Maduro Spaccanapoli

Maurizio Stefanini

Un libro sul Venezuela suscita la reazione nervosa del regime di Caracas e di alcuni suoi seguaci in Italia: tra questi De Magistris, Minà e Arlacchi

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il sociologo, ex parlamentare ed ex sottosegretario dell'Onu Pino Arlacchi, il noto giornalista e intervistatore di Fidel Castro Gianni Minà: sono questi i Fantastici Quattro che scendono tutti insieme in campo contro un grave pericolo di nome Maurizio Stefanini. Non ci potevo credere, ma da Napoli mi assicurano che è proprio così.

 

La gravissima minaccia nasce da “Adiós Venezuela. La fine del chavismo da Maduro a Guaidó” (Paesi Edizioni), un libro appunto a firma Maurizio Stefanini. Vi sono confluiti anche molti contenuti già apparsi in articoli del Foglio: ma non solo. Terminata la prima presentazione a Roma il 13 giugno, una seconda è stata organizzata a Napoli per venerdì 28 giugno: ore 18 alla Casina Pompeiana presso la Villa Comunale Riviera di Chiaia. E mercoledì è stato annunciato un altro evento pure a Napoli, venerdì alle 17,30. Promotore il Consolato del Venezuela a Napoli, incredibilmente attivo nel momento in cui l'ambasciatore di Maduro a Roma si è da poco dimesso sbattendo la porta per il modo in cui il governo di Caracas lo ha lasciato senza soldi per pagare affitto e dipendenti.

 

A quanto sembra, per dedicarsi a fronteggiare "il pericolo Stefanini", la rappresentanza diplomatica della Repubblica bolivariana in Italia avrebbe perfino trascurato la visita a Roma di Jorge Arreaza, genero del defunto Hugo Chávez e ministro degli Esteri, che non è stato ricevuto da nessun politico italiano che sia uno, e ha potuto dunque esibire su Twitter e giornali amici le sole foto con il neo segretario della Fao, il cinese Qu Dongyu. Confessiamo di sentirci un po' in colpa...

 

L'evento è al Palazzo Comunale di Napoli (piano IV, Sala Nugnes). Non conosciamo la dinamica esatta, ma sappiamo che il sindaco De Magistris è notoriamente un estimatore del regime bolivariano. D'altra parte, il suo tentativo di dare a Napoli una moneta alternativa di nome Napo dimostra che il modello economico di Maduro lo ha studiato con attenzione e ammirazione. E le due star annunciate sono appunto Minà e Arlacchi. Il primo, storico nostro agente dell'Avana in Italia; il secondo, che si è ultimamente trasformato in propagandista di Maduro per motivazioni che comunque si rivelano in coerenza con certi valori da lui già difesi in passato. Nel 2013, ad esempio, quando andò come capomissione per il Parlamento europeo in Azarbaigian, fu lui a certificare come “libere, eque e trasparenti” quelle elezioni in cui il presidente Ilham Aliyev era stato riconfermato con l'84,54 per cento, e che erano state definite da Ocse, Hunan Rights Watch e Freedom House poco meno di una buffonata. Nessuna meraviglia se il modo con cui Maduro ha risposto al risultato elettorale che nel 2015 aveva dato 112 deputati su 167 all'opposizione togliendo i poteri all'Assemblea nazionale deve essergli una raffinata manifestazione di democrazia.

  

Comunque, il tema dell'incontro è “Il Venezuela tra disinformazione e blocco economico”. Talmente il golpe di Maduro è indifendibile che i suoi sostenitori non provano mai a difenderlo, e parlano di altro. Gli organizzatori vorrebbero allora cogliere l'occasione. “Dovremmo discuterne tutti insieme, noi e loro! Li invito ufficialmente a partecipare, sarebbe un bel servizio alla città e ai venezuelani”, è la proposta che fa ufficialmente il Direttore di Paesi Edizioni Luciano Tirinnanzi. “Porte spalancate, sarebbe un onore”, è l'offerta del postfattore e giornalista del Mattino Luca Marfè. Sarà accolta?