Il rapporto durissimo di Bachelet contro il sistema Maduro

Daniele Raineri

In Venezuela gli squadroni del dittatore uccidono gli oppositori. Ma da noi lui si porta ancora molto

Quando due settimane fa l’ex presidente cilena Michelle Bachelet ha visitato per due giorni il Venezuela su invito di Nicolás Maduro si è pensato che fosse un’operazione per dare una riverniciata di legittimità al regime chavista. Un piccolo show tra socialisti che per molto tempo sono stati amici, diceva chi pensava male, a favore di un presidente Maduro che oggi ha molto bisogno di solidarietà esterna perché è sopravvissuto alla pressione interna dell’opposizione e a quella dall’esterno dell’Amministrazione Trump. Invece giovedì la Bachelet in qualità di Alto commissario per i diritti umani dell’Onu ha presentato un rapporto durissimo contro Maduro e il suo sistema di potere. Negli ultimi diciotto mesi le forze di sicurezza venezuelane hanno ucciso migliaia di oppositori politici nel corso di raid punitivi che poi sono stati truccati da azioni di polizia – il governo le chiama “operazioni per la liberazione del popolo”.

 

Gli uccisi erano presi di mira perché partecipavano all’opposizione politica contro il presidente, ma finivano liquidati e conteggiati come criminali e trafficanti di droga qualsiasi che avevano opposto resistenza. Il rapporto accusa in particolare le Fuerzas de acciones especiales, Faes, i reparti speciali della polizia bolivariana creati nel 2016 per rispondere alla crisi nel paese. Le famiglie di venti giovani uccisi nel 2018 dicono che le Faes si comportano come squadroni della morte, arrivano con veicoli senza targa, divise nere e passamontagna, separano le persone, spingono i giovani da una parte e le donne dall’altra, e quando uccidono i giovani piazzano armi e droga vicino ai corpi e sparano contro i muri per simulare uno scontro a fuoco giustificato. Il rapporto dice che gli squadroni della morte hanno ucciso 5.287 persone nel 2018 e 1.569 nel 2019 fino a metà maggio. A partire dal 2016, spiega il rapporto, il governo del Venezuela ha seguito una strategia disegnata per neutralizzare, reprimere e criminalizzare gli oppositori politici e le persone che criticano il governo. Ci sono più di trecento agenti delle Faes indagati per abusi, ma poca speranza che i casi siano chiariti. Il rapporto menziona anche molti casi di tortura nelle prigioni.

 

Fino a pochi mesi fa l’Amministrazione Trump credeva che la caduta del governo Maduro fosse imminente e aveva messo tutto il suo peso dalla parte dell’opposizione di piazza. Il presidente americano, Donald Trump, ha però perso interesse per le vicende del Venezuela quando ha compreso che ogni cambiamento sarà più lento di quanto vorrebbe. Intanto s’era creata una spaccatura esterna al paese fra chi tifa per l’opposizione perché la vede come una possibile svolta per un paese che versa in condizioni economiche penose e chi tifa per Maduro perché lo vede come un baluardo della resistenza antiamericana. Il rapporto contribuisce con la sua chiarezza cruda a mettere un punto fisso. Maduro sarà pure un modello di spavalderia per gli anti imperialisti, ma la sua polizia uccide gli oppositori politici. Anche nel governo italiano c’è una residua simpatia per Maduro dal lato grillino, che però è molto dissimulata per ragioni di realpolitik – dopo anni di aperto apprezzamento. Dentro all’Unione europea la posizione dell’Italia è quella più favorevole al presidente venezuelano.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)