosa che non capisco? Perchè la CGIL, il manifesto, l’ANPI difendono o gustificano un satrapa che continua a massacrare centinaia di venezuelani? C’è qualcosa che non capisco perchè quei giovani morti nelle strade e periferie di Caracas o Tachira non contino nulla o valgano meno di un giovane italiano...che so, di Regeni o Cucchi? Perchè? Perchè sono latinoamericani? Perchè si ritiene scontato che in Venezuela la vita valga meno che in Italia? O perchè quei giovani protestano contro un massacratore, ma “dei nostri”, con il pugno alzato? Non contano i 3.2 milioni di venezuelani che hanno abbandonato il loro paese, in una diaspora che non ha precedenti nel continente, per penuria e la violenza? Deve esserci sicuramente qualcosa che non capisco: perchè cio che non accetteremo in Italia diventa invece, per alcuni, giusto o meritevole di omertà altrove?

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